Appunti di editing

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – III Parte: lo stereotipo

Eccoci alla terza e ultima puntata della nostra piccola serie su alcuni elementi narrativi ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo parlato del luoghi comuni letterari, o tòpoi: un patrimonio che devi conoscere.

Nella seconda puntata abbiamo affrontato il tema dei cliché: ovvero dei tòpoi “degradati” che peggiorano il tuo scritto rendendolo meno efficace.

Oggi ci concentriamo su un altro elemento che devi evitare se vuoi scrivere bene e se vuoi avere lettori e lettrici che ti stimino e non ti detestino: gli stereotipi!

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Scrivere romanzi gialli: i dieci comandamenti di Raymond Chandler

Tra i generi letterari più largamente apprezzati c’è sicuramente il giallo, che raccoglie intorno a sé sia un fandom di appassionati, sia tantissimi lettori e lettrici mainstream. E, quando un appassionato di giallo decide di cimentarsi nella stesura di un romanzo o di un racconto, è facilissimo che si orienti proprio su quel genere. Il che, come abbiamo detto in passato, è un’ottima cosa: leggendo molti libri di uno specifico genere letterario ne interiorizziamo i tòpoi (ma attenzione a non cadere nei cliché!).

Inoltre, possiamo farci insegnare qualcosa dai mostri sacri che ne hanno fatto la storia, come Raymond Chandler, scrittore di luci e ombre, seguace di Dashiell Hammett e della narrativa hard-boiled.

Chandler, che fu parecchio critico nei confronti di molti romanzi gialli dei suoi tempi e di quelli immediatamente precedenti, scrisse i cosiddetti “Dieci comandamenti del romanzo giallo“. Si tratta di dieci regole imprescindibili che deve imparare chi vuole cimentarsi efficacemente con questo genere: andiamo a vedere quali sono le caratteristiche che deve assolutamente avere un romanzo giallo!
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Spunti per nuovi inizi: la pianificazione di un romanzo, l’incipit, le prime righe e una sana scrittura

Buon 2019! Oggi è il giorno nel quale molti e molte di noi ricominciano con il lavoro e rientrano nella routine quotidiana, magari dopo una pausa più o meno lunga per le feste di Natale e Capodanno.

Come la mettiamo con le scritture? A che punto sono? Come hai impiegato la pausa festiva?
Forse hai proseguito un romanzo o un racconto che avevi in lavorazione. Oppure hai concluso (magari grazie allo sprint del NaNoWriMo) un testo che era già a buon punto, mettendo la parola FINE. O hai usato i giorni di pausa proprio come pausa, come sospensione dai tanti progetti e dall’impegno della scrittura, per ricaricare le batterie e ripartire con il nuovo anno in modo più riposato e tranquillo.

(In questi casi, ricorda: se hai scritto un romanzo o un racconto, il bello deve ancora venire! Mandalo a Studio83 per una valutazione o per un editing e scopri come migliorare la tua storia, il tuo stile, per raggiungere la pubblicazione con un buon editore!)

C’è un’altra possibilità: ovvero, che tu abbia usato i giorni di festeggiamenti e generale riduzione del lavoro per iniziare una nuova scrittura.

In questo caso, ecco qualche consiglio che potrà esserti utile nell’impostare bene il tuo nuovo progetto. Non dimentichiamo che, come dice l’adagio, chi ben comincia è a metà dell’opera!
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Scrittura: l’importanza di fare un bilancio!

Oggi è il 31 dicembre, l’ultimo giorno del 2018: un momento in cui molte persone sentono l’esigenza di fare un bilancio dei dodici mesi appena trascorsi, prima di tuffarsi nell’anno che verrà. Possiamo fare la stessa cosa per quanto riguarda la scrittura? Ed è una cosa utile?

La risposta è: sì. Tenendo a mente un aspetto importante, però, e cioè che i bilanci non servono a scoraggiarsi o a dare spazio ai sensi di colpa, ma a tracciare un quadro più preciso del gap tra i nostri obiettivi iniziali e i risultati che abbiamo raggiunto.
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Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Seconda puntata della nostra serie dedicata ad alcuni elementi narrativi importanti: i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi. Sono componenti che riguardano i contenuti dei tuoi scritti, ma che si ripercuotono sulla forma e sullo stile, perché sono usati in più storie, tanto da diventare ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo spiegato la definizione di luogo comune, o tòpos letterario: nonostante nel parlato “luogo comune” indichi qualcosa di negativo, in letteratura esso non è affatto da evitare, anzi! Il tòpos letterario è un luogo inevitabile, uno schema ricorrente o una figura molto usata che devi conoscere per scrivere con cognizione di causa.

Insomma, i luoghi comuni letterari sono nostri amici e non vanno evitati, ma studiati! Perché sono importanti punti di riferimento che definiscono i generi e che ci aiutano a sviluppare le nostre storie.
[Leggi il post completo: Il tòpos]

Oggi affrontiamo il cliché. E il discorso si fa molto diverso da quello sul tòpos, perché il cliché è un elemento negativo, da evitare o da superare.

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Errori strutturali di un romanzo: come evitarli

A tutti noi è capitato, a un certo punto della nostra attività scrittoria, di riscontrare in un romanzo appena concluso uno o più difetti strutturali. Magari ce ne siamo accorti noi stessi rileggendolo, oppure è stato un professionista a indicarceli attraverso una valutazione o un editing.

Panico: cosa fare? Da un certo punto di vista, sui difetti formali (stile narrativo, scelte lessicali ecc) si può intervenire con più facilità, ma cosa fare quando l’errore va a toccare la struttura stessa del testo?

Immaginiamo un romanzo come una casa che è stata costruita sulla base del progetto di un architetto. Se quest’ultimo ha commesso qualche leggerezza, l’edificio non reggerà e, a un certo punto, collasserà su se stesso. La stessa cosa può accadere a un romanzo che è stato pianificato poco, male o con meno attenzione del dovuto a determinati aspetti.

Andiamo a esaminare le due cause più comuni delle debolezze strutturali di un manoscritto: in questo modo potremo evitarle facilmente!

1. Pianificazione insufficiente

Ne abbiamo parlato un milione di volte e non ci stancheremo mai di farlo: la pianificazione preliminare è essenziale alla buona riuscita di un romanzo. Senza una scaletta accurata, perdersi lungo il percorso è un attimo.

E si rischiano, per esempio, gli errori di continuity, che sono tra i più diffusi difetti strutturali. “Continuity” è un termine inglese con cui si definisce la coerenza nello svolgimento di una storia. È possibile che alcuni eventi nel nostro romanzo si contraddicano tra loro, perché non ci abbiamo ragionato su abbastanza a lungo e con sufficiente approfondimento.

Una scaletta dettagliata ci aiuterà a evitare questo genere di debolezze strutturali, facendoci capire in anticipo se gli eventi narrati e l’evoluzione dei personaggi sono coerenti e solidi.

2. Documentazione insufficiente

Chi ha voglia di passare mesi a leggere saggi e articoli prima di mettersi a scrivere? Nessuno: eppure è necessario farlo per evitare problemi in futuro.

Un tipico errore strutturale, quando la documentazione è insufficiente, è basare una storia su premesse errate. Eventi storici, questioni scientifiche, caratteristiche dell’ambientazione: anche qui, basta un attimo per commettere un errore che andrà a inficiare l’intera struttura dell’opera.

Può interessarti anche: Il lavoro di documentazione

Lavorando con cura su pianificazione e documentazione, eviteremo a monte i problemi.

Cosa fare per rimediare quando l’errore è già stato commesso?

Per prima cosa, don’t panic. Sono cose che possono capitare e gli errori sono alleati preziosi dell’esperienza. Ora dobbiamo salvare ciò che abbiamo già scritto, mettendo in atto alcune strategie.

Riprendere in mano la scaletta e scriverla da capo

Per quanto possa sembrare scoraggiante, rimettere mano alla scaletta può davvero salvare la vita al nostro manoscritto. La scaletta ci dà un’idea d’insieme del romanzo e lavorarci ancora ci permette di intervenire sui difetti della struttura prima ancora di andare a toccare il manoscritto stesso.

Una volta corretta e sistemata la scaletta, passiamo ad apportare le stesse modifiche al romanzo. È possibile che un semplice lavoro di “taglia e cuci” non sia sufficiente e che dovremo riscrivere intere parti, ma stavolta avremo le idee più chiare e una visione d’insieme molto più ampia e solida. Anche il testo guadagnerà in solidità!

Documentarci ancora

Se l’errore stava in una insufficiente documentazione, dobbiamo armarci di pazienza e procurarci tutti quei testi che possono aiutarci a chiarirci le idee. Possiamo chiedere aiuto a qualcuno più esperto dell’argomento di cui trattiamo, chiedendogli consigli sulla verosimiglianza della nostra opera.

A quel punto, con una maggiore consapevolezza e sicurezza, possiamo ripartire dalla scaletta e modificarla su queste basi.

In altri casi, purtroppo, non è possibile fare altro che riscrivere da zero il romanzo. Può essere un momento molto scoraggiante, ma non dobbiamo arrenderci: già il fatto di rendersene conto e prenderne atto indica una più forte consapevolezza. Non c’è ragione di buttare al vento il lavoro fatto fino a quel momento, possiamo riformularlo in modo che sia più solido e non commettere più lo stesso errore in futuro.

In bocca al lupo e buona scrittura!

Vuoi sapere se ci sono errori strutturali nel tuo romanzo?

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – I Parte: il tòpos

La scrittura è un’attività solitaria. Eppure, quando scriviamo non siamo soli.

Intorno al nostro libro ci sono altri libri: quelli degli autori e delle autrici che ci hanno preceduto e che hanno scritto delle stesse cose, o con uno stile simile, o nello stesso genere letterario che noi abbiamo scelto.

Scrivere, quindi, non è solo creare qualcosa di nuovo, ma misurarsi con una certa tradizione, composta:

  • da un canone preciso, stabilito dalla critica e da chi lo studia;
  • dai libri che hanno già affrontato i nostri stessi temi;
  • dal corpus di uno stesso autore o autrice;
  • dai libri che noi stessi abbiamo letto e che ci hanno influenzati, nel bene o nel male, in modo chiaro oppure nascosto.

E in questo non c’è niente di male, anzi: deve essere così. La preoccupazione di essere assolutamente originali e di scrivere in modo da non assomigliare a nessuno è un rovello tipico di autrici e autori inesperti, e consuma un sacco di energie per nulla!

Perché la cultura è una conversazione, perché nessuno di noi è una monade e perché, si dice, in fondo tutto è già stato scritto. Quindi rilassiamoci! Pensiamo, invece, a come relazionarci con la nostra tradizione di riferimento.

Per aiutarti in questo, abbiamo scritto una breve guida per spiegarti alcune componenti fondamentali che accomunano i testi, e che fanno da “mappa” per lo scrittore e la scrittrice che vogliono scrivere bene.

La nostra guida si intitola:

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono?

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L’interruzione di pagina: usiamola!

Nelle scorse settimane abbiamo affrontato il problema degli stili di paragrafo, spiegando perché è importante usarli e, soprattutto, come impostarli.
Abbiamo anche detto che non si tratta di un obbligo, ma di un plus che ci permette di lavorare su un file ordinato e facilita le cose a chi interviene sullo stesso file dopo di noi.

[Per approfondire leggi i due post:

Oggi parliamo di un altro strumento tanto importante quanto dimenticato: l’interruzione di pagina.


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I consigli di scrittura di Stephen King: la prima riga di un romanzo

Nei mesi scorsi abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo (o di un racconto): della sua importanza dal punto di vista di chi scrive e soprattutto di chi legge.

Cosa dire, entrando più nello specifico, della prima riga di un libro? Niente paura, ci viene in aiuto Stephen King!

In un’intervista rilasciata al quotidiano The Atlantic nel 2013, in concomitanza con l’uscita del suo romanzo “Doctor Sleep”, King parlò proprio dell’importanza della prima riga di un’opera, ancor prima che dell’incipit in senso più ampio.

Abbiamo tradotto alcune delle sue riflessioni, che possono essere utili e interessanti per tutt* noi.

Esiste ogni sorta di idea e teoria su ciò che costituisce una buona frase d’apertura. È un tema complesso e difficile da affrontare, perché io non ragiono sul piano concettuale quando lavoro sulla prima bozza: scrivo e basta. Per essere più tecnici, è un po’ come cercare di chiudere un raggio di luna in un barattolo. Ma c’è una cosa di cui sono sicuro. Una frase d’apertura deve invitare il lettore a iniziare la storia. Dovrebbe dire: “Ascolta. Entra. Tu vuoi saperne di più.” […]

Successivamente, King cita un romanzo come esempio eccellente di riga d’apertura: “Il postino suona sempre due volte”.

Abbiamo sentito tutti il consiglio che dà chi insegna scrittura: inizia un libro nel mezzo di una scena drammatica o avvincente, perché catturerai subito l’attenzione del lettore. È ciò che chiamiamo “gancio”, e fino a un certo punto è vero. Questa frase da “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain ti immerge subito in un luogo e in un tempo specifici, come se stesse già accadendo qualcosa: “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno.”

Sei immediatamente dentro la storia: il narratore è salito su un camion e si è fatto beccare. Ma Cain, come fanno i migliori scrittori, ci mette molto più che un contesto preimpostato. Questa frase ti dice più di quanto credi. Nessuno viaggia su un camion perché ha comprato un biglietto, quindi [il protagonista, N.d.T] deve essere uno sbandato, qualcuno dei sobborghi, qualcuno che rubacchia per campare. Così capisci subito molto di lui, forse più di quanto registra la tua mente cosciente, e ti incuriosisci.

Altro obiettivo è comunicare subito al lettore le caratteristiche stilistiche dell’autore.

Questo incipit ottiene anche qualcos’altro: è una veloce introduzione allo stile dell’autore, altra cosa che le buone righe d’apertura tendono a fare. In “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno”, capiamo subito che non saremo deliziati da mille fanfare. Non ci sarà un lessico pieno di fronzoli, niente chiacchiericcio. Il veicolo narrativo è semplice, snello (senza contare che il libro che abbiamo in mano è lungo solo 128 pagine). Che bella cosa: rapido, pulito e mortale, come un proiettile. […]

Da un punto di vista più materiale, secondo King, una buona riga d’apertura può convincere il lettore a comprare il tuo libro.

Ovviamente, è una questione di vita o di morte per lo scrittore. Una brutta prima riga può convincermi a non comprare un nuovo libro, perché, cielo, ne ho già un sacco; e uno stile sgradevole già all’inizio è abbastanza per scappare via.

Poi si focalizza su un altro concetto, che va oltre la semplice idea di stile: la voce di un autore/autrice, che deve essere sua, deve essere efficace e anche immediatamente riconoscibile.

Per me, una buona riga d’apertura inizia con una voce. Molte persone parlano di “voce”, ma penso che intendano più che altro “stile”. La voce è di più. La gente cerca qualcosa nei libri. Non cercano una storia, o addirittura i personaggi. Non cercano il genere. Credo che i lettori cerchino la voce.

Subito dopo, prova spiegarsi meglio facendo un paragone con la musica.

La voce di un romanzo è un po’ come quella di un cantante. Pensiamo a cantanti come Mick Jagger e Bob Dylan, che non avevano formazione musicale ma erano immediatamente riconoscibili. Quando la gente mette su un disco dei Rolling Stones, è perché cerca quella qualità distintiva. Conoscono quella voce, amano quella voce, e qualcosa dentro di loro li connette profondamente a essa. Ecco, succede lo stesso con i libri.

Cita poi alcuni autori che, secondo lui, sono caratterizzati proprio da una voce forte, accattivante e personale.

Chiunque abbia letto abbastanza di John Sanford, per esempio, sa che quella voce sarcastica e spassosa è sua e sua soltanto. O Elmore Leonard… mio dio, la sua scrittura è come un’impronta digitale. La riconosceresti ovunque. Una voce stuzzicante apre una connessione intima, un legame molto più forte rispetto a una voce falsata attraverso una scrittura artefatta.

In sostanza: cosa deve fare la prima riga di un romanzo?

Dovrebbe ottenere tre effetti. Ti posiziona nel tempo. Ti posiziona nello spazio. E richiama il finale del libro […].

E non dimentichiamo di trovare la nostra voce!

#NaNoWriMo: cinque consigli PRATICI (più uno) per scrivere un romanzo in trenta giorni!

Arriva novembre… arriva il NaNoWrimo!

Ma cos’è questo NaNoWriMo?

Il National Novel Writing Month,  “mese nazionale per la scrittura di un romanzo”, è un progetto nato online qualche anno fa e diventato in poco tempo una sfida virale: scrivere un romanzo di almeno 50.000 parole in un solo mese, il mese appunto di novembre.

Come si fa a partecipare? Basta iscriversi gratuitamente alla piattaforma NaNoWriMo, scegliersi un nome e magari impostare un obiettivo; avrai una tua pagina sulla quale segnare i progressi giornalieri (il numero di battute o di parole) che ti restituisce le tue statistiche di scrittura.
E poi… e poi basta.
Non c’è niente di obbligatorio. La sfida è con noi stessi.
Se vogliamo possiamo partecipare in vari modi e gradi alla vita della comunità di scrittori e scrittrici che si scambiano idee, impressioni e insulti (tutto concordato! Ne parliamo poco sotto…), altrimenti si usa la pagina per tracciare i propri progressi, e la sfida in sé per scrivere un testo di almeno 50.000 parole.

Semplice e senza sorprese. E forse proprio per questo il NaNoWriMo è ormai un evento che conta migliaia di appassionati in tutto il mondo.

Hai mai partecipato? Pensi di farlo? Ecco qualche consiglio utile per affrontare questo mese al meglio e trovarti al 30 di novembre con un bel romanzo terminato e senza la vita distrutta 🙂

La bacheca della piattaforma

1 – Preparati in anticipo.

Un romanzo, per quanto breve e pieno di belle idee, non si scrive da zero: al primo novembre dovresti avere una scaletta di massima già pronta, che sia la più dettagliata possibile, per darti modo di iniziare la scrittura con una base creativa solida e soprattutto per evitare blocchi dovuti a “buchi” narrativi a metà strada.

Non ci avevi pensato? Non hai una scaletta pronta?

Beh, al primo novembre mancano tre giorni! 🙂
Se non ti bastano, prenditi anche tutta la settimana per stendere il piano del tuo romanzo, segnando anche quello nel conteggio della tua scrittura.
Se non sai come fare… ti aiutiamo noi! Leggi i nostri post sulla pianificazione preliminare, e imparerai come fare bene una scaletta e come programmare il tuo romanzo:

2 – Crea un’abitudine giornaliera.

Scrivere un romanzo in un mese può sembrare una corsa forsennata: invece ha tutti i crismi di una piccola maratona. Quindi è molto importante che almento per trenta giorni tu programmi un tempo fisso, in un momento preciso della giornata che sia sempre quello, e imposti un numero minimo di battute da raggiungere in quel tempo (per 50.000 parole, sono esattamente 1667 parole al giorno).

Si tratta di una strategia basata sulla quantità e sulla metodicità, un po’ come se ogni giorno dovessi prendere una pasticca, o fare una certa procedura fisica per la tua salute, o accompagnare un parente a un appuntamento fisso. Trova il tempo, trova il momento e riga dritto per trenta giorni. Se ti sembra difficile, tieni duro e ripetiti che in fondo è solo per un mese, e solo per poche parole al giorno. Di solito funziona.

E molto spesso, accade che dopo trenta giorni hai guadagnato una buona abitudine in più alla quale ti sarà molto difficile rinunciare!

3 – Organizza spazi e tempi intorno a te.

Per lavorare in modo metodico hai bisogno che l’ambiente intorno a te contribuisca al tuo successo. E dipende da te!

Cura la tua postazione, che sia quanto più possibile luminosa, tranquilla e funzionale. E fornisciti anche di un buon equipaggiamento: oltre a una tazza di the verde che ti aiuti la concentrazione e la salute, tieniti accanto il materiale che ti serve, ad esempio un dizionario, o i libri e manuali che potresti aver bisogno di consultare; scaletta sempre a portata di mano e sotto gli occhi; e una buona scorta di surgelati nel freezer: scrittura e alta cucina in questo caso remerebbero l’una contro l’altra, ti rifarai col cenone di Natale!

4 – Usa gli strumenti del NaNoWriMo.

Ce ne sono molti! Fai un giro nella piattaforma, per scoprire il semplice meccanismo dei “badge” e i vari forum tematici, tra i quali quelli per festeggiare i progressi e quelli dove dichiarare invece le mete non raggiunte, e farsi (giocosamente) insultare da colleghi e colleghe nella tua stessa condizione!

La cosa più importante: aggiorna puntualmente le battute o parole giornaliere che hai scritto. Tenere traccia dei tuoi progressi è molto importante! Sospetto anzi che il NaNoWriMo sia diventato così popolare anche per questa bellissima idea:

La tua statistica personale di scrittura giornaliera!

Nel nostro post dedicato agli obiettivi realistici abbiamo parlato proprio di questo: tra le caratteristiche indispensabili di un obiettivo ben formato che ti incoraggia al lavoro c’è anche il fatto che esso sia misurabile.

L’obiettivo deve essere misurabile. La domanda chiave è: “come saprò di aver raggiunto il mio obiettivo? Cosa deve succedere?”
Come sai che “sei” uno scrittore?
Vuoi stabilire un certo numero di racconti pubblicati? Un certo numero di recensioni raggiunte? Un certo numero di lettori? Ti basta leggere anche solo una volta la parola “scrittore” accanto al tuo nome e saprai di poter passare all’obiettivo successivo?
Devi assolutamente rispondere a questa domanda.

Un obiettivo ben formato deve anche essere: espresso in positivo, specifico, descrivibile, in armonia con te e sotto il tuo controllo. Per saperne di più:  “Seconda regola del successo per scrittori: obiettivi realistici!”

5 – Procedi!

Significa che non devi metterti a rileggere quello che hai scritto il giorno prima, a meno che tu non debba capire a che punto sei, e per quello ti bastano le ultime cinque righe.

Questo fa parte dello spirito del NaNoWriMo, che vuole portarti a produrre una prima bozza presto e bene. E fa anche parte del miglior metodo di scrittura che conosciamo e propugnamo anche noi di Studio83, basato sulla separazione dei momenti creativi.

Leggilo qui: Scrivere: rispettiamo le fasi della creatività

Quando scrivi la prima bozza devi usare la creatività irrazionale del subconscio, devi farti trasportare, senza rileggere e assolutamente senza ricorreggere! La revisione viene dopo. Pure quella è indispensabile, ma deve essere separata dalla prima creazione perché il tuo cervello possa lavorare in modo efficiente e con poca fatica.

Con le buone abitudini che acquisisci a novembre grazie al NaNoWriMo, potrai usare dicembre per revisionare. E per il cenone di Natale, vai dai nonni o da papà&mamma: saranno felici di rimpinzarti e di sapere che hai scritto un romanzo in un mese!

Poi, quando arriva gennaio, a bagordi finiti e romanzo revisionato… mandalo a noi! Le nostre schede di valutazione ti aiuteranno a vedere la tua opera con occhi nuovi e più consapevoli, e il nostro editing la renderà più coerente, più solida ed efficace, pronta a prendere la sua strada di pubblicazione.

Pronto, pronta a iniziare?
Buon NaNoWriMo!
Buone scritture!