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Come nasce un’antologia? – Il mestiere del curatore, di Gian Filippo Pizzo

Nel nostro blog abbiamo più volte pubblicato consigli per scrittori, appunti di editing e articoli su come scrivere bene e su come funziona il mondo dell’editoria.

Ci concentriamo oggi su un argomento che ci mancava, e che riguarda molto da vicino chi scrive racconti e chi vuole partecipare a concorsi letterari o ad antologie collettive.

Come nasce un’antologia? Come si lavora su un progetto collettivo? Come si arriva da un racconto a una raccolta completa e pubblicabile?

Ce lo ha raccontato un maestro della curatela: Gian Filippo Pizzo, che con le sue raccolte collettive di racconti ha dato un grande impulso alla fantascienza italiana e molto spazio espressivo a nuove leve di autori e autrici, tra le quali ci siamo anche noi!

Lasciamo la parola a lui, che in questo intervento ci racconta cosa succede dietro le quinte e come si crea un’antologia, lavorando insieme a scrittrici e scrittori, con un progetto in mente e con regole utili e precise di lavoro e di condotta.

Come nasce un’antologia?

Molto spesso durante le presentazioni librarie mi viene chiesto come faccio a curare le antologie, qual è la procedura seguita per arrivare al prodotto finito, cioè il libro. Ho dunque deciso di metterlo per iscritto.

La prima cosa è l’idea, cioè l’argomento che i racconti devono affrontare. Premetto che io mi muovo nell’ambito della narrativa di genere – più esattamente in quello del fantastico e in particolare della fantascienza – perché è quello che conosco bene e quindi non mi verrebbe mai in mente di pensare a storie romantiche, o di sesso o di guerra, se non appunto in chiave fantascientifica o fantastica.

L’idea può essere mia oppure mi è stata suggerita da qualcuno.

Per esempio l’antologia sulla decrescita felice Terra promessa (Tabula Fati, 2014) mi fu chiesta dall’editore Marco Solfanelli, mentre quella di fantaeconomia Il prezzo del futuro (La Ponga, 2015) mi fu suggerita da Vittorio Catani, che perciò volli come co-curatore.

Altre, fatte in collaborazione con gli amici del Gruppo Maestrom (oltre me, Walter Catalano, Roberto Chiavini e Luca Ortino), e cioè quella fantamusicale Le Variazioni Gernsback (Edizioni della Vigna, 2015; edizione ampliata Urania n. 1643, Mondadori 2017) e quella sull’arte Continuum Hopper (Edizioni della Vigna, 2016), nascono da discussioni comuni.

Trovare un soggetto da trattare non sembrerebbe molto difficile, ce ne sono tanti nell’ambito fantastico e fantascientifico: vampiri, zombi, mutanti, astronavi, guerre nucleari, robot, alieni… però è abbastanza ovvio che si tratta di argomenti sfruttati e quindi di scarso appeal.

Bisogna quindi cercare di restringere il campo, di affrontarli da un punto di vista particolare, di inserirli in un contesto diverso.

È quello che ho fatto nell’antologia di fantaguerra Sarà sempre guerra (La Ponga, 2017), che è in chiave assolutamente antimilitarista e attenta al coinvolgimento delle persone in questa tragedia umana.

Questa caratteristica la tengo sempre presente ma in realtà non è il mio scopo principale.

Gli scopi principali della mia attività sono due:

  • da una parte ho sempre cercato di dimostrare che il fantastico non è letteratura di nicchia o di second’ordine, e che per qualità della scrittura e dell’impegno – sociale o psicologico – non ha niente da invidiare e nemmeno da chiedere alla letteratura corrente;
  • dall’altra, e in conseguenza della prima, cerco di occuparmi di argomenti che possano avere una attrattiva generale, che possano interessare un pubblico più vasto.

Per questo ho fatto antologie su base politica, come la fantascientifica Ambigue utopie (2010) e l’orrorifica Sinistre presenze (2013), entrambe assieme a Walter Catalano ed entrambe pubblicate da Bietti, e quelle già citate sulla decrescita e sulla guerra.

Per lo stesso motivo ho pubblicato un’antologia fantascientifica di sole scrittrici, Oltre Venere (La Ponga, 2016), per sfatare il mito che le donne non scrivano fantascienza, e due su noir e gialli, Notturno alieno (Bietti, 2011) e Delitti dal futuro (Istos 2016), queste perché il poliziesco è oggi considerato la maniera migliore di presentare le disfunzioni del nostro quadro sociale e invece si coniuga anche meglio con l’estrapolazione fantascientifica.

Senza dimenticare l’antologia multigenere La cattiva strada (Delmiglio, 2013; con la collaborazione di Roberto Chiavini) dedicata alla cattiveria e l’ultimissima addirittura su un argomento così impegnativo come la religione, Nostra Signora degli alieni (Homo Scrivens, 2017), ancora assieme a Walter Catalano.

Dopo l’idea, il passo successivo è quello di contattare un editore che possa essere interessato al concetto, fermo restando che poi lui valuterà il materiale, com’è suo diritto (ma devo sottolineare che da questo punto di vista non ho mai avuto rifiuti né critiche).

Sono restio a organizzare una selezione prima di avere avuto un accordo, anche informale, con un editore, perché non troverei giusto far lavorare forse inutilmente gli autori e impegnarmi io stesso nella valutazione e nella revisione senza avere anche solo una piccola garanzia. Anche se devo aggiungere che purtroppo a volte certi editori si sono tirati indietro per sopravvenute difficoltà o diverse valutazioni e quindi sono stato costretto lo stesso a cercarne un altro, ed è un lavoro stancante.

Devo però anche dire che in genere gli scrittori  non si preoccupano di questo aspetto perché riescono comunque a piazzare i loro racconti da qualche altra parte e mi sono grati per averli in ogni caso spronati a scrivere.

In base agli scopi che evidenziavo sopra, i miei contatti puntano soprattutto su editori generalisti, per favorire la massima diffusione del fantastico Made in Italy, ma purtroppo la situazione si va di anno in anno facendo sempre più grave, la fantascienza si vende sempre meno (personalmente sono convinto che sia perché i lettori sono fuorviati del cinema e credono che la SF sia solo astronavi, guerre spaziali e disastri planetari) e anche le raccolte di racconti non godono del favore del pubblico.

Sono quindi costretto a rivolgermi a piccoli editori di nicchia, che qui colgo l’occasione di ringraziare perché in genere sono persone entusiaste, capaci, disponibili e che lavorano tra mille difficoltà con passione e abnegazione.

Da sinistra: Alessandro Fambrini, Francesco Brandoli, Gian Filippo Pizzo, Franco Ricciardiello, Luca Ortino

Trovato l’editore almeno potenziale il passo successivo è quello di contattare gli autori.

Avendo ormai decenni di esperienza e di frequentazione di manifestazioni varie nel campo ho ovviamente molti contatti e conosco parecchi scrittori, per cui a volte faccio una mail circolare invitandoli tutti e altre volte invece faccio una sorta di selezione preventiva e contatto solo quelli che mi sembrano più adatti a sviluppare il tema assegnato.

Per essere estremamente esplicito dico sempre, soprattutto ai nuovi contatti, che non cerco racconti normali ma racconti eccezionali! Qualcuno sostiene che sono troppo rigido, ma è l’unico modo per rispettare gli scopi prefissati di cui ho scritto in precedenza.

Ho provato a estendere la platea degli autori – perché è un motivo di orgoglio il fatto di scoprire scrittori nuovi, come in effetti mi è capitato – soprattutto mediante il gruppo facebook “fantantologie” che avevo creato a questo scopo (oltre che per mantenere i contatti con gli altri) ma il risultato è stato deludente.
Se ho trovato un paio di scrittori in gamba, cosa che mi ha fatto contento, ho dovuto leggere troppi prodotti mediocri e spesso anche sgrammaticati.
Inoltre molti mi hanno chiesto giudizi e consigli, per cui ho dovuto ribadire – e lo faccio ancora qui – che io non sono né un agente né un docente di scrittura creativa o un editor (salvo quanto dirò più avanti, perché per le mie antologie l’editing lo faccio) e non posso occuparmi anche di questo. Il mio compito è solo quello di selezionare i racconti.

Un risultato migliore l’ho avuto cercando gli autori attraverso il mio blog “fantascritture”, forse perché gli iscritti sono più selezionati e comprendono anche molti degli scrittori con cui sono già in contatto.

Devo stare attento a non contattarne troppi, perché mi è capitato di avere troppi racconti, tutti buoni, e di dover fare un’ulteriore selezione oppure di dividere l’antologia in due tomi, con la conseguenza che a volte il secondo non è mai uscito.

Questo mi è capitato ad esempio con la citata antologia di fantagialli Delitti dal futuro, la cui seconda parte apparirà per un altro editore.

 

Una volta costituito un gruppo di potenziali partecipanti, stabilisco tempi e modalità di consegna.

Devo porre un limite temporale (anche se a volte non sarebbe necessario per la programmazione dell’editore) perché altrimenti gli scrittori se la prendono troppo comoda. Mi è capitato di dover rinunciare, con rincrescimento (perché avevo già la sinossi o una stesura incompleta che mi avevano intrigato), a dei racconti arrivati fuori tempo massimo.

A questo punto, normalmente dopo qualche settimana, mi arrivano i primi racconti. Qualcuno mi arriva quasi subito, magari perché l’autore ne ha già uno sull’argomento, e qualche altro abbastanza presto perché ci sono scrittori molto veloci.

Un consiglio che do a tutti è di non aspettare l’ultimo momento, perché se i racconti arrivano tutti contemporaneamente finisce che vengono letti con meno attenzione.

Qui si verificano diverse possibilità, cioè che il racconto sia buono oppure che non lo sia, con sfumature intermedie.

Se il racconto è ottimo lo accetto senz’altro e mi complimento con l’autore.

Se il racconto è buono, ma c’è qualcosa da aggiustare, sia dal punto di vista linguistico (per esempio l’uso di certi termini invece di altri) che da quello strutturale (a volte non mi convince la sequenza degli episodi, oppure trovo certi parti troppo lunghe o al contrario svolte frettolosamente) lo faccio presente all’autore e gli chiedo di modificare.

In genere gli autori concordano con il mio giudizio, ma a volte qualcuno rifiuta di rimetterci mano e sono costretto a eliminarlo (il racconto, non l’autore!).
C’è anche il caso in cui l’autore riesce a confutare le mie obiezioni, nel qual caso mi scuso e tengo il racconto così com’è.

Se il racconto è brutto perché scritto male, con errori di ortografia, congiuntivi sbagliati e cose simili, lo rifiuto decisamente e invito l’autore o a leggere tanto prima di rimettersi a scrivere oppure… a darsi all’ippica.Ovvio che questo mi succede solo con scrittori che mi contattano per la prima volta.

Il caso più difficile è quando il racconto è medio, cioè oscilla tra il mediocre e l’appena sufficiente.
Questo può essere sia per l’idea e lo svolgimento che per lo stile: in entrambi i casi faccio presente il problema e chiedo una riscrittura, ma per la mia esperienza devo dire che difficilmente un racconto mediocre viene migliorato, e uno appena sufficiente al massimo diventa solo sufficiente (comunque pubblicabile).

Qui entra in gioco anche un altro fattore, cioè la qualità e il numero degli altri racconti. Se il racconto si amalgama bene con gli altri e ho spazio sufficiente, lo inserisco, altrimenti devo eliminarlo. È per questo motivo che in prima istanza lo accetto “con riserva”, dicendo chiaramente all’autore qual è la situazione.

Tutto questo vale per le antologie che faccio da solo, quando le faccio in collaborazione c’è naturalmente uno scambio di idee con gli altri curatori che a volte si trasforma in una vera disputa, che risolviamo soltanto con un voto secco: “sì” o “no”. In ogni caso devo dire che il motivo principale di un rifiuto è la mancata aderenza al tema. Anche se a volte mi sento in colpa per non aver dato l’input giusto quando ho contattato gli autori, devo rifiutare un racconto che non rientra nei parametri.

A volte capita che questo racconto possa rientrare in un’altra tematica e quindi lo tengo da parte per una successiva antologia, ma spesso succede – come dicevo sopra – che l’autore riesca a piazzarlo su una rivista o un’altra antologia (perché ovviamente il racconto non lo blocco) e mi fa piacere lo stesso.

Un caso in cui questo si è verificato è quello de La cattiva strada: avevo alcuni racconti messi da parte quando mi sono accorto che un punto in comune l’avevano: appunto la cattiveria; così ho contattato qualcun altro scrittore e sono riuscito a raggiungere un numero sufficiente di racconti.

Così la procedura è completa.

Ora non devo fare altro che mettere i racconti nella sequenza in cui vorrei pubblicarli, scrivere un’introduzione (che in realtà ho già scritto o comunque ho in mente) e spedire tutto all’editore.

Seguirà qualche discussione con lui o con i suoi redattori, la scelta della copertina, poi il controllo delle bozze, quindi la stampa e infine la promozione (copie per i recensori, presentazioni). Cioè un lavoro ulteriore, i cui tempi non sono più a carico mio.

Un’ultima notazione: a volte nell’antologia inserisco anche un mio racconto, non sempre perché cerco di evitarlo. Su questo argomento ho scritto un altro post cui rimando.

Gian Filippo Pizzo

Grazie a Gian Filippo Pizzo per averci raccontato il suo lavoro, e per i consigli preziosi!

Aspiranti autori e autrici, se avete racconti fantastici o SF e cercate una buona pubblicazione, non esitate: seguite Gian Filippo Pizzo sul suo blog Fantascritture, per imparare e per ricevere call e possibili occasioni di lavoro. E buone scritture!

 

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