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Bookpride 2017: ecco com’è andata!

Sabato 25 marzo sono stata in visita al Bookpride, manifestazione culturale milanese giunta alla sua terza edizione.

Una fiera giovane, quindi, promettente e ben animata, comunque ancora abbastanza piccolina, anche rispetto al lancio che ha avuto quest’anno.

Partiamo dal lancio e dal comparto tecnico: tutto ottimo.


Belle locandine, bella presenza social, ottimo comparto grafico sia online che sul posto, dove erano presenti almeno tre punti informativi, in uno spazio bellissimo anche quello.

Ovvero: il BASE, piccola area espositiva accanto al meraviglioso MUDEC, uno dei musei milanesi di più recente apertura, con architetture notevoli e una proposta culturale eccezionale.
(Tanto per giustificare queste mie iperboli:  questo fine settimana c’era un’esposizione sui dinosauri con diverse mostre tematiche, un percorso sui sauri veri & fantamostruosi, la mega mostra di Kandinskj e una preziosissima retrospettiva storiografica sulla prima emigrazione cinese a Milano, che voglio dire, avercene).

In questo polo culturale, piazzato nel cuore di un quartiere-fucina come è il quartiere Tortona di Milano, anche gli spazi “accessori” sono stati pensati degnamente: dai due bistrot ampi belli e curati, fino ai bagni, tutto è stato progettato in modo accogliente, funzionale, pensato per rendere il momento culturale piacevole e non surreale (ah, i metri di gente esausta seduta per terra alla Fiera di Torino…).

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E tutti rigorosamente in abito… in abito. Vabbè.

Ora parliamo di Bookpride in sé: lancio bello, posto bellissimo, offerta culturale presente ma non ampia, se paragonata appunto al suo mastodontico contorno.

La mia impressione generale è che Bookpride debba ancora trovare una sua identità specifica e riconoscibile.

Il che potrebbe essere anche fisiologico e perdonabile, visto che la fiera è giovane. Il fatto che sia inclusa in un polo culturale molto particolare la comprime un po’, quasi per forza di cose.

Gli stand degli editori erano pochi, e un po’ piccolini. Forse perché si è scelta una formula diversa, dinamica in altro modo: c’erano almeno cinque presentazioni/conferenze letterarie in contemporanea, dislocate nelle salette del BASE e direttamente in auditorio e biblioteca del MUDEC. Sono tante, anche e proprio considerando che invece gli editori erano pochi.

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Belle idee: libri a sorpresa allo stand MdS editore

Ho trovato poi i soliti due atteggiamenti agli antipodi, alcuni accoglienti e inclusivi come vuole anche una fiera del genere, altri che sono la solita vecchia pappa.
In questo purtroppo mi ripeto spesso. Di sabato pomeriggio non c’era calca, ma la gente c’era: e vedere operatori agli stand seduti sulle sedie, con lo sguardo basso e l’espressione di chi arriva appena ora da un rave e di salutare il potenziale lettore non ha lo sbatti… non è bello. Come non è bello sentire la solita tiritera: il catalogo? No, è online!

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Accanto a questo solito atteggiamento passivoaggressivo, ho visto anche tanti buoni esempi !

Parole, persone davanti e fuori gli stand a commentare, incontri, esperimenti.

Come quello della ONLUS Youmani , della nostra Chiara Bertazzoni che ha portato in fierale sue letture interpretate  con un sacco di belle idee:

  • Testi presenti e riconoscibili. C’è stato un lavoro di ricerca per trovare libri ed editori presenti lì in fiera. Lavoro al quale sono onorata di aver partecipato, segnalando agli attori il romanzo di Nicoletta Vallorani “Le sorelle sciacallo” appena riedito dalle Edizioni del Gattaccio.

  • letture diffuse, non sul palco, ma tra la gente ai banchi e al bistrot.
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Guerrilla reading!

  • A sorpresa! Neanche gli editori sapevano nulla dell’art mob, e si sono goduti l’improvvisata insieme agli astanti.

    Allo stand del Gattaccio.

Bello poi vedere persone di tutte le età, dalle famiglie agli adolescenti in gruppo, ai giovani (un delirio hipsterico che non sto a dire, d’altra parte a Tortona…) ai più grandi, fino alle sciure anziane e pettinate che giravano in gruppo tipo stormi di rondini d’assalto.

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Pienone per il vip: Massimo Carlotto che parla di briganti.

E forse il bello di Bookpride, per me, è stata proprio la possibilità di fare degli incontri. Alcuni fortunosi e provvidenziali con editori e operatori che conoscevo e che ho ritrovato lì tra gli stand.
E altri programmati: come quello con Nino Martino e sua moglie Dina Lentini, che sono entrambi valenti scrittori, saggisti, recensori e con i quali abbiamo piacevolmente chiacchierato di libri, scrittura, giallo e fantascienza.

Sì, perché Nino Martino è autore di “Yokufina”, prima uscita della collana  Futuro Presente, edita da Delos Digital e curata da Studio83. E con il suo romanzo “Errore di prospettiva” è anche finalista al Premio Odissea 2017, testa a testa con il romanzo “Ucronia” di Elena Di Fazio e con altri cinque finalisti.

Nino gestisce anche il portale web “La natura delle cose”. Nel quale Dina pubbilca recensioni e approfondimenti, molto spesso concentrati sul genere giallo, ma che spaziano anche in altri ambiti. Sua è ad esempio la recensione al mio ultimo libro “Stelle Umane”: in essa, ha evidenziato aspetti che hanno sorpreso pure me medesima… non conosco una conferma più ovvia di questa, per la bravura di una recensora.

E parlando di giallo: ecco il mio bottino di questo Bookpride!

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Si tratta di un giallo che avevo adocchiato già nel catalogo Istos, che ha per protagonista un carabiniere in pensione e che ho intenzione di regalare proprio a un mio amico… colonnello dei Carabinieri. Che dite… gli piacerà? E se lo leggo prima io, se ne accorgerà?

Con questi dilemmi, e con la speranza di tanti altri Bookpride vivi e brulicanti di idee, vi ripasso la linea: qui Giulia, a voi studio(83)!

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“Autoscatto”! Da sinistra Dina Lentini, Nino Martino, Edi & Giulia.

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