Come autopubblicarsi con successo? Riadatta e modifica!

articoli sui libri e la scrittura - studio83

La via dell’autopubblicazione è lastricata di buone idee per il fai da te.

Possiamo essere editori di noi stessi. E non solo: dobbiamo anche diventare editor, correttori, articolisti, grafici e impaginatori di noi stessi. Non sempre i risultati sono all’altezza delle aspettative, è vero, e come molti dei nostri lettori sanno, noi di Studio83 sosteniamo da sempre che la pubblicazione indipendente deve essere anche professionale, per avere le migliori chances di emergere.

Possiamo comunque imparare molto da chi ha fatto ciò che vorremmo fare noi, e ha avuto successo!

Proprio per questo, nel nostro blog ospitiamo spesso post e consigli di pubblicazione da autori e autrici degli States, la patria del self publishing e il mercato più grande del mondo di ebook auto pubblicati.

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Sognavo l’Africa – Recensione

“Sognavo l’Africa” è uno di quei romanzi che ho notato in libreria per anni, con la coda dell’occhio, senza mai dargli la dovuta attenzione. Due anni fa, raccogliendo informazioni per un viaggio in Africa purtroppo sfumato all’ultimo, l’ho preso in prestito in biblioteca e l’ho letto: per fortuna, direi, a prescindere dall’esito del viaggio. È stata una lettura inaspettatamente coinvolgente e ricca di sfumature.

Una sera estiva nei dintorni di Venezia, un gruppo di amici, un incidente stradale mortale. Inizia così “Sognavo l’Africa”, autobiografia dell’italianissima – a dispetto del nome – Kuki Gallman, conosciuta per aver dato vita alla Gallmann Memorial Fundation in Kenya, paese che l’adottò quando vi si trasferì negli anni Settanta assieme al figlio e al secondo marito, Paolo. Una vita, la sua, segnata irreversibilmente dalla morte.

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Le avventure di Pinocchio – Un classico al mese

“Le bugie hanno le gambe corte!” “Se dici una bugia ti cresce il naso!” Queste due espressioni, entrate da decenni nel lessico “genitoriale”, sono celeberrime citazioni da “Le avventure di Pinocchio – Storia di un burattino”, fiaba per ragazzi che Carlo Collodi (pseudonimo dello scrittore fiorentino Carlo Lorenzini) scrisse e pubblicò a puntate settimanali su un supplemento per ragazzi del quotidiano “Il Fanfulla”. L’avventura editoriale di Pinocchio iniziò nel luglio del 1881 e con scarso entusiasmo da parte dell’autore, che suo malgrado proseguì la storia fino a quello che, nelle sue intenzioni, sarebbe stato il triste finale (Pinocchio impiccato dal Gatto e la Volpe che smette di dibattersi e muore). I giovani lettori naturalmente protestarono e questo prolungò il lavoro di Collodi di altri due anni, giungendo al finale che tutti conosciamo: il burattino disobbediente e bugiardo, redento dalle sue malefatte, diventerà un bambino in carne e ossa.

Pinocchio nella versione Disney del 1940

I personaggi che popolano la storia di Pinocchio sono a loro volta diventati veri e propri simboli e modi di dire: la Fata Turchina, il burbero Mangiafuoco, l’infido duo del Gatto e della Volpe, fino al metaforico “ciuccio” in cui si trasformano i bambini che non vogliono andare a scuola e che ancora adesso è l’appellativo riservato agli allievi più discoli. Non è chiaro se, nelle intenzioni di Collodi, “Pinocchio” dovesse realmente essere un testo destinato a un pubblico di bambini, o se la sua fosse una più ampia allegoria della società; il finale originale e macabro potrebbe farlo pensare, ma in realtà non erano affatto rari simili scelte narrative nelle opere per ragazzi (basta pensare ai libri dei Grimm o di Hans Christian Andersen).
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San Valentino! – Consigli di lettura

Oggi è San Valentino, ricorrenza celebrata in gran parte del pianeta come festa degli innamorati. L’usanza varia leggermente da paese a paese e va dallo scambio di semplici biglietti d’amore (le cosiddette “valentine”) alla tradizionale serata che le coppie trascorrono insieme cogliendo l’occasione per dedicarsi del tempo. L’originale San Valentino della tradizione cristiana ebbe una sorte meno “romantica”: torturato e decapitato, nell’anno 496 papa Gelasio I utilizzò il suo nome per istituire una ricorrenza che andasse a sostituire i precedenti Lupercalia, una festività romana in onore del dio Fauno che si svolgeva dal 13 al 15 febbraio.

La festa degli innamorati in senso stretto ebbe probabilmente origine nel Basso Medioevo con l'”amor cortese”, per prendere sempre più piede negli ultimi due secoli a partire dai paesi anglosassoni, che hanno inaugurato una vera tradizione industriale di produzione e vendita di biglietti d’auguri dedicati all’occasione. Quali letture sono adatte a questa giornata? Scopriamolo insieme con i nostri consigli di lettura a tema!

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Hotel Incanto – Recensione

Leggere una nuova pubblicazione di un autore con cui in passato abbiamo lavorato è sempre una bella esperienza, soprattutto se, come in questo caso, lo troviamo in una nuova fase del suo percorso, più maturo e consapevole. Ecco quindi la recensione di “Hotel Incanto”, antologia di Milos Fabbri fresca di uscita.

“Hotel Incanto” è una raccolta di tre racconti dell’autore faentino Milos Fabbri; sebbene diversi tra loro, appaiono legati da due principali fili conduttori: un registro che vira verso il fantastico, pur non distaccandosi troppo dal reale; la costruzione di storie corali, dai molti protagonisti, le cui strade s’intrecciano attraverso eventi drammatici o surreali.

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Nuovo sito di Studio83, guida all’uso: portfolio, blog e contatti

La scorsa settimana abbiamo lanciato il nuovo sito di Studio83, rinnovato nella grafica, nei contenuti e nei servizi, molti dei quali hanno subito variazioni per renderli più adatti alle esigenze di autori e editori.

Chi lo ha già esplorato avrà notato che adesso è molto più agile e navigabile, e che il menù dei servizi è più snello e mirato. La volta scorsa abbiamo illustrato molti dei nuovi servizi e spiegato la natura delle variazioni: per esempio, il servizio di editing narrativo è stato sdoppiato (editing basic e editing premium, o a “doppio invio”) per adattarlo a tutte le esigenze e a tutte le tasche.

Questa identica distinzione esisteva già per quanto riguarda le schede di valutazione degli inediti, anch’esse nelle formule di valutazione basic e valutazione premium.

Parliamo adesso di altre sezioni, a partire da una novità: il portfolio di Studio83, una raccolta di aziende e marchi per cui abbiamo lavorato, di articoli sul nostro conto, di interviste via web e via radio, di pubblicazioni e anche di commenti scritti da autori e editori che hanno lavorato con noi e ci hanno lasciato i feedback che potete leggere.

Abbiamo deciso di implementare il sito con il portfolio di Studio83 per dare modo a chi non ci conosce di farsi un’idea del nostro lavoro, di ciò che abbiamo realizzato in questi lunghi anni (quasi dieci, manca pochissimo al fatidico compleanno!); insomma, per fornire qualcosa di concreto a chi si domanda, giustamente, “perché dovrei scegliere i servizi letterari di Studio83“?

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Leggi! – Ipse dixit

“Leggi, leggi, leggi. Leggi tutto – spazzatura, classici, libri buoni e cattivi, e vedi come funzionano. Come un carpentiere che lavora come apprendista e studia il maestro. Leggi! Assorbirai tutto. A quel punto scrivi. Se lo fai bene, te ne accorgerai.”

(William Faulkner)

 

Anno nuovo, sito nuovo: Studio83 regeneration!

L’anno nuovo è arrivato ormai da un mese, ma per Studio83 inizia oggi: un vero e proprio regeneration day, il giorno del lancio del nostro sito web rinnovato da cima a fondo!

I tempi cambiano, le esigenze grafiche e strutturali cambiano.

Pur molto affezionate alla forma che il nostro sito web aveva preso alcuni anni fa, con quello che allora fu un completo restyling, abbiamo sentito la necessità di rinnovare la nostra vetrina on-line in modo che fosse più snella, navigabile e adatta ai nuovi supporti.

Lanciamo quindi con grande soddisfazione il nuovo sito di Studio83, rinnovato nell’estetica e nei contenuti, in particolar modo nella sezione dei servizi letterari, anch’essi evolutisi nel tempo e adattati alle reali esigenze di oggi.

Cosa è cambiato nei servizi letterari?
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Gennaio 2017 – I post di Studio83

Per chi si fosse perso qualcosa, eccoci col nostro consueto riepilogo dei post del mese! Abbiamo aperto l’anno con una nuova recensione: il libro in esame era “Il cormorano” di Stephen Gregory [leggi: “Il cormorano” di Stephen Gregory – Recensione], a cui è seguito un ipse dixit di Ernest Hemingway [leggi: Il duro lavoro della scrittura – Ipse dixit].

La nostra Giulia Abbate ha proseguito la serie di interviste raccolte all’ultima fiera Più Libri Più Liberi, da cui ha ricavato il gustosissimo format “Un libro in un minuto” [leggi: “Regno animale” di Gabriela Mistral – Un libro in un minuto]. Dopo il libro della Mistral, il microfono è passato alla casa editrice NeroPress che ha parlato di “Roma caput zombie”, romanzo di Marco Roncaccia [leggi: “Roma caput zombie” – Un libro in un minuto], e alla Astro Edizioni col suo “Esopo 2.0” [leggi: “Esopo 2.0” di Silvia De Meis – Un libro in un minuto].
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Giorno della Memoria 2017 – Consigli di libri e film

Il 27 gennaio è stato dichiarato Giorno della Memoria delle vittime dell’Olocausto nazista.

Qui nel blog abbiamo spesso pubblicato dei post a tema con consigli, riflessioni, recensioni, insomma con tanti spunti per ripensare, e non solo nell’arco di un giorno, alla tragedia che ha segnato lo scorso secolo e che ha coperto di vergogna e di sangue l’intera Europa.

In questi consigli di lettura, ad esempio, ci sono titoli che ci possono aiutare a considerare quello che è successo con gravità, memoria, presenza e rispetto. E anche con empatia, creatività, proattività. Significa che non basta ricordare, leggere brutte cose e spremere qualche lacrima (tutto ciò è comunque necessario!): bisogna anche prendere le brutte cose, rielaborarle e cercare di trovare degli insegnamenti che possiamo applicare per non cadere negli errori e nelle tragedie vissute dai nostri nonni.

Non smetterò MAI di consigliare il libro “Uno psicologo nel lager” di Viktor Frankl, che prima di essere un luminare è stato un internato ad Auschwitz e che ci parla di questo, ma anche di amore, di compassione, di quanto è bella la vita  e dell’estrema, incancellabile libertà che rimane sempre all’essere umano: decidere come reagire a ciò che ci succede.

Sei vittima di un’ingiustizia, di una violenza, di una perdita orribile: cosa fai? Fai violenza anche tu? Muori dentro? Aggredisci gli altri? Ti suicidi? Oppure aiuti? Ti tieni i pezzi e vai avanti? Ti aggrappi al ricordo dell’amore e di tutto ciò che è bello e ci fai qualcosa per vivere?

Questi NON sono giudizi, e  non sono solo belle parole: sono l’insegnamento di una persona che ha vissuto una delle cose più tremende immaginabili, e che ha sofferto in un modo che nessuno di noi si avvicinerà mai a sperimentare, almeno così mi auguro. Quindi meritano davvero una riflessione, come il libro merita la lettura!

Detto ciò, quest’anno riprendiamo di nuovo la vastissima produzione di storie che si concentrano sull’Olocausto per proporvi una nostra rosa di libri e film: alcuni consigliati, altri con riserva e altri decisamente sconsigliati. Eccoli!

Libri sì: MAUS di Art Spiegelman

Maus è una graphic novel sull’Olocausto anzi: è LA graphic novel sull’Olocausto, dato che ha fatto storia ed è un capolavoro non solo nel suo genere.

Maus è la storia del padre di Art Spiegelman, deportato ad Auschwitz, poi sopravvissuto insieme a sua moglie con la quale emigra negli States cercando di dimenticare lo sterminio della propria famiglia e del proprio figlio, dando alla luce Art e convivendo con il trauma, per quanto possibile.

Ma è anche la storia del figlio di un sopravvissuto, al quale i genitori non riescono a insegnare la gioia, e passano il mostruoso senso di colpa del sopravvissuto. La storia di una relazione, quella tra un figlio e i suoi genitori, tra un fratello vivo e uno perduto senza nemmeno conoscerlo.

MAUS è famoso anche per la particolarità del disegno, e la scelta di rappresentare personaggi antropomorfi associando un tipo di animale a una nazionalità (i tedeschi gatti, gli ebrei topi, ma anche i polacchi maiali, gli statunitensi cani, i francesi rane…).

Ma questo diventa quasi un dettaglio, di una storia raccontata in modo unico, coinvolgente, sofferto, umano. Impossibile non amare i personaggi, difficilissimo non piangere.

Libri nì: Amare Hitler di Paul Roos

Sottotitolo: Storia di una malattia. Questo saggio con inserti romanzati e autobiografici è un’operazione davvero coraggiosa: quella di un tedesco che fa i conti con la rimozione generale della sua gente verso i crimini del nazismo, in un paese in cui tantissimi hanno un nonnino che è stato SS o soldato o nazista convinto, e tutti preferiscono non pensarci su.

Ma perché i tedeschi hanno amato Hitler? Come si può amare Hitler, e come si fa, in che modo può avvenire? Roos ricostruisce alcuni passi della biografia di Hitler e della Storia, ripensa ad avvenimenti sinistri della propria infanzia legati alla rimozione dell’essere stati nazisti, ripercorre la storia di una oppositrice tedesca finita nel lager, tiene moltissimi fili e smuove sicuramente riflessioni e sentimenti che turbano, e che hanno portato questo libro a diventare un caso, alla sua uscita in Germania.

Lo consiglio a chi è disposto a fidarsi, e a fare un viaggio nella non memoria: con i mezzi molto personali, a volte spericolati di Roos, che non esita ad accostare documenti storici a sogni erotici sullo sfondo del lager. Io lo considero un libro molto riuscito e una rielaborazione preziosa, ma a qualcuno potrebbe dare fastidio la disinvoltura di Roos, seppure sofferta e consapevole, nel trattare il tema sotto luci a volte davvero inusuali.

Libri no: La baracca dei tristi piaceri di Helga Schneider

Mi dispiace molto stroncare un libro che mette in luce una tragedia spesso dimenticata, quella delle donne obbligate a prostituirsi in alcuni lager, scritto poi da un’autrice tedesca con una storia difficile sulle spalle e che sicuramente deve aver sofferto, nel ricostruire il calvario delle donne che ha poi raccontato in questo libro.

Una giovane giornalista rintraccia per caso un’anziana sopravvissuta che accetta di raccontarle le brutalità subite. Una buona parte del romanzo, però, si riduce a una lista di mi hanno fatto questo, poi mi è successo questo ancora peggio, e poi ho subito questo ennesimo orribile fatto, e poi, e poi… Molti degli spunti del romanzo, come il rapporto tra la giornalista e la donna, o l’effetto dei terrificanti racconti sulla ragazza e nella sua vita, non sono affrontati, e le parti nelle quali la sopravvissuta non enumera mostruosità sono scritte in modo sciatto e chiaramente considerate dei riempitivi tra una scena dell’orrore e l’altra.

Schneider ha lavorato molto per ricostruire la realtà della prostituzione forzata nei lager, e traspare dalle righe la sua volontà di renderli noti, di farli sapere al mondo, di ridare dignità alle donne brutalizzate sotto ogni punto di vista: ma data la sciatteria con la quale è scritto il romanzo, penso che sarebbe stata più efficace nello scrivere un saggio.

 Film sì: L’uomo del banco dei pegni di Sindney Lumet

“L’uomo del banco dei pegni” è un film conosciuto tra i cinefili, perché rappresenta un momento molto importante, non solo cinematografico. Si tratta di una delle prime pellicole a parlare di Olocausto, e lo fa in modo trasversale, indiretto: seguendo la storia e il percorso di catarsi di un sopravvissuto, un uomo passato per l’inferno e che l’inferno ormai se lo porta dentro.

Non serve vedere scene brutali, né conoscere dettagli truculenti, per capire e vivere l’estrema prostrazione, l’andare in pezzi di chi vuole seppellire il trauma nell’oblio, ma rischia in questo modo di esserne divorato.

I flashback intensi, l’alternanza del grigio presente con sprazzi di un passato orribile mostrato solo a brevissimi tratti, il finale indimenticabile: “L’uomo del banco dei pegni” è un classico che non può mancare, e un tassello in più nel difficile tema del sopravvissuto.

Film nì: La zona grigia di Tim Blake Nelson

“La zona grigia” è un film molto accurato e ben girato, che racconta l’episodio di una tentata ribellione nel campo di Auschwitz. Dalla sua ha la fattura, la precisione storica, il comparto tecnico impeccabile e una qualità alta da più punti di vista.
La storia stessa merita di essere raccontata, perché ben prima del caso “Il figlio di Saul” si concentra sul micromondo infernale che ruotava intorno alle camere a gas e ai cosiddetti “spalacadaveri”, come li chiama Vonnegut in quel capolavoro di romanzo che è “Madre Notte” (nel quale l’Olocausto non è il tema centrale, ma c’è).

Il motivo per cui lo giudico “nì” è che è il film sull’Olocausto più pesante che abbia mai visto: e non perché sia particolarmente più violento di altri, o sia scioccante, no. “La zona grigia” è piuttosto un film che annichilisce: riesce a far provare allo spettatore un senso di prostrazione, di vacuità, di disperata mancanza di senso, che personalmente ho fatto un po’ fatica a sopportare.

Quindi lo consiglio ai cinefili, e a chi è pronto a “sporcarsi le mani” andando oltre le storie e i personaggi singoli, e mettendo un piede nella zona grigia in cui il male minore è perdere il senno o morire il prima possibile.

Film no: Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman

Che bello, ho un nuovo amico! È scheletrico, rapato, pieno di lividi e tagli, sta dietro un filo spinato e ha l’espressione sempre un po’ impaurita e una divisa a scacchi… sarà un pigiama? Ma sì, tutto bene allora, giochiamo!

Ecco, l’intero film si basa su questo ragionamento quanto meno miope, che mi rifiuto di credere normale per un bambino di nove anni. Il complesso mondo dell’infanzia è qui ridotto a un sogno tra le nuvole ingenuo e anche un po’ alienato, cosa che mi pare davvero irrispettosa nei confronti dei bambini.

Il protagonista del film è figlio del capo di un lager. Vive lì, con la famiglia, in un blocco isolato dal resto dove i prigionieri più fortunati stanno lì a fare da camerieri… e anche se pur visibilmente terrorizzati e provati suscitano meno pietà del bambino. Bambino presentato come un assiduo lettore e come un ragazzo sveglio, ma che non capisce niente di niente. Fa amicizia con un piccolo internato, ci parla, ci gioca, ancora senza capire una mazza, e così via, verso un finale abbastanza mal costruito e davvero poco leale verso lo spettatore. Che magari è a sua volta un bambino e si beccherà una botta difficile da contestualizzare.

In questo film, a mio avviso, manca il rispetto. Rispetto per i bambini, che hanno fantasia e leggerezza da vendere, ma non sono alieni idioti candidi e confettosi a tutti i costi (anzi, quasi sempre sono più sottili e intuitivi dei grandi). Rispetto per i piccoli spettatori, attirati dal packaging e coccolati per tre quarti della storia, e poi mollati di fronte a dei fotogrammi, gli ultimi, davvero duri da digerire.

Parlare dell’Olocausto non è facile. La rappresentazione, come ci insegna il filosofo estetico Jean Luc Nancy, è interdetta, perché seguendo un certo percorso logico il campo rappresenta la negazione dell’immagine, della rappresentazione. Per questa ragione, non tutti i prodotti culturali sono alla stessa altezza: alcuni sono privi di spessore, pur partendo da materiale importante, altri mancano di rispetto, di comprensione e di basi plausibili. Alcuni libri e film, invece, uniscono qualità tecnica a un altissimo valore umano. Leggiamo e guardiamo solo quelli, e che il resto sia silenzio.

Come dal 2007 a questa parte, vi abbiamo proposto letture – stavolta anche film – che possano arricchire il contesto culturale di un dramma storico che noi europei siamo chiamati ogni anno a ricordare, elaborare, e con cui fare i conti. Le notizie di attualità di oggi ci ricordano che questo dramma non è mai finito, che continua a consumarsi, in contesti e modalità diverse. E come sempre ci auspichiamo che le Giornata della Memoria non sia solo un modo per elaborare il passato, ma una chiave per leggere il presente, con tutta la sua gravità.