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Studio83 @Bookpride2019: ecco com’è andata! #bookpride

Arrivato alla sua quinta edizione, il Bookpride – Fiera nazionale dell’editoria indipendente a Milano è un ritrovo ormai imperdibile per lettori e lettrici, e in generale per chi si interessa di cultura e ha voglia di passare qualche ora tra proposte e conferenze interessanti.

Come negli anni scorsi la curatela (coordinata da Giorgio Vasta) ha scelto un tema, un fil rouge per raggruppare eventi e discorsi.
Quest’anno è stata la volta di “Ogni desiderio”: si parla di desiderio di scrivere, di leggere, di pubblicare, ma anche di desiderio in generale, insomma, un cappello molto ampio e molto comodo per metterci dentro suggestioni e argomenti i più vari, ma anche l’occasione per parlare di personaggi, di individualità e di sogni, temi sui quali sono state incentrate molte conferenze.

Ho fatto un giro al Bookpride di venerdì mattina, quando ancora si scaldavano i motori, gli editori mettevano i libri sui banchi e i pochi girovaghi profumavano di caffè. Un momento che ho scelto per poter salutare e incontrare chi dovevo incontrare per lavoro, senza ostacolare eventuali vendite e per poter parlare in pace.

Non sono riuscita ad assistere a conferenze, contrariamente allo scorso anno [Leggi anche: Studio83 @Bookpride2017: ecco com’è andata!] ma ho potuto girare in tranquillità, apprezzando anche il luogo.

Dopo qualche anno nella modaiola via Tortona, presso il BASE, questo 2019 il Bookpride ha cambiato luogo.

La Fabbrica del Vapore è forse meno centrale (è più vicina a casa mia, ghghgh) ma forse più bella: in capannoni luminosi recuperati nel migliore stile industriale mi è parso di girare in una “Più libri più liberi” in miniatura, e dato il valore indiscusso della fiera romana questo per me è il migliore dei complimenti.

Inoltre gli spazi ampi ospitano anche altre mostre ed eventi (per giustizia aggiungo che accadeva anche al BASE): un’esposizione sui Robot domestici, un mega parcogiochi dinosauresco ed esposizioni varie di foto e arte.
Bello trovarsi quindi a contatto con cose nuove e avere l’opportunità di “mischiare” e scoprire, in spazi sia interni che esterni dove venerdì brillava un bel sole 🙂

Forse la sistemazione del Book Pride non è stata favorevole proprio a tutti: l’esposizione degli stand infatti era distribuita in due palazzi diversi, uno di fronte l’altro, e quello più piccolo diviso in due piani.
Amici editori al secondo piano del secondo palazzo tremavano un po’, perché erano di fatto i meno visibili e i meno raggiungibili.

In generale comunque lo spazio mi è parso di più rispetto a via Tortona, ci si poteva muovere meglio anche in presenza di folla e gli editori presenti erano sicuramente di più degli altri anni, con una qualità generale delle etichette e delle proposte molto alta.

Allo stand ODOYA! Con l’editore Marco De Simoni, Cristina e l’illustratore Mauro Cremonini.
CONSIGLIO DI LETTURA:
“Manuale di scrittura di fantascienza”,
Giulia Abbate & Franco Ricciardiello,
Odoya Edizioni

Editori a pagamento quasi zero, grandi editori assenti (il grande editore in sé non è affatto il male, ma il mega stand supermercato fa un po’ tristezza e in fondo svilisce tanto l’editore che il contesto), editori indipendenti in spolvero pronti a fermarti, a spiegarti le loro uscite, a raccontarti lavoro e proposte.

Allo stand HYPNOS, l’editore Andrea Vaccari
CONSIGLIO DI LETTURA:
“Cronache dalla Val Lemuria”, di Cristiano Demicheli,
Hypnos Edizioni

Sarà stata la carica del venerdì mattina, ma fa sempre piacere trovare persone attente e pronte a mettersi in gioco.

Un altro aspetto molto interessante del Book Pride è stato una specie di “fuorisalone”: oltre al programma molto denso, c’è stata anche  l’organizzazione di una serie di eventi “out”, fuori dalla sede principale e dall’orario specifico, che hanno arricchito i dintorni e la città con altri contenuti.

Allo stand FUTURE FICTION l’editore Francesco Verso
CONSIGLIO DI LETTURA: “Sinosfera”, AA VV, Future Fiction editore

Da questo punto di vista non posso che riconoscere che Milano in questi anni è stata protagonista di iniziative, eventi e sperimentazioni di una vitalità eccezionale, e che la città è una fucina di eventi, con un’offerta che a volte supera perfino la domanda. E che non delude mai.

Anche Book Pride si sta creando uno spazio serio e sicuro, e quell’identità un po’ fluttuante che due anni fa mi pareva ancora in via di definizione [Leggi anche: Bookpride 2017: ecco com’è andata!] adesso si sta delineando. Book Pride sta diventando la vera e propria fiera milanese degli editori indipendenti, un contraltare a quella romana più piccolo e più militante.

Una festa per chi ama i libri e la cultura; la possibilità di conoscere tantissimi autori e autrici che sono tutti lì; e l’opportunità di vivere percorsi nuovi e accostamenti anche spericolati tra libri, personaggi, temi e relatori/relatrici.

Giorgio Vasta e la direzione creativa stanno facendo un lavoro eccezionale, che oltre allo sforzo turbopubblicitario sta mettendo in campo ragionamenti colti e una grande cura del dettaglio.
(Quello che, putroppo, Tempo di Libri non è riuscita a fare: tant’è che quest’anno è saltata, e nel 2019 chi lo sa.)

Bravi, Book Pride! E grazie per tutti i desideri!

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