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Milano Fantamagica: La struttura del racconto fantastico

Lo scorso fine settimana si è svolta la convention Milano Fantamagica, dedicata al Fantastico nelle sue tante accezioni e densa di appuntamenti.

Ho assistito all’incontro-conferenza “La struttura del racconto fantastico”, tenuta da Luciano Sartirana, editore, docente di scrittura creativa ed esperto della materia. Sono davvero felice di averlo ascoltato perché, con il raro dono della semplicità e della chiarezza, Sartirana ha accompagnato i presenti alla scoperta di alcune componenti imprescindibili della narrazione fantastica e non solo.

Se siete lettori o meglio ancora autori di romanzi e racconti fantastici, ecco un resoconto della conferenza “La struttura del racconto fantastico” che spero vi darà spunti e idee. La prossima volta, però, non perdete Milano Fantamagica e gli eventi da noi raccomandati! 🙂

Il dato più interessante sul quale Sartirana ci ha fatto riflettere è che il fantastico non è semplicemente un genere del romanzo, quindi un qualcosa legato al Novecento o giù di lì. Il Fantastico è una forma della narrazione che ci arriva dalle nostre origini, dalle radici del racconto umano, e che permane uguale e ancora vivo.

…come dimostrano gli ultimi successi di botteghino.

 

Per questo motivo, molti dei meccanismi del racconto fantastico sono gli stessi  che troviamo nel racconto in senso lato: fanno parte del nostro modo di narrare e rispondono al bisogno umano di scambiarsi storie, simboli e significati.

Un elemento peculiare del fantastico, invece, è lo statuto dei personaggi. Mentre nel mainstream siamo abituati a trovare dei personaggi inseriti in delle storie e situazioni strutturate, nel racconto fantastico molto spesso il personaggio è una struttura narrativa esso stesso.

Non importa se parliamo di antiche saghe epiche o dell’ultimo film maghesco al cinema. Nel fantastico della tradizione popolare vecchia e nuova sono i personaggi a fare tutto, a significare qualcosa essi per primi, e il resto viene dopo e di conseguenza.

Nel corso della sua esposizione Sartirana ci ha dato modo di conoscere quattro tipi di personaggi che ritroviamo nel racconto fantastico. Sono strutture e insieme caratteri, tipi psicologici e modi diversi di affrontare le vicende. Eccoli:

RE o REGINA: è il personaggio solido, il punto fermo, quello che affronta le cose con equilibrio e dominio di sé. Le sue azioni hanno valore esistenziale anche per gi altri personaggi in quanto essi “raccolgono” intorno a sé gli altri. Sono come querce, elementi “nobili”. Non è necessario che siano i protagonisti, ma anche se limitato nell ospazio il loro ruolo è dirimente. Se rovesciati al negativo, si delineano in personaggi malvagi ma altrettanto centrali.

Ecco un esempio di Re. Io lo detesto: ma House è un personaggio decisivo, stabile e dirimente.

GUERRIERO o GUERRIERA: è il personaggio che affronta le cose di petto, spesso il primo a muoversi, che si pone in modo attivo-aggressivo per cambiare una situazione e trovare nuovi equilibri. Non elude i problemi, ha idee e obiettivi chiari, parte e fa.

Obiettivi chiari, idee poche e precise, azioni tante, aggressività a palate. Un guerriero da manuale.

MAGO o MAGA: la sua caratteristica più interessante è l’intuizione. Con capacità che a volte paiono oscure agli altri, capisce come stanno le cose, “vede” le correlazioni, fornisce un’interpretazione, riconduce l’inutile o il poco chiaro all’utile. Anticipa, riporta alla ragione, comprende le relazioni tra gli altri personaggi.

Molly Brown del film “Titanic” interviene per aiutare Jack, dopo aver intuito la brutta situazione nella quale stava per cacciarsi andando a una cena altolocata.

L’AMANTE: è un personaggio alter ego del Mago ma agisce a livello individuale: è l’alleato perfetto perché “ti capisce”. Ha una sensibilità nei confronti dell’individuo, del singolo personaggio, si lega al suo inconscio e a bisogni primari come il cibo, l’amore o la stessa sopravvivenza.

Fortunadrago de “La storia infinita” affianca perfettamente il protagonista

Questi non sono schemi fissi ma caratteristiche narrative che possono anche essere “condensate” in superpersonaggi. Come Odisseo: che è Re, Guerriero, ma all’occorrenza anche Mago e Amante (nel caso di Polifemo, intuisce immediatamente chi ha di fronte e le sue particolarità).

Infatti il racconto fantastico non nasce con una struttura data, come quella del dramma, ad esempio, ma parte da elementi che possono essere sviluppati a partire dalle loro combinazioni. Ogni frammento di narrazione fantastica può dare l’avvio a mille altri sviluppi a seconda dello spazio che si decide di dare a componenti già presenti.

Molti studiosi hanno cercato di categorizzare queste componenti, il più famoso è senz’altro Vladimir Propp che ha parlato di funzioni della fiaba. Anche le sue funzioni non indicano delle strutture fisse, ma degli elementi dai quali prendere l’avvio.

Nel corso dell’incontro abbiamo visto le funzioni dell’allontanamento, del divieto, della delazione, del tranello, dell’oggetto magico e il ruolo importante svolto dal ritorno a casa.

Ma gli spunti e i temi toccati sono stati tantissimi, fino ad arrivare ai piani narrativi: i tanti livelli che possono essere contenuti in una storia. Ad esempio:

  • il livello del sogno e il livello della realtà. I miti aborigeni australiani sono l’esempio più calzante di questo tipo di doppio piano narrativo
  • il livello soggettivo e il livello oggettivo.

Quest’ultimo piano narrativo si presta davvero a mille usi, anche al di là del fantastico. Sartirana ha citato Haruki Murakami, che inserisce nei suoi racconti “normali” degli elementi di “fantastico soggettivo” a metà tra il sogno e la percezione personale di qualcosa a cui solo un personaggio dà un significato particolare.

Io ho pensato alla Doris Lessing di “Memorie di una sopravvissuta”: le visioni enigmatiche della protagonista sono uno dei miei grandi punti interrogativi. Ho pensato più volte che non ne avrei mai penetrato il mistero, che non avrei mai “capito che cosa capirci”. Ed ecco che quella dei piani narrativi è una chiave a portata di mano.

…ma se qualcuno ha qualcosa da suggerirmi, è il benvenuto!

Abbiamo concluso la lezione (per me lo è stata, ho imparato tantissimo!) con una lettura particolare: alcune rivisitazioni di Cappuccetto Rosso fatte da giovani alunni di un corso di scrittura creativa tenuto dallo stesso Sartirana. Come volevasi dimostrare, e come ho scoperto personalmente nel corso della mia giornata alle medie, i ragazzi hanno una marcia in più. A partire degli elementi della fiaba italiana tradizionale, ecco che i ragazzi hanno costruito storie parallele e contingenti, alcune delle quali davvero suggestive. Cappuccetto Rosso non si limita ad andare nel bosco ma si ferma e si addormenta, sogna, mentre a casa sua la nonna fa altrettanto; una loro antenata ha avuto a che fare con il lupo, che a sua volta sogna dei tempi in cui nel bosco c’erano anche altri lupi; nel bosco ci sono anche altri animali, uccellini e piante, solo il lupo è in grado di parlarci, e Cappuccetto Rosso, ma solo nel giorno del suo compleanno… questa “Cappuccetto Rosso Cyberpunk” non ha nulla da invidiare alle fiabe aborigene e dimostra che il fantastico è vivo finché viene vissuto.

Le fiabe e le favole tradizionali restano tali nella misura in cui continuano a essere raccontate e trasformate, sempre, in una incessante conversazione tra passato e futuro, in un viaggio meraviglioso nel corpus letterario e nel nostro senso del meraviglioso. Siamo noi, che attingendo al potere del nostro subconscio, creiamo e facciamo vivere il racconto fantastico.

Grazie quindi, è il caso di dirlo, al lavoro prezioso di Luciano Sartirana; a Marina Lenti, organizzatrice della convention Milano Fantamagica; agli spazi e alla cura della Ludoteca Magicabula di Anna Maria Liggeri.

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