Scrivere romanzi gialli: i dieci comandamenti di Raymond Chandler

Tra i generi letterari più largamente apprezzati c’è sicuramente il giallo, che raccoglie intorno a sé sia un fandom di appassionati, sia tantissimi lettori e lettrici mainstream. E, quando un appassionato di giallo decide di cimentarsi nella stesura di un romanzo o di un racconto, è facilissimo che si orienti proprio su quel genere. Il che, come abbiamo detto in passato, è un’ottima cosa: leggendo molti libri di uno specifico genere letterario ne interiorizziamo i tòpoi (ma attenzione a non cadere nei cliché!).

Inoltre, possiamo farci insegnare qualcosa dai mostri sacri che ne hanno fatto la storia, come Raymond Chandler, scrittore di luci e ombre, seguace di Dashiell Hammett e della narrativa hard-boiled.

Chandler, che fu parecchio critico nei confronti di molti romanzi gialli dei suoi tempi e di quelli immediatamente precedenti, scrisse i cosiddetti “Dieci comandamenti del romanzo giallo“. Si tratta di dieci regole imprescindibili che deve imparare chi vuole cimentarsi efficacemente con questo genere: andiamo a vedere quali sono le caratteristiche che deve assolutamente avere un romanzo giallo!

1. Deve avere motivazioni credibili, dalla situazione di partenza all’epilogo.

Occhio, quindi, a documentarsi bene prima di partire allo sbaraglio!

2. Deve essere inattaccabile sia nei metodi relativi all’omicidio che all’investigazione.

Anche qui, la documentazione è essenziale.

3. Deve  avere personaggi, atmosfere e ambientazioni realistici. Deve parlare di gente reale nel mondo reale.

Per quanto divertenti, quindi, dimentichiamo maggiordomi colpevoli e amabili signore che risolvono omicidi per hobby.

4. Deve avere una storia valida e solida a prescindere dall’elemento misterioso: per esempio, l’investigazione in sé deve essere un’avventura che vale la lettura.

Ricordiamolo: un romanzo è un grande meccanismo in cui tutto deve funzionare!

5. Deve avere una semplicità di base che si spieghi con facilità quando arriva il momento.

Consiglio che vale in tanti contesti: non complichiamoci la vita inutilmente…

6. Deve sconcertare il lettore ragionevolmente intelligente.

Tutti vogliamo essere sorpresi da un romanzo, e dobbiamo ottenere lo stesso effetto sui nostri lettori.

7. La soluzione deve sembrare inevitabile, una volta che viene rivelata.

Questo renderà il romanzo solido e inattaccabile.

8. Non può cercare di ottenere tutto in una volta. Se è una storia “a puzzle” che si svolge in un’atmosfera fredda e razionale,  non può essere anche un’avventura violenta o un’appassionata storia d’amore.

“Gli scrittori fanno sempre delle scelte”, diceva Michael Douglas nel film “Wonderboys”. È davvero essenziale compierne una e seguirla fino alla fine.

9. Deve punire il criminale in un modo o nell’altro, non necessariamente per mezzo della legge… se il detective fallisce nel risolvere le conseguenze del crimine, la storia resta un accordo irrisolto e si lascia dietro solo irritazione.

Potremmo dire che che la catarsi è un elemento importante, da non tralasciare mai.

10. Deve essere onesto con il lettore.

Questo suggerimento ricorda molto quello che diede Stephen King anni dopo: scrivi di ciò che conosci. Aggiungeremmo: se non lo conosci, studialo, assorbilo, imparalo. Il lettore deve avere l’impressione che tu sappia maneggiare con totale disinvoltura il tema che tratti.

Se le regole di Chandler sono state pensate per il romanzo giallo, molte di esse sono valide anche oltre i confini di questo specifico genere. Per questo, possiamo interiorizzarle, farle nostre e applicarle laddove ha senso farlo. Buona scrittura!

Spunti per nuovi inizi: la pianificazione di un romanzo, l’incipit, le prime righe e una sana scrittura

Buon 2019! Oggi è il giorno nel quale molti e molte di noi ricominciano con il lavoro e rientrano nella routine quotidiana, magari dopo una pausa più o meno lunga per le feste di Natale e Capodanno.

Come la mettiamo con le scritture? A che punto sono? Come hai impiegato la pausa festiva?
Forse hai proseguito un romanzo o un racconto che avevi in lavorazione. Oppure hai concluso (magari grazie allo sprint del NaNoWriMo) un testo che era già a buon punto, mettendo la parola FINE. O hai usato i giorni di pausa proprio come pausa, come sospensione dai tanti progetti e dall’impegno della scrittura, per ricaricare le batterie e ripartire con il nuovo anno in modo più riposato e tranquillo.

(In questi casi, ricorda: se hai scritto un romanzo o un racconto, il bello deve ancora venire! Mandalo a Studio83 per una valutazione o per un editing e scopri come migliorare la tua storia, il tuo stile, per raggiungere la pubblicazione con un buon editore!)

C’è un’altra possibilità: ovvero, che tu abbia usato i giorni di festeggiamenti e generale riduzione del lavoro per iniziare una nuova scrittura.

In questo caso, ecco qualche consiglio che potrà esserti utile nell’impostare bene il tuo nuovo progetto. Non dimentichiamo che, come dice l’adagio, chi ben comincia è a metà dell’opera!

1 – Investi tempo nella pianificazione

Scrivere è bellissimo e quando abbiamo un’idea non vediamo l’ora di buttare giù pagine e pagine di tutte le scene che ci vengono in mente. Ma attenzione a non perderci, andando avanti senza un piano: pericolo vicolo cieco!
Per non bruciare l’entusiasmo iniziale in un blocco non previsto, è molto meglio investire un po’ di tempo prima della scrittura, per definire bene la nostra storia. Stendiamo una scaletta, facciamo qualche studio dei personaggi e delle loro caratteristiche, costruiamo le ambientazioni con una documentazione di base: insomma, pianifichiamo!
Ecco perché è utile farlo, nel nostro post sulla pianificazione preliminare. E se ti abbiamo convinto, inizia a stendere la scaletta con i nostri consigli: La scaletta – Appunti di editing
(Ma se per caso sei incappato in uno stop creativo, ecco cinque consigli per superare il blocco dello scrittore e rimettere il turbo alla tua scrittura!)

2 – Imposta gli stili di paragrafo

Lo stile di paragrafo è la “faccia” della tua opera, che ti accompagnerà per un bel po’ di tempo: fa’ che sia una faccia pulita, simpatica e ben ordinata! Impostare gli stili di paragrafo è molto più facile di quello che pensi e soprattutto è molto più utile di ciò che sembra: ti farà lavorare su un file ordinato, gradevole, ergonomico. Scriveresti meglio su una scrivania lurida e sommersa di ciarpame, o su una scrivania ordinata, con tutto lo spazio per muoverti?
Leggi la nostra guida su come e perché impostare gli stili di paragrafo, e la tua storia ti sorriderà.

3 – Parti con il piede giusto: l’incipit

Le prime righe di una storia sono importanti per trasmettere a chi legge dati ed emozioni, e per accendere la voglia di leggere. L’incipit è un momento particolarmente comunicativo, il più importante subito dopo il titolo. Esistono varie tecniche per scrivere un buon incipit, a seconda dell’opera. Scoprile nel nostro post: Scrivere un buon incipit, dove leggerai i diversi tipi di inizio possibile e molti consigli e tecniche per catturare i lettori. E se ti serve qualche spunto in più, ce lo dà il Re: abbiamo tradotto alcuni consigli utilissimi con i consigli di Stephen King sulla prima riga di un romanzo. Con esempi pratici e citazioni da colleghi e classici, King ci aiuta a esordire bene e a focalizzare i punti di forza della nostra storia già dalle sue prime righe.

4 – Bella scrittura… in vita sana!

Lo slancio della ripartenza può portarci nelle braccia dell’eccesso opposto all’ozio: il superlavoro. Se le scadenze incombono e le incombenze premono, non chiedere troppo al tuo corpo, cerca di moderare qualsiasi sforzo e vacci piano con il caffè e gli stimolanti. Prova piuttosto le proprietà del the verde per chi scrive modera l’alcool, rispetta il tuo bioritmo andando a letto a orari umani e prenditi almeno venti minuti al giorno per una camminata veloce. Ricorda che le idee carburano meglio in un cervello lucido e in un corpo sano… e anche la scrittura ne guadagna.

Per tutto il resto… c’è Studio83! Dai un’occhiata ai nostri servizi letterari, pensati per tutte le tasche e per tantissime esigenze, e “testati” sul campo in quasi dodici anni di attività al fianco di scrittori e scrittrici desiderosi di migliorarsi, come te.

Riparti con uno sprint positivo e con il nostro aiuto professionale: che il 2019 sia l’anno in cui le tue scritture vedranno la luce?
Lo scopriremo solo… scrivendole.
Buon inizio! Buon 2019!

Scrittura: l’importanza di fare un bilancio!

Oggi è il 31 dicembre, l’ultimo giorno del 2018: un momento in cui molte persone sentono l’esigenza di fare un bilancio dei dodici mesi appena trascorsi, prima di tuffarsi nell’anno che verrà. Possiamo fare la stessa cosa per quanto riguarda la scrittura? Ed è una cosa utile?

La risposta è: sì. Tenendo a mente un aspetto importante, però, e cioè che i bilanci non servono a scoraggiarsi o a dare spazio ai sensi di colpa, ma a tracciare un quadro più preciso del gap tra i nostri obiettivi iniziali e i risultati che abbiamo raggiunto.

Ne abbiamo parlato nella nostra serie “Regole del successo per scrittori”, precisamente nel capitolo “Seconda regola del successo per scrittori: obiettivi realistici!”.

Ecco quindi che si rende necessario un piano. Un piano con quanti più dettagli possibile, che deve partire da alcuni punti fermi.  Si parte da quello che vuoi ottenere.

Puoi iniziare un nuovo anno con una lista quanto più precisa possibile dei progetti che hai in mente per i prossimi dodici mesi. Cosa vuoi ottenere, quanto vuoi scrivere, quali risultati ti prefiggi da un punto di vista qualitativo e dal punto di vista editoriale.

Un esempio?

Nell’arco del 2019 voglio:

  • scrivere almeno tre nuovi racconti;
  • concludere il lavoro di documentazione e la scaletta di un nuovo romanzo;
  • scrivere almeno le prime 100.000 battute del nuovo romanzo;
  • trovare un buon editore per il romanzo già scritto nel 2018.

Questa lista (ovviamente inventata, da ritoccare a seconda delle tue esigenze e del tuo percorso) racchiude una serie di obiettivi realistici, che possono essere raggiunti compatibilmente con gli impegni che noi tutti abbiamo oltre la scrittura.

Può interessarti anche: “Prima regola del successo per scrittori: sii tenace!”

Altri obiettivi possono riguardare il tempo stesso che dedichi a questa attività, definendo nuove regole e impegnandoti a rispettarle:

Nel 2019 voglio dedicare almeno un’ora al giorno / cinque ore a settimana / la domenica pomeriggio ecc. alla scrittura.

È così che, trascorsi dodici mesi, puoi confrontare ciò che ti eri prefissato con ciò che hai realmente ottenuto. Come già detto, questo processo non deve servire a crearti sensi di colpa. Se avevi stabilito di pubblicare un romanzo, ma non hai ancora ricevuto la proposta editoriale che speravi, non vederla come una sconfitta: piuttosto, un’occasione per rivedere le tue strategie e adeguarle alla situazione.

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In che modo un bilancio finale è utile?

  1. Ti aiuta a capire se gli obiettivi iniziali erano realistici. Di conseguenza, puoi ritoccarli per l’anno successivo, in base alle tue effettive possibilità (tempo, lavoro, energie, voglia ecc).
  2. Laddove gli obiettivi sono stati realizzati, oltre al sacrosanto orgoglio, hai anche una maggiore consapevolezza di quali strategie replicare nel nuovo anno. Non è detto che funzionino allo stesso modo, ma sai che potrebbero.

Una volta stabilito cosa funziona e cosa no, puoi passare a progettare l’anno successivo. Ma non scordare di prendere anche del tempo per te stesso: festeggia l’anno che viene e quello che se ne va. Riposati, leggi, trascorri il tempo con gli amici. Anche questo ti aiuterà a ripartire con più grinta, per un 2019 ricco di soddisfazioni.

 

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Seconda puntata della nostra serie dedicata ad alcuni elementi narrativi importanti: i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi. Sono componenti che riguardano i contenuti dei tuoi scritti, ma che si ripercuotono sulla forma e sullo stile, perché sono usati in più storie, tanto da diventare ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo spiegato la definizione di luogo comune, o tòpos letterario: nonostante nel parlato “luogo comune” indichi qualcosa di negativo, in letteratura esso non è affatto da evitare, anzi! Il tòpos letterario è un luogo inevitabile, uno schema ricorrente o una figura molto usata che devi conoscere per scrivere con cognizione di causa.

Insomma, i luoghi comuni letterari sono nostri amici e non vanno evitati, ma studiati! Perché sono importanti punti di riferimento che definiscono i generi e che ci aiutano a sviluppare le nostre storie.
[Leggi il post completo: Il tòpos]

Oggi affrontiamo il cliché. E il discorso si fa molto diverso da quello sul tòpos, perché il cliché è un elemento negativo, da evitare o da superare.

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Errori strutturali di un romanzo: come evitarli

A tutti noi è capitato, a un certo punto della nostra attività scrittoria, di riscontrare in un romanzo appena concluso uno o più difetti strutturali. Magari ce ne siamo accorti noi stessi rileggendolo, oppure è stato un professionista a indicarceli attraverso una valutazione o un editing.

Panico: cosa fare? Da un certo punto di vista, sui difetti formali (stile narrativo, scelte lessicali ecc) si può intervenire con più facilità, ma cosa fare quando l’errore va a toccare la struttura stessa del testo?

Immaginiamo un romanzo come una casa che è stata costruita sulla base del progetto di un architetto. Se quest’ultimo ha commesso qualche leggerezza, l’edificio non reggerà e, a un certo punto, collasserà su se stesso. La stessa cosa può accadere a un romanzo che è stato pianificato poco, male o con meno attenzione del dovuto a determinati aspetti.

Andiamo a esaminare le due cause più comuni delle debolezze strutturali di un manoscritto: in questo modo potremo evitarle facilmente!

1. Pianificazione insufficiente

Ne abbiamo parlato un milione di volte e non ci stancheremo mai di farlo: la pianificazione preliminare è essenziale alla buona riuscita di un romanzo. Senza una scaletta accurata, perdersi lungo il percorso è un attimo.

E si rischiano, per esempio, gli errori di continuity, che sono tra i più diffusi difetti strutturali. “Continuity” è un termine inglese con cui si definisce la coerenza nello svolgimento di una storia. È possibile che alcuni eventi nel nostro romanzo si contraddicano tra loro, perché non ci abbiamo ragionato su abbastanza a lungo e con sufficiente approfondimento.

Una scaletta dettagliata ci aiuterà a evitare questo genere di debolezze strutturali, facendoci capire in anticipo se gli eventi narrati e l’evoluzione dei personaggi sono coerenti e solidi.

2. Documentazione insufficiente

Chi ha voglia di passare mesi a leggere saggi e articoli prima di mettersi a scrivere? Nessuno: eppure è necessario farlo per evitare problemi in futuro.

Un tipico errore strutturale, quando la documentazione è insufficiente, è basare una storia su premesse errate. Eventi storici, questioni scientifiche, caratteristiche dell’ambientazione: anche qui, basta un attimo per commettere un errore che andrà a inficiare l’intera struttura dell’opera.

Può interessarti anche: Il lavoro di documentazione

Lavorando con cura su pianificazione e documentazione, eviteremo a monte i problemi.

Cosa fare per rimediare quando l’errore è già stato commesso?

Per prima cosa, don’t panic. Sono cose che possono capitare e gli errori sono alleati preziosi dell’esperienza. Ora dobbiamo salvare ciò che abbiamo già scritto, mettendo in atto alcune strategie.

Riprendere in mano la scaletta e scriverla da capo

Per quanto possa sembrare scoraggiante, rimettere mano alla scaletta può davvero salvare la vita al nostro manoscritto. La scaletta ci dà un’idea d’insieme del romanzo e lavorarci ancora ci permette di intervenire sui difetti della struttura prima ancora di andare a toccare il manoscritto stesso.

Una volta corretta e sistemata la scaletta, passiamo ad apportare le stesse modifiche al romanzo. È possibile che un semplice lavoro di “taglia e cuci” non sia sufficiente e che dovremo riscrivere intere parti, ma stavolta avremo le idee più chiare e una visione d’insieme molto più ampia e solida. Anche il testo guadagnerà in solidità!

Documentarci ancora

Se l’errore stava in una insufficiente documentazione, dobbiamo armarci di pazienza e procurarci tutti quei testi che possono aiutarci a chiarirci le idee. Possiamo chiedere aiuto a qualcuno più esperto dell’argomento di cui trattiamo, chiedendogli consigli sulla verosimiglianza della nostra opera.

A quel punto, con una maggiore consapevolezza e sicurezza, possiamo ripartire dalla scaletta e modificarla su queste basi.

In altri casi, purtroppo, non è possibile fare altro che riscrivere da zero il romanzo. Può essere un momento molto scoraggiante, ma non dobbiamo arrenderci: già il fatto di rendersene conto e prenderne atto indica una più forte consapevolezza. Non c’è ragione di buttare al vento il lavoro fatto fino a quel momento, possiamo riformularlo in modo che sia più solido e non commettere più lo stesso errore in futuro.

In bocca al lupo e buona scrittura!

Vuoi sapere se ci sono errori strutturali nel tuo romanzo?

Idee regalo? Libri!

Natale si avvicina e in tanti stiamo preparando pensierini e piccoli regali per amici e parenti: doni che siano utili e dal prezzo accessibile. Inutile dire che, per i bibliofili, un bel libro rimane sempre l’idea regalo più azzeccata: sicuramente più dell’ennesima candela profumata!

Come ogni anno, anche Studio83 – Servizi Letterari ha pronto qualche “consiglio per gli acquisti“, sulla base dei libri che abbiamo letto e apprezzato quest’anno, e che suggeriamo quindi senza riserve. Buona lettura!

Per lettori piemontesi…

Storie di Torino, di Franco Ricciardiello, Odoya 2018

Una città dal fascino intramontabile, definita “la più europea d’Italia”: Franco Ricciardiello intreccia storie di letteratura, cinema e musica con il racconto dell’evoluzione di Torino attraverso la Storia. Per chi è nato in questa città, per chi ci vive, per chi semplicemente la ama!

Per appassionati di narrativa fantastica…

Guida ai narratori italiani del fantastico, di W. Catalano, G.F. Pizzo e A. Vaccaro, Odoya 2018

Sempre della casa editrice Odoya il secondo suggerimento, perfetto per amici e amiche che leggono fantascienza, fantasy, horror. Musa, Pestriniero, Buzzati, Scerbanenco: questi e tanti altri nomi che hanno fatto la storia della narrativa fantastica italiana, ripercorsi dai tre curatori in una guida ad autori e autrici imprescindibili.

Per chi ama l’azione

Shark – Il primo squalo, di Steve Alten, Mondadori 2018 (Meg: a novel of deep terror)

Tornato alla ribalta grazie all’omonimo film con Jason Statham, “Meg” fu pubblicato per la prima volta nel 1997, dando vita a un intero ciclo letterario che ruota intorno al megalodonte, bestia preistorica che affascina da tempo la fantasia popolare. Il romanzo narra le avventure di Jonas Taylor, ex sub per la Marina statunitense, diventato paleontologo dopo aver avvistato – senza essere creduto – proprio l’estinto megalodonte nella fossa delle Marianne.

Per i Netflix-maniaci…

L’incubo di Hill House, di Shirley Jackson, Adelphi 2004 (The haunting of Hill House)

Considerata una delle più celebri ghost story del secolo scorso, l’opera di Shirley Jackson ha ispirato (oltre ai film “Gli invasati” del 1963 e “Haunting – Presenze” del 1999) anche la fortunata serie tv “Hill House”, prodotta da Netflix e diretta da Mike Flanagan. Il romanzo narra le vicissitudini di Eleanor Vance, sensitiva invitata da un antropologo a trascorrere l’estate (insieme ad altre persone con le stesse doti paranormali) a Hill House, sinistra casa infestata.

Per chi esplora nuovi orizzonti…

NeXt stream – Visioni di realtà contigue, a cura di Giulia Abbate, Kipple Officina Libraria

Racconti che travalicano i rigidi confini di genere per spaziare tra nuovi approcci, nuovi argomenti e nuovi punti di vista. Giulia Abbate cura un’antologia in cui appaiono molte tra le migliori penne del versante fantascientifico italiano, in (prossima) uscita verso la metà di dicembre per Kipple Officina Libraria.

Per chi ama Black Mirror

Futuro Presente: i racconti del 2018!

Continua l’avventura di Futuro Presente, collana di fantascienza sociale che curiamo dal 2016 per la casa editrice Delos Digital. Avete amici o parenti che hanno amato Black Mirror e leggono libri digitali? Un bel regalo può essere proprio una selezione di racconti lunghi e romanzi brevi da Futuro Presente! Qui li trovate tutti; di seguito, segnaliamo quelli pubblicati nel 2018.

“Le talee del cielo” di Giampietro Stocco: un’intensa storia ambientata tra le comunità rurali degli Stati Uniti, tra panorami aridi come il cuore di chi non sa aprirsi all’altro.

“Il palazzo” di Barbara Bottalico: una distopia young-adult che narra una storia di forza, speranza e liberazione.

“Mille colline” di Franco Ricciardiello: racconto toccante e durissimo che parte dalla tragedia del Ruanda per toccare interrogativi più universali.

“Liberi tutti” di Irene Drago: un uomo rinchiuso in isolamento da anni, un mondo esterno che potrebbe essere crollato. Cosa troverà oltre le mura?

“Oxygen” di Lorenzo Iacobellis: tra i primi tre classificati al premio Urania Short 2017, “Oxygen” racconta di un futuro in cui si paga davvero tutto… inclusa l’aria che respiriamo.

“Saluti dal lago di Mandelbrot” di Franco Ricciardiello: un classico del cyberpunk italiano, una storia di messaggi cifrati e teoria del caos, ambientato sullo sfondo suggestivo del Golfo di Napoli.

 

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – I Parte: il tòpos

La scrittura è un’attività solitaria. Eppure, quando scriviamo non siamo soli.

Intorno al nostro libro ci sono altri libri: quelli degli autori e delle autrici che ci hanno preceduto e che hanno scritto delle stesse cose, o con uno stile simile, o nello stesso genere letterario che noi abbiamo scelto.

Scrivere, quindi, non è solo creare qualcosa di nuovo, ma misurarsi con una certa tradizione, composta:

  • da un canone preciso, stabilito dalla critica e da chi lo studia;
  • dai libri che hanno già affrontato i nostri stessi temi;
  • dal corpus di uno stesso autore o autrice;
  • dai libri che noi stessi abbiamo letto e che ci hanno influenzati, nel bene o nel male, in modo chiaro oppure nascosto.

E in questo non c’è niente di male, anzi: deve essere così. La preoccupazione di essere assolutamente originali e di scrivere in modo da non assomigliare a nessuno è un rovello tipico di autrici e autori inesperti, e consuma un sacco di energie per nulla!

Perché la cultura è una conversazione, perché nessuno di noi è una monade e perché, si dice, in fondo tutto è già stato scritto. Quindi rilassiamoci! Pensiamo, invece, a come relazionarci con la nostra tradizione di riferimento.

Per aiutarti in questo, abbiamo scritto una breve guida per spiegarti alcune componenti fondamentali che accomunano i testi, e che fanno da “mappa” per lo scrittore e la scrittrice che vogliono scrivere bene.

La nostra guida si intitola:

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono?

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L’interruzione di pagina: usiamola!

Nelle scorse settimane abbiamo affrontato il problema degli stili di paragrafo, spiegando perché è importante usarli e, soprattutto, come impostarli.
Abbiamo anche detto che non si tratta di un obbligo, ma di un plus che ci permette di lavorare su un file ordinato e facilita le cose a chi interviene sullo stesso file dopo di noi.

[Per approfondire leggi i due post:

Oggi parliamo di un altro strumento tanto importante quanto dimenticato: l’interruzione di pagina.


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I consigli di scrittura di Stephen King: la prima riga di un romanzo

Nei mesi scorsi abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo (o di un racconto): della sua importanza dal punto di vista di chi scrive e soprattutto di chi legge.

Cosa dire, entrando più nello specifico, della prima riga di un libro? Niente paura, ci viene in aiuto Stephen King!

In un’intervista rilasciata al quotidiano The Atlantic nel 2013, in concomitanza con l’uscita del suo romanzo “Doctor Sleep”, King parlò proprio dell’importanza della prima riga di un’opera, ancor prima che dell’incipit in senso più ampio.

Abbiamo tradotto alcune delle sue riflessioni, che possono essere utili e interessanti per tutt* noi.

Esiste ogni sorta di idea e teoria su ciò che costituisce una buona frase d’apertura. È un tema complesso e difficile da affrontare, perché io non ragiono sul piano concettuale quando lavoro sulla prima bozza: scrivo e basta. Per essere più tecnici, è un po’ come cercare di chiudere un raggio di luna in un barattolo. Ma c’è una cosa di cui sono sicuro. Una frase d’apertura deve invitare il lettore a iniziare la storia. Dovrebbe dire: “Ascolta. Entra. Tu vuoi saperne di più.” […]

Successivamente, King cita un romanzo come esempio eccellente di riga d’apertura: “Il postino suona sempre due volte”.

Abbiamo sentito tutti il consiglio che dà chi insegna scrittura: inizia un libro nel mezzo di una scena drammatica o avvincente, perché catturerai subito l’attenzione del lettore. È ciò che chiamiamo “gancio”, e fino a un certo punto è vero. Questa frase da “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain ti immerge subito in un luogo e in un tempo specifici, come se stesse già accadendo qualcosa: “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno.”

Sei immediatamente dentro la storia: il narratore è salito su un camion e si è fatto beccare. Ma Cain, come fanno i migliori scrittori, ci mette molto più che un contesto preimpostato. Questa frase ti dice più di quanto credi. Nessuno viaggia su un camion perché ha comprato un biglietto, quindi [il protagonista, N.d.T] deve essere uno sbandato, qualcuno dei sobborghi, qualcuno che rubacchia per campare. Così capisci subito molto di lui, forse più di quanto registra la tua mente cosciente, e ti incuriosisci.

Altro obiettivo è comunicare subito al lettore le caratteristiche stilistiche dell’autore.

Questo incipit ottiene anche qualcos’altro: è una veloce introduzione allo stile dell’autore, altra cosa che le buone righe d’apertura tendono a fare. In “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno”, capiamo subito che non saremo deliziati da mille fanfare. Non ci sarà un lessico pieno di fronzoli, niente chiacchiericcio. Il veicolo narrativo è semplice, snello (senza contare che il libro che abbiamo in mano è lungo solo 128 pagine). Che bella cosa: rapido, pulito e mortale, come un proiettile. […]

Da un punto di vista più materiale, secondo King, una buona riga d’apertura può convincere il lettore a comprare il tuo libro.

Ovviamente, è una questione di vita o di morte per lo scrittore. Una brutta prima riga può convincermi a non comprare un nuovo libro, perché, cielo, ne ho già un sacco; e uno stile sgradevole già all’inizio è abbastanza per scappare via.

Poi si focalizza su un altro concetto, che va oltre la semplice idea di stile: la voce di un autore/autrice, che deve essere sua, deve essere efficace e anche immediatamente riconoscibile.

Per me, una buona riga d’apertura inizia con una voce. Molte persone parlano di “voce”, ma penso che intendano più che altro “stile”. La voce è di più. La gente cerca qualcosa nei libri. Non cercano una storia, o addirittura i personaggi. Non cercano il genere. Credo che i lettori cerchino la voce.

Subito dopo, prova spiegarsi meglio facendo un paragone con la musica.

La voce di un romanzo è un po’ come quella di un cantante. Pensiamo a cantanti come Mick Jagger e Bob Dylan, che non avevano formazione musicale ma erano immediatamente riconoscibili. Quando la gente mette su un disco dei Rolling Stones, è perché cerca quella qualità distintiva. Conoscono quella voce, amano quella voce, e qualcosa dentro di loro li connette profondamente a essa. Ecco, succede lo stesso con i libri.

Cita poi alcuni autori che, secondo lui, sono caratterizzati proprio da una voce forte, accattivante e personale.

Chiunque abbia letto abbastanza di John Sanford, per esempio, sa che quella voce sarcastica e spassosa è sua e sua soltanto. O Elmore Leonard… mio dio, la sua scrittura è come un’impronta digitale. La riconosceresti ovunque. Una voce stuzzicante apre una connessione intima, un legame molto più forte rispetto a una voce falsata attraverso una scrittura artefatta.

In sostanza: cosa deve fare la prima riga di un romanzo?

Dovrebbe ottenere tre effetti. Ti posiziona nel tempo. Ti posiziona nello spazio. E richiama il finale del libro […].

E non dimentichiamo di trovare la nostra voce!

Libri per Halloween: streghe! Consigli di lettura

Ottobre sta per finire: arriva Halloween!

Questa festività che molti accomunano al Carnevale è a volte criticata, e vista a seconda delle volte come qualcosa “di importazione”, o anche di “satanico” e legato alle forze del male, o a un’estetica “vampiresca” superficiale e negativa.

Niente di più sbagliato!

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