Appunti di editing

RiLL e Short Kipple: due concorsi letterari per racconti fantastici da non perdere!

Abbiamo già segnalato concorsi letterari per racconti da tenere d’occhio e ai quali partecipare. Oggi aggiungiamo due notizie che ti saranno sicuramente utili se hai dei racconti fantastici nel cassetto!

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Speed date editoriale: tre consigli per affrontarlo al meglio!

Lo speed date editoriale è una novità degli ultimi anni: consiste in una serie di incontri che una grande casa editrice si offre di organizzare, per parlare direttamente con autori e autrici che propongono i loro testi.
Prende il nome dai famosi/famigerati speed date perché è appunto un confronto veloce: il/la candidata ha dieci, venti minuti per illustrare il proprio testo alle/agli editor della casa editrice, che si prestano a più incontri per valutare quante più proposte possibili.

In un mondo social in cui tutto sembra a portata di mano, a cosa serve uno speed date editoriale?
Serve a moltissimo, secondo noi!

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Il finale: cinque tipologie

In passato abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo e della sua importanza.

L’incipit non è soltanto l’avvio di un romanzo, è il primo contatto tra il lettore e l’opera. Da quelle poche righe, il destinatario deve essere introdotto nell’universo stilistico e nel registro generale che caratterizzano il romanzo: e deve anche esserne “catturato” […]

Qualcuno ha detto che l’incipit invoglia il lettore a procedere nella lettura del romanzo, mentre il finale serve a farglielo ricordare.

Pur avendo uno scopo differente, il finale è importantissimo in un romanzo o in un racconto. È la conclusione, non solo strutturale ma anche intrinseca; è la chiusura che l’autore/autrice sceglie, un po’ come l’inquadratura finale di un film. Non è l’unica cosa che apprezzerà o ricorderà il lettore, ma è tra i pesi che fanno pendere la bilancia dell’apprezzamento da un lato o dall’altro.

Un romanzo ben scritto, con un buon incipit, buoni personaggi e un buon intreccio non potrà che guadagnare in efficacia se anche l’explicit è ben studiato. Andiamo a vedere alcune tipologie di finale e quali sono quelli più famosi e memorabili.

LIETO FINE

È una delle tipologie più celebri e anche quella più catartica e rassicurante per il lettore. Al termine di una storia più o meno drammatica o intricata, i protagonisti ottengono ciò che cercavano, coronano un amore, sventano un attentato; in sostanza, ciò che può andare per il verso giusto lo farà.

Spoiler alert: qualche lieto fine celebre? “Orgoglio e pregiudizio”, con il matrimonio finale tra Elizabeth e Darcy; la serie di Harry Potter, con la sconfitta di Voldemort e i protagonisti adulti e felici vent’anni dopo; la serie di Hunger Games, con Katniss e Peeta che coronano il loro amore.

Via Flickr

FINALE APERTO

Chi ha detto che tutto deve avere una conclusione netta? Il finale aperto è una tipologia largamente usata e apprezzata di finale, sia in narrativa che (e soprattutto) su altri media come televisione e cinema. Il finale aperto può preparare l’opera a un seguito, oppure essere fine a se stesso, lasciando al lettore un voluto senso di sospensione. Attenzione: la parola chiave è “voluto”! Anche usando un finale aperto, dobbiamo comunque risolvere la maggior parte degli snodi narrativi. E, se il nostro romanzo è il primo volume di una saga, dobbiamo accertarci che sia comunque autosufficiente, a prescindere dalla possibilità di proseguire la storia.

Spoiler alert: qualche finale aperto celebre? “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson; “Mendicanti in Spagna” di Nancy Kress. Tra le uscite recenti, anche “La cospirazione dell’inquisitore” di Giulia Abbate (Fanucci/Leggereditore 2018).

FINALE A SORPRESA (CON TWIST!)

Espediente narrativo largamente utilizzato al cinema o in tv (ricordate “Il sesto senso”?), il finale a sorpresa è molto comune nei racconti e, in alcuni casi, anche nei romanzi. In un racconto il finale a sorpresa, magari con un bel twist che getti una luce completamente diversa su quanto letto fino a quel momento, è quasi sempre vincente; e in un romanzo, mutatis mutandis, può essere molto efficace e rendere l’opera memorabile.

Spoiler alert: qualche finale a sorpresa celebre? “Un oscuro scrutare” di Philip K. Dick o “Espiazione” di Ian McEwan. Tra le opere più brevi ricordiamo il racconto di culto “Sentinella” di Frederick Brown o il più recente “L’uovo” di Andy Weir, acclamato autore di “The martian”.

FINALE CIRCOLARE

Anche il finale circolare è usato di frequente al cinema e in tv e consiste nel concludere la storia là dove era iniziata. Si adatta molto alle opere in cui un personaggio racconta o ripercorre gli eventi che lo hanno portato nel punto in cui si trova in apertura e, tornati infine a quello stesso punto, la storia arriva a conclusione.

Spoiler alert: qualche finale circolare celebre? “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

FINALE MISTO

Non è detto che si debba scegliere una sola tipologia di finale: queste ultime possono essere utilizzate per ottenere un finale personalizzato e perfettamente in linea con le nostre esigenze. Possiamo, insomma, “cucirne” uno a seconda dell’effetto o del significato che cerchiamo di dare al nostro romanzo.

Più avanti parleremo nel dettaglio di tutte le tipologie di finale, approfondendole una a una per vedere quale di essere si sposa con quale tipologia di romanzo e perché!

Per il momento, vi lasciamo con qualche domanda: qual è la vostra tipologia di finale preferita? Quale finale vi è rimasto più impresso (senza spoiler!)? Qual è il miglior finale di sempre?

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – III Parte: lo stereotipo

Eccoci alla terza e ultima puntata della nostra piccola serie su alcuni elementi narrativi ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo parlato del luoghi comuni letterari, o tòpoi: un patrimonio che devi conoscere.

Nella seconda puntata abbiamo affrontato il tema dei cliché: ovvero dei tòpoi “degradati” che peggiorano il tuo scritto rendendolo meno efficace.

Oggi ci concentriamo su un altro elemento che devi evitare se vuoi scrivere bene e se vuoi avere lettori e lettrici che ti stimino e non ti detestino: gli stereotipi!

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Scrivere romanzi gialli: i dieci comandamenti di Raymond Chandler

Tra i generi letterari più largamente apprezzati c’è sicuramente il giallo, che raccoglie intorno a sé sia un fandom di appassionati, sia tantissimi lettori e lettrici mainstream. E, quando un appassionato di giallo decide di cimentarsi nella stesura di un romanzo o di un racconto, è facilissimo che si orienti proprio su quel genere. Il che, come abbiamo detto in passato, è un’ottima cosa: leggendo molti libri di uno specifico genere letterario ne interiorizziamo i tòpoi (ma attenzione a non cadere nei cliché!).

Inoltre, possiamo farci insegnare qualcosa dai mostri sacri che ne hanno fatto la storia, come Raymond Chandler, scrittore di luci e ombre, seguace di Dashiell Hammett e della narrativa hard-boiled.

Chandler, che fu parecchio critico nei confronti di molti romanzi gialli dei suoi tempi e di quelli immediatamente precedenti, scrisse i cosiddetti “Dieci comandamenti del romanzo giallo“. Si tratta di dieci regole imprescindibili che deve imparare chi vuole cimentarsi efficacemente con questo genere: andiamo a vedere quali sono le caratteristiche che deve assolutamente avere un romanzo giallo!
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Spunti per nuovi inizi: la pianificazione di un romanzo, l’incipit, le prime righe e una sana scrittura

Buon 2019! Oggi è il giorno nel quale molti e molte di noi ricominciano con il lavoro e rientrano nella routine quotidiana, magari dopo una pausa più o meno lunga per le feste di Natale e Capodanno.

Come la mettiamo con le scritture? A che punto sono? Come hai impiegato la pausa festiva?
Forse hai proseguito un romanzo o un racconto che avevi in lavorazione. Oppure hai concluso (magari grazie allo sprint del NaNoWriMo) un testo che era già a buon punto, mettendo la parola FINE. O hai usato i giorni di pausa proprio come pausa, come sospensione dai tanti progetti e dall’impegno della scrittura, per ricaricare le batterie e ripartire con il nuovo anno in modo più riposato e tranquillo.

(In questi casi, ricorda: se hai scritto un romanzo o un racconto, il bello deve ancora venire! Mandalo a Studio83 per una valutazione o per un editing e scopri come migliorare la tua storia, il tuo stile, per raggiungere la pubblicazione con un buon editore!)

C’è un’altra possibilità: ovvero, che tu abbia usato i giorni di festeggiamenti e generale riduzione del lavoro per iniziare una nuova scrittura.

In questo caso, ecco qualche consiglio che potrà esserti utile nell’impostare bene il tuo nuovo progetto. Non dimentichiamo che, come dice l’adagio, chi ben comincia è a metà dell’opera!
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Scrittura: l’importanza di fare un bilancio!

Oggi è il 31 dicembre, l’ultimo giorno del 2018: un momento in cui molte persone sentono l’esigenza di fare un bilancio dei dodici mesi appena trascorsi, prima di tuffarsi nell’anno che verrà. Possiamo fare la stessa cosa per quanto riguarda la scrittura? Ed è una cosa utile?

La risposta è: sì. Tenendo a mente un aspetto importante, però, e cioè che i bilanci non servono a scoraggiarsi o a dare spazio ai sensi di colpa, ma a tracciare un quadro più preciso del gap tra i nostri obiettivi iniziali e i risultati che abbiamo raggiunto.
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Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Seconda puntata della nostra serie dedicata ad alcuni elementi narrativi importanti: i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi. Sono componenti che riguardano i contenuti dei tuoi scritti, ma che si ripercuotono sulla forma e sullo stile, perché sono usati in più storie, tanto da diventare ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo spiegato la definizione di luogo comune, o tòpos letterario: nonostante nel parlato “luogo comune” indichi qualcosa di negativo, in letteratura esso non è affatto da evitare, anzi! Il tòpos letterario è un luogo inevitabile, uno schema ricorrente o una figura molto usata che devi conoscere per scrivere con cognizione di causa.

Insomma, i luoghi comuni letterari sono nostri amici e non vanno evitati, ma studiati! Perché sono importanti punti di riferimento che definiscono i generi e che ci aiutano a sviluppare le nostre storie.
[Leggi il post completo: Il tòpos]

Oggi affrontiamo il cliché. E il discorso si fa molto diverso da quello sul tòpos, perché il cliché è un elemento negativo, da evitare o da superare.

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Errori strutturali di un romanzo: come evitarli

A tutti noi è capitato, a un certo punto della nostra attività scrittoria, di riscontrare in un romanzo appena concluso uno o più difetti strutturali. Magari ce ne siamo accorti noi stessi rileggendolo, oppure è stato un professionista a indicarceli attraverso una valutazione o un editing.

Panico: cosa fare? Da un certo punto di vista, sui difetti formali (stile narrativo, scelte lessicali ecc) si può intervenire con più facilità, ma cosa fare quando l’errore va a toccare la struttura stessa del testo?

Immaginiamo un romanzo come una casa che è stata costruita sulla base del progetto di un architetto. Se quest’ultimo ha commesso qualche leggerezza, l’edificio non reggerà e, a un certo punto, collasserà su se stesso. La stessa cosa può accadere a un romanzo che è stato pianificato poco, male o con meno attenzione del dovuto a determinati aspetti.

Andiamo a esaminare le due cause più comuni delle debolezze strutturali di un manoscritto: in questo modo potremo evitarle facilmente!

1. Pianificazione insufficiente

Ne abbiamo parlato un milione di volte e non ci stancheremo mai di farlo: la pianificazione preliminare è essenziale alla buona riuscita di un romanzo. Senza una scaletta accurata, perdersi lungo il percorso è un attimo.

E si rischiano, per esempio, gli errori di continuity, che sono tra i più diffusi difetti strutturali. “Continuity” è un termine inglese con cui si definisce la coerenza nello svolgimento di una storia. È possibile che alcuni eventi nel nostro romanzo si contraddicano tra loro, perché non ci abbiamo ragionato su abbastanza a lungo e con sufficiente approfondimento.

Una scaletta dettagliata ci aiuterà a evitare questo genere di debolezze strutturali, facendoci capire in anticipo se gli eventi narrati e l’evoluzione dei personaggi sono coerenti e solidi.

2. Documentazione insufficiente

Chi ha voglia di passare mesi a leggere saggi e articoli prima di mettersi a scrivere? Nessuno: eppure è necessario farlo per evitare problemi in futuro.

Un tipico errore strutturale, quando la documentazione è insufficiente, è basare una storia su premesse errate. Eventi storici, questioni scientifiche, caratteristiche dell’ambientazione: anche qui, basta un attimo per commettere un errore che andrà a inficiare l’intera struttura dell’opera.

Può interessarti anche: Il lavoro di documentazione

Lavorando con cura su pianificazione e documentazione, eviteremo a monte i problemi.

Cosa fare per rimediare quando l’errore è già stato commesso?

Per prima cosa, don’t panic. Sono cose che possono capitare e gli errori sono alleati preziosi dell’esperienza. Ora dobbiamo salvare ciò che abbiamo già scritto, mettendo in atto alcune strategie.

Riprendere in mano la scaletta e scriverla da capo

Per quanto possa sembrare scoraggiante, rimettere mano alla scaletta può davvero salvare la vita al nostro manoscritto. La scaletta ci dà un’idea d’insieme del romanzo e lavorarci ancora ci permette di intervenire sui difetti della struttura prima ancora di andare a toccare il manoscritto stesso.

Una volta corretta e sistemata la scaletta, passiamo ad apportare le stesse modifiche al romanzo. È possibile che un semplice lavoro di “taglia e cuci” non sia sufficiente e che dovremo riscrivere intere parti, ma stavolta avremo le idee più chiare e una visione d’insieme molto più ampia e solida. Anche il testo guadagnerà in solidità!

Documentarci ancora

Se l’errore stava in una insufficiente documentazione, dobbiamo armarci di pazienza e procurarci tutti quei testi che possono aiutarci a chiarirci le idee. Possiamo chiedere aiuto a qualcuno più esperto dell’argomento di cui trattiamo, chiedendogli consigli sulla verosimiglianza della nostra opera.

A quel punto, con una maggiore consapevolezza e sicurezza, possiamo ripartire dalla scaletta e modificarla su queste basi.

In altri casi, purtroppo, non è possibile fare altro che riscrivere da zero il romanzo. Può essere un momento molto scoraggiante, ma non dobbiamo arrenderci: già il fatto di rendersene conto e prenderne atto indica una più forte consapevolezza. Non c’è ragione di buttare al vento il lavoro fatto fino a quel momento, possiamo riformularlo in modo che sia più solido e non commettere più lo stesso errore in futuro.

In bocca al lupo e buona scrittura!

Vuoi sapere se ci sono errori strutturali nel tuo romanzo?

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – I Parte: il tòpos

La scrittura è un’attività solitaria. Eppure, quando scriviamo non siamo soli.

Intorno al nostro libro ci sono altri libri: quelli degli autori e delle autrici che ci hanno preceduto e che hanno scritto delle stesse cose, o con uno stile simile, o nello stesso genere letterario che noi abbiamo scelto.

Scrivere, quindi, non è solo creare qualcosa di nuovo, ma misurarsi con una certa tradizione, composta:

  • da un canone preciso, stabilito dalla critica e da chi lo studia;
  • dai libri che hanno già affrontato i nostri stessi temi;
  • dal corpus di uno stesso autore o autrice;
  • dai libri che noi stessi abbiamo letto e che ci hanno influenzati, nel bene o nel male, in modo chiaro oppure nascosto.

E in questo non c’è niente di male, anzi: deve essere così. La preoccupazione di essere assolutamente originali e di scrivere in modo da non assomigliare a nessuno è un rovello tipico di autrici e autori inesperti, e consuma un sacco di energie per nulla!

Perché la cultura è una conversazione, perché nessuno di noi è una monade e perché, si dice, in fondo tutto è già stato scritto. Quindi rilassiamoci! Pensiamo, invece, a come relazionarci con la nostra tradizione di riferimento.

Per aiutarti in questo, abbiamo scritto una breve guida per spiegarti alcune componenti fondamentali che accomunano i testi, e che fanno da “mappa” per lo scrittore e la scrittrice che vogliono scrivere bene.

La nostra guida si intitola:

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono?

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