Terra promessa e distopia: Caterina Franciosi racconta “Terra nova” – Dicono di noi

“Terra nova” di Caterina Franciosi è l’uscita di luglio di Futuro Presente, la collana che curiamo per le edizioni Delos Digital.

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Pausa estiva

Si avvicina il mese di agosto, e con esso il momento di mettere in pausa alcune attività.

Non facciamo una vera chiusura estiva, ma le comunicazioni saranno sensibilmente rallentate rispetto al solito. Le mail con richieste di informazioni o segnalazioni riceveranno risposta più avanti: confidiamo nella vostra pazienza!

Stesso discorso per i preventivi. Le richieste inoltrate in questi giorni saranno elaborate da Ferragosto in poi, nell’ordine di ricezione. È stato un periodo davvero molto pieno dal punto di vista lavorativo e faremo il possibile per non far attendere le persone più del dovuto.

Quelli trascorsi sono stati mesi impegnativi, mentalmente e fisicamente. Quest’anno più che mai sentiamo tutt* il bisogno di una pausa: vi salutiamo, quindi, con l’augurio di trovare il modo di rigenerarvi un po’, di raccogliere le idee e staccare da tutto.

“Riposati; un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante.” (Ovidio)

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Voce, metodo, citazioni: Irene Drago ci racconta il suo “Cielo di carta” – Dicono di noi

“Cielo di carta” è il penultimo racconto lungo che abbiamo pubblicato nella collana Futuro Presente (Delos Digital). Un racconto suggestivo e particolare, che ci ha colpite subito quando l’autrice, Irene Drago (che con noi aveva già pubblicato “Liberi tutti“) ce lo ha proposto.

Abbiamo quindi chiesto a Irene di parlarci della sua opera, di come è nata e “cresciuta”.

Scegliere un retroterra lovecraftiano è stato naturale nel momento in cui ho deciso che “Cielo di carta” avrebbe raccontato la storia di Vittorio, un uomo infelice nonostante la posizione privilegiata (una carriera avviata, un’ottima reputazione, una bella casa) in una società fortemente competitiva e classista. Lovecraft è uno dei miei autori preferiti e lo ritengo un maestro di stile ed eleganza nel raccontare l’orrore indefinibile, l’angoscia degli incubi che percola tra le crepe del reale: così, in “Cielo di carta”, una cupa minaccia lambisce i confini della normalità e, mentre annega in un terrore ancestrale al quale non riesce a dare un nome, il protagonista vede a poco a poco il vero volto del suo “mondo perfetto”.

Irene Drago cura la pagina “I gatti di Ulthar”

“Cielo di carta” è un racconto che tutti i lettori e lettrici possono apprezzare; e che piacerà in particolar modo a chi ama Lovecraft e riuscirà a scovare le molte citazioni sparse. Uno dei motivi per cui lo abbiamo scelto è proprio il bellissimo omaggio che rappresenta sia verso Lovecraft, sia verso un autore di culto come fu Harlan Ellison.

Nei miei racconti rappresento spesso un’umanità malinconica, sola, “cattiva”: in “Liberi tutti”, il mio esordio su “Futuro Presente”, raccontavo la storia di Vlad, vittima di un sistema carcerario disumano e punitivo, ma anche assassino efferato benché senza memoria. Il tono generale del racconto, ironico o sarcastico, in prima persona, serviva (anche per) rendere accattivante al lettore un personaggio negativo, che mi sono divertita molto a scrivere.

“Liberi tutti”, lo ricordiamo, uscì proprio due anni fa, nel giugno 2018.

In “Cielo di carta”, invece, ho evitato i toni leggeri: lo spaesamento di Vittorio, la sua infelicità sono un sintomo della scotomizzazione del rapporto con l’Altro. La fine della relazione con la collega Giulia è la prova di come Vittorio abbia preferito il suicidio (metaforico) in nome della produttività, del successo: l’emicrania di cui soffre è l’agonia della sua natura umana, autentica, frammentata e sofferente dopo anni di negazione di sé. I gesti di Vittorio, le sue parole, sono vuoti e stereotipati: vittime della società distopica di “Cielo di carta”, al pari degli esseri umani, sono gli animali, ma anche, in senso lato, l’arte, la pubblicità, la medicina, incancrenite dall’estinguersi progressivo e inarrestabile dell’empatia, dell’amore, dell’autenticità dei sentimenti. Sarebbe facile identificare nel Presidente il responsabile di tutto, ma, in realtà, nessuno dei personaggi può dirsi innocente: tutti, in un modo o nell’altro, sono marchiati, colpevoli delle proprie azioni, e soprattutto non-azioni, nei confronti dell’Altro. La cecità verso il prossimo, in un senso quasi evangelico, è estesa a tutta la comunità: ciò che accade nello slum ne è la drammatica conseguenza.

La distopia è un filone fantascientifico che sta conoscendo un grande successo anche presso il pubblico mainstream: basta pensare a saghe young-adult come “Hunger Games”, o a classici tornati alla ribalta, come “Il racconto dell’ancella” di Atwood.

Immagino che “Cielo di carta” possa essere considerato una critica alla società attuale. Non ho scritto per parlare della contemporaneità o del futuro come se questo racconto fosse un personale “manifesto”, ma penso anche che sia impossibile separare del tutto il “sé scrittore” dalla propria visione del mondo, per quanto ci si possa camuffare, anche solo per scommessa, gioco, evasione. Non voglio prendermi troppo sul serio, quando scrivo: la personalità, le esperienze, gli ideali, la voce sono tra le parole di un testo, lascio che il lettore li colga, se vuole, li interpreti a sua volta e ne tragga le conclusioni che preferisce.

Irene ha centrato un nodo importantissimo: la voce. Non bastano la tecnica, l’esercizio, lo studio per fare davvero la differenza; bisogna acquisire una voce che sia unica e sempre riconoscibile, che definisca la personalità di un autore/autrice e delle sue opere. È la cosa più difficile, perché la voce non si impara e non si studia sui manuali.

…ma i manuali ci insegnano a trovare un metodo, senza il quale non si lavora.

Irene ci ha parlato anche di come si è avvicinata a Futuro Presente e di come ha vissuto il rapporto con noi curatrici e con l’editing: un lavoro che svolgiamo sempre in sinergia con autrici/autori prima di procedere alla pubblicazione.

L’approdo a “Futuro Presente” di “Cielo di carta”, come di “Liberi tutti”, è stato molto sereno: ho proposto i racconti alle curatrici e in entrambi i casi ho ricevuto risposta in pochissimo tempo. Credo sia importante sottolineare che la necessità di un editing professionale è indipendente dall’aver avuto un parere positivo su un racconto: come mi ha scritto una volta Giulia, con la quale ho lavorato anche su “L’ospite d’onore” (“NeXT-Stream. Visioni di realtà contigue”, Kipple, 2018), il ruolo dell’editor è portare un’opera al “livello successivo”. Collaborare con un editor permette di individuare i punti di forza e di debolezza di un testo, capire quale sia il miglior modo per scrivere quello che abbiamo in mente.

Giulia ed Elena lavorano con grande precisione e puntualità, nel pieno rispetto della voce dell’autore, e sono sempre correttissime, professionali e gentili. Lavorare con loro è stato un piacere e da tempo le considero le mie editor di riferimento.

Altra questione importante è il metodo. Ripetiamo da anni quanto sia imprescindibile investire tempo ed energie nella pianificazione di un testo, sia esso un racconto o un romanzo. L’ispirazione – che ci aiuta a far emergere un’idea e ad ampliarla – può essere sollecitata in tanti modi diversi, tra cui il ricorso alla musica.

Ci racconta Irene:

Non inizio mai a scrivere se non ho ben chiara una trama: anche se, nel corso del lavoro, alcune cose possono cambiare sulla base di un’ispirazione improvvisa, o sulla documentazione che a mano a mano raccolgo, quando mi metto al computer devo sapere “da dove parto” e “dove voglio arrivare”. L’idea per un racconto si sviluppa quasi sempre da una scena (che poi troverà il suo posto nell’incipit, o nello sviluppo della storia, o alla fine): di solito, creo la mia personale “colonna sonora”, a volte per sottolineare l’atmosfera, oppure in contrasto a quanto succede in quel momento. Mi hanno aiutata nella stesura di “Cielo di carta”:

– “I treni di Tozeur” nella versione di Franco Battiato e Alice;

– “Ich tu dir weh” dei Rammstein;

– “Darkness” di Eminem;

– “Wo sind die Clowns?” dei Saltatio Mortis;

– “In Maidjan” degli Heilung.

Grazie ancora a Irene Drago, e buone letture/scritture a tutt*!

Scrivere a quattro mani: ce lo raccontano Alessandro Napolitano e Fabio Aloisio – Dicono di noi

Abbiamo parlato più volte nel blog della scrittura a quattro mani, che comporta una dose di impegno e concentrazione in più, ma che dona anche la soddisfazione di un lavoro in team.

Noi di Studio83, ovvero Elena Di Fazio e Giulia Abbate, abbiamo pubblicato diversi racconti scritti a quattro mani (l’ultimo dei quali per Urania Mondadori: “Guerra Fredda”, uscito sul Millemondi di luglio 2019).
Questo tipo di scrittura e di relazione ci accompagna da sempre, ed è uno dei “cementi” della nostra amicizia.

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“Cielo di carta”: nuovo racconto di Irene Drago per Futuro Presente

Siamo ancora felicissime per il Premio Italia che Futuro Presente si è aggiudicata come miglior collana: quale modo migliore di festeggiare che continuare a lavorare alacremente?

Eccoci quindi a parlare dell’ultimo racconto approdato nei nostri lidi: “Cielo di carta” di Irene Drago, che per Futuro Presente aveva già firmato l’apprezzatissimo “Liberi tutti”.

Nei ricchi quartieri, le Stelle e le Comete, ci pensano Mamma Pharma e Papà Naja a controllare ogni cosa, sotto lo sguardo severo del Presidente. Oltre i confini c’è lo slum infestato di malattie, miasmi, povertà. Ma qualcos’altro sta prendendo vita tra baracche e rivoli di fango: danze di topi, brulicare di vermi, e un culto sincretico di antichi dei che si perdono nella notte dei tempi. Da Irene Drago, già autrice di Liberi tutti, un racconto visionario e potente in cui riecheggiano Ellison e Lovecraft.

Per saperne di più o per acquistare il racconto in e-book, clicca qui e buona lettura!

Premio Italia 2020: GRAZIE!

Sabato 20 giugno si è tenuta online la Italcon, ovvero la convention italiana del fantastico, giunta alla 46° edizione. Ci sono state presentazioni, panel e interventi interessanti e sono stati consegnati come ogni anno i Premi Italia, riconoscimenti della comunità di appassionate e appassionati al lavoro e alle pubblicazioni dell’anno precedente.

Noi di Studio83 eravamo in finale in diverse categorie. E ne abbiamo vinte due!

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Consigli di scrittura: rispetto contro stereotipo

In questi ultimi giorni furoreggia una polemica legata alle rivolte di piazza del #blacklivesmatter, partite da Minneapolis e dal barbaro omicidio a sangue freddo che un poliziotto Derek Chauvin ha commesso ai danni di George Floyd, cittadino afroamericano.

Molt* manifestanti, in città di tutto il mondo, hanno buttato giù statue che celebravano schiavisti e colonizzatori (compresa la statua di Cristoforo Colombo). Qui in Italia, si dibatte sulla statua celebrativa di Indro Montanelli, giornalista che si vantò più volte, fino agli anni ’80, di aver comprato durante la guerra d’Etiopia una “moglie” di 12 anni.

La discussione riguarda anche opere dell’ingegno, come libri e film.
Poco tempo fa, con la morte di Harold Bloom, tornò in auge lo scontro sul canone, che il critico aveva ristretto a poche opere di autori maschi occidentali.
E in questi ultimi giorni la piattaforma HBO ha ritirato momentaneamente il film “Via col vento”, riservandosi di riproporlo con un disclaimer che ne indichi i contenuti razzisti.
(A difesa del film, molti citano il fatto che Hattie McDaniel, l’attrice che interpretava la schiava nutrice Mami, fu la prima afroamericana a vincere un Oscar. Non ci sembra sorprendente che l’intepretazione di uno stereotipo razzista sia premiata dalla società che lo propugna, aggiungiamo solo che proprio a causa della discriminazione razziale ad Hattie McDaniel fu impedito di recarsi a ritirare il premio).

Tutto questo scatena polemiche e scontri furiosi, sia sui social, che sui blog e nei confronti più vari, tra chi considera giusto e necessario questo movimento di revisione da parte di minoranze che rifiutano di essere stereotipate, chi grida alla censura, al revisionismo storico, al “e allora Caravaggio?”, o chi, civilmente e con argomenti solidi, si chiede se non sia il caso piuttosto di guardare avanti, ricontestualizzando in altri modi un passato doloroso e imbarazzante.

Noi di Studio83 abbiamo un’opinione precisa, che non riportiamo qui integralmente: ci limitiamo a parlare come sempre di ciò che conosciamo bene, ovvero della scrittura e della narrativa.

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“NewCoin Corporation” di Fabio Aloisio e Alessandro Napolitano: nuova uscita per Futuro Presente

Qualche giorno fa è uscito il racconto lungo “NewCoin Corporation a doppia firma di Fabio Aloisio e Alessandro Napolitano, l’uscita numero 32 della collana Futuro Presente, che curiamo per l’editore Delos Digital.

Futuro Presente è finalista come miglior collana al Premio Italia 2019: è questo il terzo anno in quattro di esistenza che arriviamo in finale grazie al gradimento di lettori e lettrici specializzate.
In più, in questa edizione del Premio Italia abbiamo ricevuto anche un riconoscimento personale: siamo in finale come migliori curatrici, e indipendentemente da chi vincerà (finalisti e finaliste bravissim*!) siamo davvero felici 🙂

C’è poi un ulteriore riconoscimento, davvero prestigioso, legato direttamente al racconto “NewCoin Corporation”.

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Presentarsi, proporsi, promuoversi: facciamolo bene!

Un dato di fatto: in queste lunghe settimane di lockdown, in molti hanno usato il tempo a disposizione per riprendere la penna in mano, scrivere, inviare proposte e manoscritti.

Lo sappiamo perché lavoriamo con tanti editori, che ci hanno confermato un aumento delle proposte. E perché noi stesse abbiamo avuto un picco di richieste da parte di autori e autrici per valutazioni, editing e proposte editoriali professionali.

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RISORSE #3 / per la Fase 2

Eccoci al TERZO post della nostra serie di #risorse, sperando che sia l’ultimo… o magari che questo nostro appuntamento possa diventare fisso, ma non più legato a una logica emergenziale.

Piuttosto, le risorse gratuite che troviamo e vi segnaliamo potrebbero inserirsi in una dimensione diversa: quella di percorsi di crescita e di conoscenza autonomi e svolti per il piacere di farli, ora che non siamo più bloccati in casa. (…Non tutti, almeno: secondo i dati ISTAT oggi tornano al lavoro 4,4 milioni di persone: una percentuale molto alta è proprio nelle regioni più colpite da Covid, e ha più di 50 anni, quindi è più a rischio Covid. E di quel numero, circa 3,3 milioni sono uomini, le donne restano a casa appresso a figli, famiglie, scuole “a distanza” e cura imposta. Grazie, patriarcato!)

Con questo spirito, abbiamo cercato risorse un po’ diverse dal solito: sempre gratuite e libere, ma non più legate soltanto al momento e alle offerte periodiche. Eccole!

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