Appunti di editing

Errori strutturali di un romanzo: come evitarli

A tutti noi è capitato, a un certo punto della nostra attività scrittoria, di riscontrare in un romanzo appena concluso uno o più difetti strutturali. Magari ce ne siamo accorti noi stessi rileggendolo, oppure è stato un professionista a indicarceli attraverso una valutazione o un editing.

Panico: cosa fare? Da un certo punto di vista, sui difetti formali (stile narrativo, scelte lessicali ecc) si può intervenire con più facilità, ma cosa fare quando l’errore va a toccare la struttura stessa del testo?

Immaginiamo un romanzo come una casa che è stata costruita sulla base del progetto di un architetto. Se quest’ultimo ha commesso qualche leggerezza, l’edificio non reggerà e, a un certo punto, collasserà su se stesso. La stessa cosa può accadere a un romanzo che è stato pianificato poco, male o con meno attenzione del dovuto a determinati aspetti.

Andiamo a esaminare le due cause più comuni delle debolezze strutturali di un manoscritto: in questo modo potremo evitarle facilmente!

1. Pianificazione insufficiente

Ne abbiamo parlato un milione di volte e non ci stancheremo mai di farlo: la pianificazione preliminare è essenziale alla buona riuscita di un romanzo. Senza una scaletta accurata, perdersi lungo il percorso è un attimo.

E si rischiano, per esempio, gli errori di continuity, che sono tra i più diffusi difetti strutturali. “Continuity” è un termine inglese con cui si definisce la coerenza nello svolgimento di una storia. È possibile che alcuni eventi nel nostro romanzo si contraddicano tra loro, perché non ci abbiamo ragionato su abbastanza a lungo e con sufficiente approfondimento.

Una scaletta dettagliata ci aiuterà a evitare questo genere di debolezze strutturali, facendoci capire in anticipo se gli eventi narrati e l’evoluzione dei personaggi sono coerenti e solidi.

2. Documentazione insufficiente

Chi ha voglia di passare mesi a leggere saggi e articoli prima di mettersi a scrivere? Nessuno: eppure è necessario farlo per evitare problemi in futuro.

Un tipico errore strutturale, quando la documentazione è insufficiente, è basare una storia su premesse errate. Eventi storici, questioni scientifiche, caratteristiche dell’ambientazione: anche qui, basta un attimo per commettere un errore che andrà a inficiare l’intera struttura dell’opera.

Può interessarti anche: Il lavoro di documentazione

Lavorando con cura su pianificazione e documentazione, eviteremo a monte i problemi.

Cosa fare per rimediare quando l’errore è già stato commesso?

Per prima cosa, don’t panic. Sono cose che possono capitare e gli errori sono alleati preziosi dell’esperienza. Ora dobbiamo salvare ciò che abbiamo già scritto, mettendo in atto alcune strategie.

Riprendere in mano la scaletta e scriverla da capo

Per quanto possa sembrare scoraggiante, rimettere mano alla scaletta può davvero salvare la vita al nostro manoscritto. La scaletta ci dà un’idea d’insieme del romanzo e lavorarci ancora ci permette di intervenire sui difetti della struttura prima ancora di andare a toccare il manoscritto stesso.

Una volta corretta e sistemata la scaletta, passiamo ad apportare le stesse modifiche al romanzo. È possibile che un semplice lavoro di “taglia e cuci” non sia sufficiente e che dovremo riscrivere intere parti, ma stavolta avremo le idee più chiare e una visione d’insieme molto più ampia e solida. Anche il testo guadagnerà in solidità!

Documentarci ancora

Se l’errore stava in una insufficiente documentazione, dobbiamo armarci di pazienza e procurarci tutti quei testi che possono aiutarci a chiarirci le idee. Possiamo chiedere aiuto a qualcuno più esperto dell’argomento di cui trattiamo, chiedendogli consigli sulla verosimiglianza della nostra opera.

A quel punto, con una maggiore consapevolezza e sicurezza, possiamo ripartire dalla scaletta e modificarla su queste basi.

In altri casi, purtroppo, non è possibile fare altro che riscrivere da zero il romanzo. Può essere un momento molto scoraggiante, ma non dobbiamo arrenderci: già il fatto di rendersene conto e prenderne atto indica una più forte consapevolezza. Non c’è ragione di buttare al vento il lavoro fatto fino a quel momento, possiamo riformularlo in modo che sia più solido e non commettere più lo stesso errore in futuro.

In bocca al lupo e buona scrittura!

Vuoi sapere se ci sono errori strutturali nel tuo romanzo?

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – I Parte: il tòpos

La scrittura è un’attività solitaria. Eppure, quando scriviamo non siamo soli.

Intorno al nostro libro ci sono altri libri: quelli degli autori e delle autrici che ci hanno preceduto e che hanno scritto delle stesse cose, o con uno stile simile, o nello stesso genere letterario che noi abbiamo scelto.

Scrivere, quindi, non è solo creare qualcosa di nuovo, ma misurarsi con una certa tradizione, composta:

  • da un canone preciso, stabilito dalla critica e da chi lo studia;
  • dai libri che hanno già affrontato i nostri stessi temi;
  • dal corpus di uno stesso autore o autrice;
  • dai libri che noi stessi abbiamo letto e che ci hanno influenzati, nel bene o nel male, in modo chiaro oppure nascosto.

E in questo non c’è niente di male, anzi: deve essere così. La preoccupazione di essere assolutamente originali e di scrivere in modo da non assomigliare a nessuno è un rovello tipico di autrici e autori inesperti, e consuma un sacco di energie per nulla!

Perché la cultura è una conversazione, perché nessuno di noi è una monade e perché, si dice, in fondo tutto è già stato scritto. Quindi rilassiamoci! Pensiamo, invece, a come relazionarci con la nostra tradizione di riferimento.

Per aiutarti in questo, abbiamo scritto una breve guida per spiegarti alcune componenti fondamentali che accomunano i testi, e che fanno da “mappa” per lo scrittore e la scrittrice che vogliono scrivere bene.

La nostra guida si intitola:

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono?

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L’interruzione di pagina: usiamola!

Nelle scorse settimane abbiamo affrontato il problema degli stili di paragrafo, spiegando perché è importante usarli e, soprattutto, come impostarli.
Abbiamo anche detto che non si tratta di un obbligo, ma di un plus che ci permette di lavorare su un file ordinato e facilita le cose a chi interviene sullo stesso file dopo di noi.

[Per approfondire leggi i due post:

Oggi parliamo di un altro strumento tanto importante quanto dimenticato: l’interruzione di pagina.


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I consigli di scrittura di Stephen King: la prima riga di un romanzo

Nei mesi scorsi abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo (o di un racconto): della sua importanza dal punto di vista di chi scrive e soprattutto di chi legge.

Cosa dire, entrando più nello specifico, della prima riga di un libro? Niente paura, ci viene in aiuto Stephen King!

In un’intervista rilasciata al quotidiano The Atlantic nel 2013, in concomitanza con l’uscita del suo romanzo “Doctor Sleep”, King parlò proprio dell’importanza della prima riga di un’opera, ancor prima che dell’incipit in senso più ampio.

Abbiamo tradotto alcune delle sue riflessioni, che possono essere utili e interessanti per tutt* noi.

Esiste ogni sorta di idea e teoria su ciò che costituisce una buona frase d’apertura. È un tema complesso e difficile da affrontare, perché io non ragiono sul piano concettuale quando lavoro sulla prima bozza: scrivo e basta. Per essere più tecnici, è un po’ come cercare di chiudere un raggio di luna in un barattolo. Ma c’è una cosa di cui sono sicuro. Una frase d’apertura deve invitare il lettore a iniziare la storia. Dovrebbe dire: “Ascolta. Entra. Tu vuoi saperne di più.” […]

Successivamente, King cita un romanzo come esempio eccellente di riga d’apertura: “Il postino suona sempre due volte”.

Abbiamo sentito tutti il consiglio che dà chi insegna scrittura: inizia un libro nel mezzo di una scena drammatica o avvincente, perché catturerai subito l’attenzione del lettore. È ciò che chiamiamo “gancio”, e fino a un certo punto è vero. Questa frase da “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain ti immerge subito in un luogo e in un tempo specifici, come se stesse già accadendo qualcosa: “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno.”

Sei immediatamente dentro la storia: il narratore è salito su un camion e si è fatto beccare. Ma Cain, come fanno i migliori scrittori, ci mette molto più che un contesto preimpostato. Questa frase ti dice più di quanto credi. Nessuno viaggia su un camion perché ha comprato un biglietto, quindi [il protagonista, N.d.T] deve essere uno sbandato, qualcuno dei sobborghi, qualcuno che rubacchia per campare. Così capisci subito molto di lui, forse più di quanto registra la tua mente cosciente, e ti incuriosisci.

Altro obiettivo è comunicare subito al lettore le caratteristiche stilistiche dell’autore.

Questo incipit ottiene anche qualcos’altro: è una veloce introduzione allo stile dell’autore, altra cosa che le buone righe d’apertura tendono a fare. In “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno”, capiamo subito che non saremo deliziati da mille fanfare. Non ci sarà un lessico pieno di fronzoli, niente chiacchiericcio. Il veicolo narrativo è semplice, snello (senza contare che il libro che abbiamo in mano è lungo solo 128 pagine). Che bella cosa: rapido, pulito e mortale, come un proiettile. […]

Da un punto di vista più materiale, secondo King, una buona riga d’apertura può convincere il lettore a comprare il tuo libro.

Ovviamente, è una questione di vita o di morte per lo scrittore. Una brutta prima riga può convincermi a non comprare un nuovo libro, perché, cielo, ne ho già un sacco; e uno stile sgradevole già all’inizio è abbastanza per scappare via.

Poi si focalizza su un altro concetto, che va oltre la semplice idea di stile: la voce di un autore/autrice, che deve essere sua, deve essere efficace e anche immediatamente riconoscibile.

Per me, una buona riga d’apertura inizia con una voce. Molte persone parlano di “voce”, ma penso che intendano più che altro “stile”. La voce è di più. La gente cerca qualcosa nei libri. Non cercano una storia, o addirittura i personaggi. Non cercano il genere. Credo che i lettori cerchino la voce.

Subito dopo, prova spiegarsi meglio facendo un paragone con la musica.

La voce di un romanzo è un po’ come quella di un cantante. Pensiamo a cantanti come Mick Jagger e Bob Dylan, che non avevano formazione musicale ma erano immediatamente riconoscibili. Quando la gente mette su un disco dei Rolling Stones, è perché cerca quella qualità distintiva. Conoscono quella voce, amano quella voce, e qualcosa dentro di loro li connette profondamente a essa. Ecco, succede lo stesso con i libri.

Cita poi alcuni autori che, secondo lui, sono caratterizzati proprio da una voce forte, accattivante e personale.

Chiunque abbia letto abbastanza di John Sanford, per esempio, sa che quella voce sarcastica e spassosa è sua e sua soltanto. O Elmore Leonard… mio dio, la sua scrittura è come un’impronta digitale. La riconosceresti ovunque. Una voce stuzzicante apre una connessione intima, un legame molto più forte rispetto a una voce falsata attraverso una scrittura artefatta.

In sostanza: cosa deve fare la prima riga di un romanzo?

Dovrebbe ottenere tre effetti. Ti posiziona nel tempo. Ti posiziona nello spazio. E richiama il finale del libro […].

E non dimentichiamo di trovare la nostra voce!

#NaNoWriMo: cinque consigli PRATICI (più uno) per scrivere un romanzo in trenta giorni!

Arriva novembre… arriva il NaNoWrimo!

Ma cos’è questo NaNoWriMo?

Il National Novel Writing Month,  “mese nazionale per la scrittura di un romanzo”, è un progetto nato online qualche anno fa e diventato in poco tempo una sfida virale: scrivere un romanzo di almeno 50.000 parole in un solo mese, il mese appunto di novembre.

Come si fa a partecipare? Basta iscriversi gratuitamente alla piattaforma NaNoWriMo, scegliersi un nome e magari impostare un obiettivo; avrai una tua pagina sulla quale segnare i progressi giornalieri (il numero di battute o di parole) che ti restituisce le tue statistiche di scrittura.
E poi… e poi basta.
Non c’è niente di obbligatorio. La sfida è con noi stessi.
Se vogliamo possiamo partecipare in vari modi e gradi alla vita della comunità di scrittori e scrittrici che si scambiano idee, impressioni e insulti (tutto concordato! Ne parliamo poco sotto…), altrimenti si usa la pagina per tracciare i propri progressi, e la sfida in sé per scrivere un testo di almeno 50.000 parole.

Semplice e senza sorprese. E forse proprio per questo il NaNoWriMo è ormai un evento che conta migliaia di appassionati in tutto il mondo.

Hai mai partecipato? Pensi di farlo? Ecco qualche consiglio utile per affrontare questo mese al meglio e trovarti al 30 di novembre con un bel romanzo terminato e senza la vita distrutta 🙂

La bacheca della piattaforma

1 – Preparati in anticipo.

Un romanzo, per quanto breve e pieno di belle idee, non si scrive da zero: al primo novembre dovresti avere una scaletta di massima già pronta, che sia la più dettagliata possibile, per darti modo di iniziare la scrittura con una base creativa solida e soprattutto per evitare blocchi dovuti a “buchi” narrativi a metà strada.

Non ci avevi pensato? Non hai una scaletta pronta?

Beh, al primo novembre mancano tre giorni! 🙂
Se non ti bastano, prenditi anche tutta la settimana per stendere il piano del tuo romanzo, segnando anche quello nel conteggio della tua scrittura.
Se non sai come fare… ti aiutiamo noi! Leggi i nostri post sulla pianificazione preliminare, e imparerai come fare bene una scaletta e come programmare il tuo romanzo:

2 – Crea un’abitudine giornaliera.

Scrivere un romanzo in un mese può sembrare una corsa forsennata: invece ha tutti i crismi di una piccola maratona. Quindi è molto importante che almento per trenta giorni tu programmi un tempo fisso, in un momento preciso della giornata che sia sempre quello, e imposti un numero minimo di battute da raggiungere in quel tempo (per 50.000 parole, sono esattamente 1667 parole al giorno).

Si tratta di una strategia basata sulla quantità e sulla metodicità, un po’ come se ogni giorno dovessi prendere una pasticca, o fare una certa procedura fisica per la tua salute, o accompagnare un parente a un appuntamento fisso. Trova il tempo, trova il momento e riga dritto per trenta giorni. Se ti sembra difficile, tieni duro e ripetiti che in fondo è solo per un mese, e solo per poche parole al giorno. Di solito funziona.

E molto spesso, accade che dopo trenta giorni hai guadagnato una buona abitudine in più alla quale ti sarà molto difficile rinunciare!

3 – Organizza spazi e tempi intorno a te.

Per lavorare in modo metodico hai bisogno che l’ambiente intorno a te contribuisca al tuo successo. E dipende da te!

Cura la tua postazione, che sia quanto più possibile luminosa, tranquilla e funzionale. E fornisciti anche di un buon equipaggiamento: oltre a una tazza di the verde che ti aiuti la concentrazione e la salute, tieniti accanto il materiale che ti serve, ad esempio un dizionario, o i libri e manuali che potresti aver bisogno di consultare; scaletta sempre a portata di mano e sotto gli occhi; e una buona scorta di surgelati nel freezer: scrittura e alta cucina in questo caso remerebbero l’una contro l’altra, ti rifarai col cenone di Natale!

4 – Usa gli strumenti del NaNoWriMo.

Ce ne sono molti! Fai un giro nella piattaforma, per scoprire il semplice meccanismo dei “badge” e i vari forum tematici, tra i quali quelli per festeggiare i progressi e quelli dove dichiarare invece le mete non raggiunte, e farsi (giocosamente) insultare da colleghi e colleghe nella tua stessa condizione!

La cosa più importante: aggiorna puntualmente le battute o parole giornaliere che hai scritto. Tenere traccia dei tuoi progressi è molto importante! Sospetto anzi che il NaNoWriMo sia diventato così popolare anche per questa bellissima idea:

La tua statistica personale di scrittura giornaliera!

Nel nostro post dedicato agli obiettivi realistici abbiamo parlato proprio di questo: tra le caratteristiche indispensabili di un obiettivo ben formato che ti incoraggia al lavoro c’è anche il fatto che esso sia misurabile.

L’obiettivo deve essere misurabile. La domanda chiave è: “come saprò di aver raggiunto il mio obiettivo? Cosa deve succedere?”
Come sai che “sei” uno scrittore?
Vuoi stabilire un certo numero di racconti pubblicati? Un certo numero di recensioni raggiunte? Un certo numero di lettori? Ti basta leggere anche solo una volta la parola “scrittore” accanto al tuo nome e saprai di poter passare all’obiettivo successivo?
Devi assolutamente rispondere a questa domanda.

Un obiettivo ben formato deve anche essere: espresso in positivo, specifico, descrivibile, in armonia con te e sotto il tuo controllo. Per saperne di più:  “Seconda regola del successo per scrittori: obiettivi realistici!”

5 – Procedi!

Significa che non devi metterti a rileggere quello che hai scritto il giorno prima, a meno che tu non debba capire a che punto sei, e per quello ti bastano le ultime cinque righe.

Questo fa parte dello spirito del NaNoWriMo, che vuole portarti a produrre una prima bozza presto e bene. E fa anche parte del miglior metodo di scrittura che conosciamo e propugnamo anche noi di Studio83, basato sulla separazione dei momenti creativi.

Leggilo qui: Scrivere: rispettiamo le fasi della creatività

Quando scrivi la prima bozza devi usare la creatività irrazionale del subconscio, devi farti trasportare, senza rileggere e assolutamente senza ricorreggere! La revisione viene dopo. Pure quella è indispensabile, ma deve essere separata dalla prima creazione perché il tuo cervello possa lavorare in modo efficiente e con poca fatica.

Con le buone abitudini che acquisisci a novembre grazie al NaNoWriMo, potrai usare dicembre per revisionare. E per il cenone di Natale, vai dai nonni o da papà&mamma: saranno felici di rimpinzarti e di sapere che hai scritto un romanzo in un mese!

Poi, quando arriva gennaio, a bagordi finiti e romanzo revisionato… mandalo a noi! Le nostre schede di valutazione ti aiuteranno a vedere la tua opera con occhi nuovi e più consapevoli, e il nostro editing la renderà più coerente, più solida ed efficace, pronta a prendere la sua strada di pubblicazione.

Pronto, pronta a iniziare?
Buon NaNoWriMo!
Buone scritture!

Stili di paragrafo: come impostarli

La volta scorsa abbiamo spiegato perché è bene impostare gli stili di paragrafo prima di metterci a scrivere.

Impostare i fogli di stile non è un obbligo e non pregiudicherà la selezione dei nostri testi da parte di editori o giurie, ma consentirà a noi di lavorare su un file pulito e professionale.

Ora che sappiamo cosa sono, ci domandiamo: come impostare gli stili di paragrafo?

Parleremo del programma di videocrittura Microsoft Word, il più largamente utilizzato (assieme a Open Word, che gli somiglia molto). Abbiamo detto che Word ha già una sua selezione di stili di paragrafo, contenenti set di formattazioni predefinite. Per comodità, possiamo iniziare utilizzando quelli già pronti, che poi andremo a modificare all’occorrenza.

Immaginiamo di avere il nostro testo:

Come possiamo vedere dall’immagine, al momento al testo è applicato lo stile neutro “Normale”.
La prima cosa che vogliamo fare è assegnare uno stile specifico al titolo del capitolo: utilizziamo quindi uno dei relativi stili già presenti nel programma. Nell’immagine qui sotto, è cerchiato in rosso.

Ed ecco come appare il nostro titolo di capitolo una volta applicatogli lo stile di paragrafo scelto:

Non solo il nostro file è più pulito ed elegante: assegnare uno stile specifico per i titoli consente di creare un sommario, le cui voci corrispondono proprio a quello stile. Ne parleremo presto, in un altro post dei nostri #tips!

Passiamo ora al testo e al relativo stile di paragrafo.
Come vogliamo che appaia il nostro testo? Non parlo di scelte estetiche bizzarre: ricordiamolo, la sobrietà è essenziale, quindi niente font strani e atteniamoci alle regole basilari.
Vogliamo un’interlinea più o meno ampia?
Vogliamo il testo giustificato, ovvero allineato a entrambi i bordi?
Vogliamo il rientro in prima riga, importantissimo per dare aria al testo?
Possiamo ottenere tutte queste caratteristiche semplicemente impostandole.

Come fare? Una prima via è modificare uno stile già esistente, per esempio il già citato “Normale”.
Spostiamo il cursore sopra il riquadro dello stile e usiamo il tasto destro del mouse (sinistro, per noi mancini! 😉 ):

Si aprirà una finestra di dialogo attraverso cui apportare le prime modifiche, quelle relative al carattere.

Ed ecco qui: ho inserito la giustificazione (quindi allineato il testo sia a destra che a sinistra) e modificato il font (ovvero il carattere) in Times New Roman.
Come modifico l’interlinea e il rientro in prima riga?
Semplice: in basso a sinistra della finestra di dialogo c’è il pulsante “Formato”. Una volta premuto, si aprirà un menù: selezioniamo “Paragrafo” per accedere alle opzioni di formattazione relative.

Ed ecco qui le mie impostazioni: dal menù a tendina “Speciale”, ho selezionato il rientro “Prima riga” di 0,5 cm: ciò significa che, ogni volta che andrò a capo, la prima frase di un paragrafo rientrerà di 0,5 cm da sinistra. Poi ho modificato la spaziatura, che di default prevedeva 10 pt di spazio tra un paragrafo e l’altro.

C’è anche un altro modo per generare lo stile di paragrafo che preferiamo, a partire dal testo.
Selezioniamo un paragrafo e diamogli manualmente le caratteristiche che vogliamo (font, allineamento, rientro, spaziatura):

A questo punto clicchiamo qui, a destra degli stili prefiniti:

E salviamo la selezione come un nuovo stile utilizzando l’apposita voce del menù.

Queste piccole operazioni preliminari, più semplici a farsi che a dirsi, permettono di risparmiare tempo successivamente.

Per esempio: volete partecipare a un concorso che dà regole specifiche sul font, che deve essere ad esempio Times New Roman 12, mentre voi avete usato Arial 14. Se avete impostato uno stile di paragrafo per il testo, non dovrete fare altro che modificarlo, senza dover selezionare manualmente l’intero romanzo.

(Senza contare tutte le piccole fissazioni che possiamo soddisfare. Io, per esempio, riesco a scrivere solo in Times New Roman. Ma devo rileggermi in Garamond.)

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Sembra tutto troppo difficile? No! Non preoccuparti!

Come abbiamo detto, impostare gli stili di paragrafo è utile innanzitutto per chi scrive, ma non è fondamentale. Ci saranno due fasi, in caso di pubblicazione con una casa editrice (ma anche di self-publishing!) attraverso cui il testo dovrà passare: correzione di bozze e impaginazione. A quel punto, saranno professionist* del settore a occuparsi di tutti questi aspetti, trasformando il vostro testo in un documento pulito, in ordine e pronto per essere stampato (o convertito in e-book) e fruito dal pubblico.


 

Stili di paragrafo: cosa sono e perché impostarli

Chiacchierando con colleghi e colleghe che scrivono, capita di sentirsi chiedere:

“Qual è la prima cosa che fai quando inizi un nuovo racconto o romanzo?”

La risposta che danno molte persone è “Scrivo il titolo”, o “Parto subito con l’incipit”. La risposta che do io è sempre:

“Imposto gli stili di paragrafo.”

Cosa sono gli stili di paragrafo? Sono dei set di opzioni di formattazione che vengono applicati al testo in modo uniforme e coerente.

Il font e le sue dimensioni, il rientro in prima riga, l’interlinea e l’allineamento del testo sono tutte opzioni di formattazione contenute in uno stile di paragrafo. Se, per esempio, voglio che il mio romanzo abbia interlinea singola, font Times New Roman 14, rientro di 0,4 in prima riga e 0 pt di spaziatura tra un capoverso e l’altro, non devo far altro che impostare tutte queste caratteristiche nello stile di paragrafo che poi applicherò al testo. Stesso discorso per il titolo dei capitoli: voglio un Times New Roman 16 grassetto, con 24 pt di spaziatura verticale dal testo? Lo imposto e lo applico a tutti i titoli dei capitoli.

In questo modo, non solo testo e titoli saranno uniformi; ma, se deciderò di modificarli (per esempio aumentando i pt tra titoli e testo dei capitoli), mi basterà apportare tale modifica allo stile di paragrafo e me la troverò applicata uniformemente nell’intero file.

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Word, il programma di videoscrittura più largamente utilizzato, ha un ampio set di stili di paragrafo, pensati per diverse funzioni: corpo del testo, titolo, sottotitolo, riferimenti, citazioni e via dicendo. Possiamo scegliere uno stile e applicarlo al nostro testo, o alla sezione a cui vogliamo assegnare quelle specifiche proprietà. Se, per esempio, voglio usare lo stile di paragrafo “Titolo1” per i titoli dei capitoli, dovrò applicarlo ogni volta ai suddetti.

Ma se sto per scrivere un buon romanzo, che mi importa della veste redazionale? Non è il contenuto che conta?

La risposta è semplice: impostare gli stili di paragrafo non migliorerà la sostanza del testo, ma aiuterà voi e chi verrà dopo di voi a lavorare meglio.

Voi, perché vi farà lavorare su un file ordinato e pulito. Scrivereste meglio su una scrivania lurida e sommersa di ciarpame, o su una scrivania ordinata, con tutto lo spazio per muovervi? E prendereste più volentieri appunti su un foglio bianco e lindo, o su un cencio pieno di scarabocchi?

Chi lavorerà sul testo dopo di voi, invece, si troverà davanti un’opera con una veste già professionale. Se si tratta di un editore, farete subito bella impressione: apparire professionali è tutt’altro che un dettaglio, ricordiamocelo! Ovvio che la differenza la fa il contenuto, ma pensiamoci: se siamo qualificatissimi per un impiego, non ci aiuterà affatto presentarci al colloquio vestiti di stracci e puzzolenti.

Se a lavorare sul testo dopo di voi sarà un editor, correttore di bozze o impaginatore, gli/le avrete facilitato il percorso, che sarà più rapido e anche più proficuo.

Come si applica, si modifica o si crea ex novo uno stile di paragrafo?

Ne parleremo nel prossimo articolo, una guida breve e semplice per imparare le basi della formattazione del testo!

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Colpi di scena: cinque tecniche per catturare il lettore

“Sto leggendo un romanzo bellissimo, non vedo l’ora di andare avanti per scoprire cosa succede!”

Tra i complimenti più belli che possa ricevere un autore/autrice, c’è proprio questo: sapere che il proprio lavoro cattura il lettore, lo spinge a proseguire con un livello di coinvolgimento e curiosità costante. Perché ciò accada dobbiamo adottare una serie di strategie e tecniche che trasformino il romanzo in un “page-turner”, “gira-pagine”, come dicono gli anglosassoni: locuzione che rende bene l’idea!

A incollare il lettore al libro può essere una vasta gamma di elementi, tra cui i più noti e largamente utilizzati sono i colpi di scena. I colpi di scena sono delle svolte impreviste e improvvise che deviano l’intreccio dalla sua traiettoria, danno nuove chiavi di lettura di eventi o personaggi, oppure ribaltano la prospettiva. Il loro scopo è sorprendere il lettore, aumentare la tensione e ravvivare il suo interesse per la storia.

Perché la curiosità del lettore si mantenga costante, dobbiamo essere attenti a distribuire i colpi di scena in punti strategici del romanzo. Questo non significa che ogni due capitoli debba entrare in scena chissà quale sconvolgimento: possono essere anche piccoli dettagli introdotti e strutturati in modo efficace.

Come utilizzare i colpi di scena in modo da catturare l’attenzione del lettore? Ecco cinque tecniche che ci possono tornare utili allo scopo!

#1: CLIFFHANGER

Tra le tipologie più celebri di colpi di scena c’è il cosiddetto cliffhanger (termine difficile da tradurre in italiano, almeno letteralmente: indica qualcuno o qualcosa che pende su uno strapiombo). Si parla di cliffhanger quando un colpo di scena è posizionato alla fine di un capitolo, obbligando il lettore a iniziare quello successivo per sapere come va a finire.

Pur essendo un espediente narrativo molto più comune nel cinema e nella tv (tra gli esempi più recenti: la sorte di Jon Snow ne “Il trono di spade”), il cliffhanger può essere uno strumento prezioso anche in narrativa. Non c’è bisogno che lasci “appesi” eventi estremi o assurdi: per le sue stesse caratteristiche intrinseche, il cliffhanger è efficace anche quando chiude su elementi più semplici e quotidiani (una frase in sospeso, lo squillo del telefono, una piccola anticipazione).

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#2: AGNIZIONE

Altra tecnica molto nota è l’agnizione: un colpo di scena che riguarda l’identità del protagonista, e che può cambiare radicalmente il suo ruolo all’interno degli eventi narrati. Per citarne una che ha fatto epoca: l’intramontabile “Io sono tuo padre!” rivolto a Luke Skywalker ne “L’impero colpisce ancora”; ma anche la presa di coscienza del protagonista di “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

Rispetto ad altre tipologie di colpi di scena, l’agnizione è più complessa da usare perché va a incardinarsi nella struttura stessa della narrazione, modificando il corso degli eventi. Non è quindi una tecnica da usare sempre e a cuor leggero: ma, laddove appropriata, lascia il lettore a bocca aperta.

#3: PERIPETEIA

Quando il rovesciamento riguarda le circostanze in cui si trova un personaggio, parliamo invece di peripeteia. Il termine, di origine greca, fu approfondito da Aristotele nella sua Poetica e definito un cambiamento attraverso il quale l’azione vira verso il suo opposto.

Esempi classici di peripeteia si trovano proprio nella tragedia greca, come l’Edipo Re di Sofocle, che nella sua inarrestabile ricerca della verità si ritrova vittima di un terribile destino. Altro esempio è il romanzo per ragazzi “La piccola principessa”, dove la protagonista, in seguito all’improvvisa morte del padre e alla perdita di tutti i beni di famiglia, passa da allieva privilegiata a sguattera maltrattata.

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#4: PLOT-TWIST FINALE

Spesso, il colpo di scena principale viene lasciato per il gran finale. Anche se non possiamo usarlo per “obbligare” il lettore ad arrivare fino a quel punto, sapremo che difficilmente dimenticherà la conclusione dell’opera. Al cinema il twist finale ha reso celebri molti film, come “Il sesto senso” di M. Night Shyamalan.

Il finale di un romanzo può assolvere diverse funzioni, come legare insieme gli eventi narrati fino a quel momento, risolvere una volta per tutte misteri e indizi disseminati sul percorso, o a sua volta introdurre un rovesciamento che, in forma retroattiva, cambierà la nostra visione di tutto ciò che abbiamo appena letto. Due esempi di questa tipologia di colpo di scena si trovano in altrettanti romanzi di Philip K. Dick, “Un oscuro scrutare” e “Ubik”.

5#: FLASHBACK

Ultimo della nostra lista, ma non meno importante, è il flashback. Non necessariamente un flashback è un colpo di scena, ma possiamo utilizzarlo con questa funzione, spostando temporaneamente lo sguardo del lettore sul passato per fornirgli elementi che lo aiutino a leggere il presente con occhi diversi.

I flashback sono importanti soprattutto per dare corpo ai personaggi e alle loro motivazioni, come se accendessero una torcia su un aspetto della loro personalità, mostrando gli antefatti che li hanno resi così come sono. Un’opera televisiva che fece larghissimo uso del flashback fu “Lost”, che intrecciava di continuo presente e passato dei personaggi.

Trattandosi di uno strumento narrativo che deve sorprendere il lettore, valutare la riuscita o meno di un colpo di scena non è affatto facile, per l’autore/autrice: conosciamo la nostra storia fin dall’inizio, quindi non possiamo essere sicuri della sua efficacia su terzi. A chi rivolgersi? A Studio83, naturalmente: una scheda di valutazione professionale del manoscritto analizza anche i colpi di scena e la loro resa complessiva, fugando ogni dubbio e dando eventuali consigli su come correggere la rotta. Provare per credere!

Editing: quattro cose che nessuno dice!

Oggi basta cercare su google la parola “editing” per trovare sfilze di proposte: editor e agenzie offrono questo servizio raccontando quanto è importante per un testo e stilando elenchi sulle caratteristiche del perfetto editor.

Noi le leggiamo con molta attenzione. C’è sempre da imparare! 😉

Ci siamo accorte però che un paio di cose nessuno le dice mai.

Perché?

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I consigli di scrittura di Margaret Atwood – Masterclass

Vuoi imparare a scrivere da una maestra d’eccezione? Presto fatto: il celebre portale di formazione online masterclass.com propone per l’autunno 2018 una serie di lezioni di scrittura creativa tenute proprio da Atwood: “The art of powerful storytelling”, e sul powerful non ci sono dubbi, Atwood è quasi insuperabile!

L’abbiamo ascoltata e fotografata di persona pochi mesi fa, a Milano. In fondo al post i dettagli!

Anche solo nella promo abbiamo delle pillole di pura saggezza dall’autrice di “Il Racconto dell’Ancella”, “L’altra Grace”,  “Il canto di Penelope” e molti altri romanzi indimenticabili.
Li abbiamo trascritti di seguito: buona lettura!

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