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I bimbi piccoli e la lettura

Prendendo spunto da un post di Booksblog di qualche giorno fa, vorrei affrontare l’argomento del rapporto tra i bambini piccoli e la lettura, e condividere con voi qualche riflessione ed esperienza.

Secondo molti, l’amore per la lettura è contagioso e bisognerebbe “instillarlo” nei piccoli fin da subito, da prima possibile, regalando e comprando libri, andando in libreria, leggendo ad alta voce, e così via. 
Io ho una bambina di venti mesi con cui sfoglio spesso libri e libriccini, ma non sono del tutto d’accordo con questa affermazione.

Secondo me, il concetto di “educare alla lettura”, mediante pratiche volte a “convincere” i bambini, non ha molto senso.

Il bambino e la bambina hanno una curiosità innata, che porta già a voler scoprire quello che si nasconde nei libri, ed è molto facile interessarli fino all’età della scolarizzazione (con la scuola e le sue vessazioni il discorso cambia!). Interessarli, niente di più.

>Si può proporre una lettura da fare insieme prima della nanna. In casa nostra, è un momento “preparatorio” consacrato alla calma, al raccoglimento e alla condivisione, e la lettura in fondo c’entra poco… c’è lo stare insieme, e la rassicurazione, tant’è vero che il libro è sempre lo stesso e anche la mia lettura non cambia di una parola, sera dopo sera.

Trovo, invece, piuttosto futili quei tentativi di appassionare alla lettura un bimbo o bimba di un anno o poco più (ho visto mamme sbandierare libri con bambin* di pochi mesi).

Non perché sia sbagliato o stupido, anzi può essere anche quello uno stimolo e un modo per stare insieme. Ma prescinde l’atto della lettura: è un momento in cui si guarda una figura insieme, l’adult* la commenta seguendo l’interesse che trova, è un attimo di calma che può servire per esempio a ristorare un bambino agitato o supervivace, e che non deve mai essere imposto o studiato a tavolino.

I libri per bimb* di quest’età (da uno ai tre anni) sono libri gioco che si possono toccare, con pagine grosse che non si strappano, con immagini di animali e forti contrasti cromatici.
Si va avanti per qualche pagina, poi è facile che il piccolo o la piccola si alzi e corra a dedicarsi a qualche altra attività.
Il libretto è un gioco, tra tanti altri, e per quanto mi riguarda non cerco in nessun modo di farlo preferire al resto o di distogliere mia figlia da qualcosa che la prende, per propinarle la lettura “istituzionale” che è “buona e giusta”.

L’amore per la lettura è qualcosa di molto personale e che secondo me non è legato a precisi comportamenti dei genitori o all’educazione.
Ci sono esempi di grandi intellettuali che provengono da famiglie umili e non scolarizzate, o di talenti bruciati all’ombra di genitori colti.

“Educare”  significa “portare fuori”: l’educazione ottimale è quella che aiuta il piccolo o la piccola a esprimere al meglio il suo potenziale e i suoi interessi.

Se mia figlia, crescendo, manifestasse poca attitudine alla lettura e molta, che so, allo sport o alla meccanica, non penso che me ne farei un dramma, né che cercherei di correggerla con trucchi o pratiche volte a “convincerla” o a cambiare le sue preferenze.
Ne parleremmo, magari, cercherei di condividere comunque qualcosa con lei – siano i decostruzionisti o i pistoni –  ma penso che il libro non sia un valore assoluto, e che non è sinonimo di cultura (anche se sì, ci si avvicina molto). Tanto meno di intelligenza o felicità!

Però è buonissimo!

Certo, una bimba che vede sua madre innamorata della lettura può esserne a sua volta ispirata. Ma sono cose che vengono da sé, quindi da parte mia non faccio dell'”amore per la lettura” uno dei punti fondamentali del mio programma di educatrice.

C’è però una cosa che mi piace fare e che ha a che vedere con la lettura, la condivisione, la conoscenza, il gioco, e in ultima istanza anche i libri.

Ogni tanto, mi porto la bimba nella mia biblioteca di zona (le biblioteche pubbliche milanesi sono stupende!), dove c’è una saletta attrezzata apposta per i bambini.

Lì, tra sedioline a forma di animale, piscine gonfiabili piene di libri-gioco e panchette, passiamo insieme qualche ora spensierata. A volte ci sono altri bimbi e mamme e si gioca insieme (io faccio conoscenza e faccio domande, come sempre). Oppure si esce nel giardinetto recintato della biblioteca e ci godiamo il sole sull’erba. Scopriamo tante cose nuove, un giorno è diverso dall’altro. E se Stella adocchia qualche libretto in particolare, lo portiamo a casa e ce lo sfogliamo per un mese. Non prima di aver restituito alla bibliotecaria il libro precedente, ovvio.
Così, la lettura diventa parte di un’esperienza più grande, di un pomeriggio gioioso, e quello che prima era tutto nostro torna a disposizione di altr* bambin*. E così via.

Bimbe&bimbi, il libro è al contrario! Ma in fondo… che importa?

Che ve ne pare, del mio programma educativo? Voi che dite? Come invogliate o invogliereste i vostri bimbi piccoli alla lettura? E trovate necessario un metodo particolare?

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2 Replies to “I bimbi piccoli e la lettura”

  1. utente anonimo ha detto:

    Concordo sul pensiero che i bimbi non devo mai essere convinti a leggere.
    Da insegnante sono altresì certa del valore pedagogico/emozionale della lettura ad alta voce, sia perchè l'ho sperimentata personalmente, sia perchè recenti studi ne hanno mostrato il potenziale.
    Del resto Rodari con "i nove modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura" e Pennac con "i diritti imprescrittibili del lettore", riconoscono che ognuno di noi ha un approccio alla lettura molto personale.
    Se non lo conosci ti consiglio di leggere "siamo ciò che leggiamo , crescere tra lettura e letteratura" di aidan chambers edizioni equilibri, potrebbe esser d'aiuto a comprebdere ancora meglio questo argomento.

    ciao

    Blue

  2. utente anonimo ha detto:

    Ciao Blue,
    grazie per il commento e per il consiglio. Leggerò sicuramente il libro! Tornando in argomento, la lettura ad alta voce è un momento bello di condivisione, sono d'accordo con te. Il mio discorso era semplicemente questo: se vogliamo fare qualcosa perché "siamo-conviti-che-serva-e-vada-insegnata", il fine diventa "la lettura";  oppure lo facciamo perché ha un valore che trascende l'atto ed è un valore in sé, e allora il fine è lo stare bene insieme anche attraverso la lettura. 🙂 Ciao e grazie!
    Giulia

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