Come scegliere un titolo per un romanzo o un racconto – Appunti di editing

Se scrivere un’opera può essere complesso, c’è un’operazione apparentemente semplice che si rivela spesso la più difficile di tutte: scegliere un titolo per un romanzo o un racconto. Sull’argomento esistono decine di metodi e teorie, che si basano su diversi approcci e finalità. La stessa storia della letteratura ci insegna che romanzi celebri sono stati “partoriti” con un titolo che poi è stato cambiato, quasi sempre su suggerimento di editor ed editori – e quasi sempre a ragion veduta.

A scuola abbiamo tutti studiato le diverse edizioni de “I promessi sposi”, e il percorso che portò Manzoni non solo alla versione finale del romanzo, ma anche al titolo col quale è diventato un classico e che differiva dalla sua prima proposta. In un simpatico e interessante articolo, Il Post raccoglie i titoli inizialmente pensati per romanzi internazionalmente noti, con tanto di copertine “ritoccate” per vedere che effetto avrebbe fatto, per esempio, “Trimalcione nel West-Egg” al posto de “Il grande Gatsby”, o “Morto non morto” al posto di “Dracula”.

Probabilmente “Romanzo criminale” non avrebbe avuto lo stesso successo col vecchio titolo… (Foto di: Il Post)

Fin qui, quindi, abbiamo ricavato due insegnamenti: un titolo è sempre provvisorio, finché non viene discusso con l’editore e non si trova la soluzione migliore; un titolo è fondamentale per il successo dell’opera. Da un lato questo può tranquillizzarci, perché – anche se il primo che abbiamo scelto non è il massimo – interverranno altre figure di supporto ad aiutarci a scovarne uno consono.

Ciò non toglie che debba essere l’autore per primo a trovare un titolo – pur provvisorio – adeguato alla sua opera, che catturi l’attenzione del suo primo interlocutore. Quest’ultimo può essere la giuria di un concorso, oppure un editore che seleziona opere da pubblicare, o, in caso di self-publishing, direttamente l’acquirente e lettore finale. Inutile dirlo, in quest’ultimo caso non possiamo permetterci titoli provvisori e dobbiamo trovare la versione definitiva prima di andare in stampa.

Cerchiamo quindi di capire quali caratteristiche deve avere un titolo efficace.

Anche il titolo originale di “Ossi di seppia” era decisamente meno evocativo. (Foto di: Il Post)

CARATTERISTICHE DI UN TITOLO EFFICACE

1) Deve dare un’idea dei contenuti del romanzo o del racconto. Deve quindi essere in qualche modo ancorato al contenuto, introducendo subito il lettore nel contesto, nelle atmosfere e nei significati dell’opera. Un interessante articolo di IndieBookLauncher analizza la questione proponendo di andare un passo alla volta, ponendosi innanzitutto una domanda:

  • l’essenza del romanzo: di cosa parla davvero il mio libro?

“La risposta può arrivare subito o può richiedere del tempo. Puoi accorgerti che ci sono diverse risposte possibili – e va bene! Più risposte possono offrirti più opzioni, ma ricorda di includerle solo se senti che descrivono realmente l’essenza del tuo libro. […] Alla fine, devi ritrovarti con un’unica risposta. Possiamo chiamarla “il soggetto”.”

Vuoi sapere se il titolo della tua opera è efficace? In una scheda di valutazione verrà analizzato insieme a tutto il resto!

L’articolo fa a questo punto una serie di esempi in cui il primo step può essere sufficiente a trovare un titolo efficace: il ruolo del protagonista in uno specifico contesto (“L’ultimo dei Mohicani”); l’antagonista della storia, nel caso in cui ne sia il motore (“Dracula”); una particolare ambientazione o società fittizia (“Dune”, “The beach”); un tema che attraversa l’intera vicenda (“Orgoglio e pregiudizio” – che, tra l’altro, inizialmente era stato concepito col titolo provvisorio “Prime impressioni”: decisamente meno appetibile).

2) Se la prima fase non è stata sufficiente a trovare un titolo definitivo, l’articolo suggerisce di inserire un “twist”: un dettaglio aggiuntivo che dia un suono o un’implicazione particolare al tutto. Si può per esempio aggiungere una nuova prospettiva, o un’immagine, una metafora, o altri elementi che lo rendano intrigante e unico. Una prospettiva particolare, per esempio, è quella delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” (in origine “Laura, lettere”), che fornisce già una chiave di lettura. Oppure qualcosa che renda il concept più intrigante e misterioso, come “Il nome della rosa”, precedentemente “I delitti dell’abbazia”. Anche giochi di parole e allitterazioni possono tornare utili (“Of mice and men” – in italiano “Uomini e topi” – o “Sense and sensibility” – tradotto in italiano come “Ragione e sentimento”, ma spesso anche come “Senno e sensibilità”, che mantiene l’allitterazione originale).

“Do androids dream of electric sheep?” è considerato uni dei titoli più efficaci mai prodotti. È intrigante e pone al lettore una domanda che spalanca un mondo di significati (nonché di temi trattati nel romanzo).

ALTRI METODI PER SCEGLIERE UN TITOLO

Ci sono poi altre vie che possiamo percorrere, per esempio:

  • dare al titolo una carica emozionale di un certo tipo (es. “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes, romanzo di fantascienza molto profondo e commovente);
  • usare una frase o un concetto che viene ripetuto nell’opera (lo fece Harper Lee con la metafora “To kill a mockingbird” – tradotto in italiano come “Il buio oltre la siepe”);
  • utilizzare un’esclamazione o un’esortazione (“Aspetta primavera, Bandini” – “Wait until spring, Bandini”, di Joe Fante);
  • utilizzare una citazione da altre opere che esprima il senso del nostro romanzo (“Here I am” di Jonathan Safran Foer, citazione di un passo biblico, o lo shakespeariano “The fault in our stars” di John Green – in italiano “Colpa delle stelle”);
  • usare semplicemente il nome del protagonista, qualora l’intreccio si sviluppi intorno alla sua storia personale, o comunque la sua presenza e la sua personalità siano temi dominanti (“Oliver Twist” di Dickens, “Emma” di Jane Austen, “Anna Karenina” di Tolstoj);
  • una variante del precedente metodo può essere il nome di un personaggio con dettagli in più sulla vicenda (“Harry Potter e la pietra filosofale”, “Le avventure di Huckleberry Finn”, “Il ritratto di Dorian Gray”, “Lo strano caso del dottor Jekyll e mr Hyde”).

 Altro caso, non raro, è quello in cui il titolo è la prima cosa che ci viene in mente, e gli costruiamo un romanzo o un racconto attorno (alzi la mano chi non lo ha mai fatto!). Che resti o no il titolo definitivo, è la situazione senza dubbio più comoda, anche se per verificarsi dobbiamo davvero essere nella giusta luna.

Quale che sia il percorso che ci porta a scegliere un titolo, ricordiamo di tenere a portata di mano una lista di titoli alternativi: l’editore potrebbe chiederci altre opzioni prima di proporne uno. Può anche succedere che il nuovo titolo propostoci non ci piaccia: in quel caso facciamo sì valere le nostre ragioni, ma tenendo presente che – salvo rari casi – una casa editrice o un editor sanno il fatto loro in merito, e se ci cambiano il titolo non lo fanno per capriccio, ma perché il nostro libro avrà semplicemente più chance di vendere.

Un percorso di editing ti aiuterà a trovare non solo la forma migliore per la tua opera, ma anche il titolo più efficace!

COSE DA NON FARE

Finora abbiamo parlato di come scegliere un titolo per un romanzo, cercando di capire cosa fare. Ecco, invece, una lista di cosa NON fare assolutamente.

  • NO ai titoli in inglese, a meno che non ci sia un reale motivo per usare la lingua d’Albione;
  • NO ai titoli lunghissimi e prosaici;
  • NO ai titoli lunghissimi e prosaici con un tocco di poesia qua e là. Nel 99% dei casi saranno imbarazzanti, fidatevi;
  • NO ai titoli con due o tre tag-line consecutive (“Il mondo dei maghi fatati: la battaglia contro i gattini infernali – Il primo incarico del prode Grimualdo”);
  • NO ai titoli che contengono spoiler.

Adesso non ci resta che metterci al lavoro! Buona scrittura e buona… titolatura! 🙂

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