Editori a pagamento: se li conosci, li eviti… senza farti male!

Nei mesi scorsi purtroppo abbiamo parlato di editoria a pagamento. Dico “purtroppo” perché dopo tante lotte e dopo tante ore passate a informare le persone sui forum, sui social, persino via mail, non avremmo mai voluto parlarne ancora, e invece le circostanze quasi ce lo impongono.

Il Writer’s dream, che per molto tempo è stato un vero faro contro l’editoria truffaldina, ha chiuso i battenti. Non si può dire la stessa cosa dell’EAP (editoria a pagamento), che pur essendo meno sfacciata di un tempo ha saputo reinventarsi senza perdere clienti e senza diminuire gli zeri sulle proposte di “pubblicazione”!

Ne abbiamo parlato nel post “Editoria a pagamento: esiste ancora!”.

Francesco, lo chiamerò così, ha scritto un libro fantastico per l’infanzia, rivolto anche ad adulti in cerca di allegorie e spunti di riflessione.
Francesco, che non si intende di editoria e pubblicazioni, ha cercato online il metodo per pubblicare e come trovare un editore. A una sua richiesta specifica, ha ricevuto una risposta che mi ha davvero meravigliata.

La chiusura il primo febbraio 2021 del Writer’s Dream ci ha dato modo di riepilogarne la vicenda e di stendere una piccola storia dell’editoria dai primi anni 2000 a oggi, nella quale abbiamo descritto la nascita e le caratteristiche dell’editoria a pagamento in un mondo che cambia.

… allora il Kindle Direct Publishing di Amazon non esisteva. Non c’erano nemmeno gli ebook: il blog era l’innovazione più recente e diffusa, che costituiva già da solo una rivoluzione espressiva di ampia portata. L’unica piattaforma di Print On Demand per autopubblicarsi era statunitense, si chiamava Lulu.com e la conoscevamo in pochə.

Prima di proseguire, vi invito a leggere il post Il Writer’s Dream ha chiuso. Ovvero: piccola lezione di storia dell’editoria dai primi 2000 a oggi., perché è davvero il resoconto di cosa è successo, raccontato da noi che non solo ne siamo stati testimoni oculari, ma che siamo laureate in editoria e lavoravamo nel settore già allora.

(E ci lavoriamo ancora. Nelle scorse settimane, proprio sotto il post sul WD, una lettrice ha criticato il fatto che inseriamo il nostro logo e ci facciamo pubblicità mentre parliamo di queste cose.
Io contesto la contestazione: noi mettiamo ore e ore del nostro tempo e le competenze di una vita per scrivere articoli che informino e formino le persone, dando loro i mezzi per difendersi dagli imbrogli e per scrivere in modo felice e sempre migliore. Il minimo è mettere in fondo un nostro logo, chiederti di ricordarti di noi e di condividere le informazioni, e magari, se un giorno ne avrai bisogno, di considerarci possibili interlocutrici nel tuo percorso.)

Siamo noi 🙂

Torniamo a noi: l’editoria a pagamento. Nel post Editori a pagamento – Come riconoscerli subito? abbiamo raccolto qualche consiglio su come capire subito con chi abbiamo a che fare, già solo dalla prima visita al loro sito.

Facciamo caso ai siti web delle case editrici a cui vorremmo rivolgerci, o che troviamo a una prima ricerca: con un po’ di pratica, non diventa difficile distinguere chi ci chiederà un contributo da chi pubblica scrittorə su cui investe i propri soldi ed energie.

Alcuni editori restano sul vago. Sul loro sito non parlano di richieste, ma solo di offerte: offerta di servizi editoriali, offerta di pubblicazione, offerta di assistenza e valorizzazione delle penne esordienti, offerta di realizzare sogni e ambizioni.

A volte, però, le cose vanno diversamente: entriamo in contatto con gli editori a pagamento senza saperlo.

Succede per molti motivi.

  • Perché il sito è ben fatto e si rivolge effettivamente a chi legge.
  • Perché la casa editrice è “a doppio binario”, come si diceva ai tempi del Writer’s Dream (anche se noi abbiamo sempre preferito la primissima denominazione: “Purgatorio”! ^^).
    “Doppio binario” significa che l’editore non fa pagare tutti, ma sostiene il proprio catalogo “vero”, i libri in cui crede, attraverso il contributo di autori e autrici in cui non crede e ai quali chiede di pagare.
  • Oppure succede perché la richiesta di pagamento è una vera doccia fredda da parte di un editore “serio”, a me è capitato di recente, ma questa è un’altra storia.
  • Oppure, non abbiamo fatto attenzione e abbiamo inviato in massa – e qui non finiremo mai di ripetere che dovete selezionare con accuratezza e attenzione gli editori, dovete sceglierli prima che loro scelgano voi!
  • Oppure, il contatto avviene attraverso uno dei tanti concorsi e concorsini letterari che oggi affollano la scena culturale italiana, a volte in modo del tutto strumentale. Spesso infatti i concorsi sono finalizzati appunto a raccogliere nuovi nomi ai quali proporre il contratto a pagamento.

Occhio, quindi, anche alle comunicazioni dell’editore, al modo in cui vi aggancia, in cui si rivolge a voi, in cui parla della vostra storia.

In particolare, il caso del concorso letterario “con pesca a strascico” è abbastanza tipico.

Di solito va così: dopo il termine del concorso, l’editore/il comitato ci risponde con una bella lettera: nella lettera c’è scritto che hanno letto il nostro romanzo, che lo trovano meraviglioso e in linea con il loro catalogo e che lo vogliono pubblicare.

E poi, dopo tanti complimenti e dopo che il nostro morale è già alle stelle, ecco in calce il brusco risveglio.

“Poiché sei uno scrittore sconosciuto / ora c’è la crisi del libro / i costi di stampa oggigiorno sono altissimi / la carta pregiata che il tuo libro merita è fatta di seta / investiamo solo su chi crede davvero in sé stesso, ti chiediamo di condividere con noi il rischio d’impresa, facendoti carico di una piccola parte delle spese di stampa, che manderebbero altrimenti alla rovina noi veri editori di cultura!”

Al che, se siamo un minimo con i piedi per terra, ci rendiamo conto che qualcuno ci sta chiedendo dei soldi dopo averci fatto dei complimenti.

Non importa di quanti soldi stiamo parlando (ho letto cifre fino a diecimila euro), anche perchè di solito nella prima lettera i numeri non ci sono. L’amarezza deriva principalmente dalla delusione di aver scambiato un interesse commerciale per un giudizio di valore letterario, una pubblicità per un complimento sincero.

A questo punto mi sento di sollevare l’eventuale peso: lo sbaglio in questo caso non è tuo. Sei semplicemente finit* in un meccanismo ben oliato, che lavora sui grandi numeri, e che non deve distoglierti dalla ricerca di una pubblicazione seria, né portarti a dubitare di te stess* e delle tue possibilità!

Lo dico perché molte persone invece non accettano questo senso di delusione e si fermano addirittura qui. A volte, piattaforme come Wattpad o Lulu o la pletora di Print On Demand sono un ripiego, una triste alternativa al ritrovarsi di fronte a una difficoltà che non sappiamo bene come contestualizzare.

Gli editori sono ladri? O sono cani? Bisogna per forza pagare perché c’è davvero una crisi? E i lettori comunque non ci sono, e se ci sono noi non ci arriveremo mai, perché pubblicano solo i calciatori, e quindi noi poeti dobbiamo per forza cacciare i dane’?

Non è così, naturalmente.

Nella mia ormai ventennale esperienza editoriale, ho potuto constatare che gli editori sono spesso dei veri pirati, dalla condotta assurda e dai metodi allucinanti… ma ci sono moltissime sfumature diverse di possibile pirateria, e c’è un limite ben preciso e visibile che separa la “normale” assurdità/pasticcioneria degli editori dalla politica di una azienda che stampa libri facendoci sopra una cresta stellare e motivando questa cresta in mille modi creativi, nessuno dei quali vero.

Questo limite è la richiesta di pagamento al momento della pubblicazione.

Può essere una doccia fredda, per te, ma ti invito a non perderti d’animo, perché la semplice verità è che ci siamo passatə tuttə.

L’editore a pagamento è uno squalo strano, che tira morsi vicino alla spiaggia, dove si tocca e muovi i tuoi primi passi. Quando inizi a nuotare te lo lasci indietro, trovandoti in acque non meno impegnative, ma un po’ più pulite!

Se questo articolo ti è piaciuto e questa panoramica sull’editoria a pagamento ti sembra utile, ti preghiamo di farcelo sapere nei commenti, o sui social, o come vorrai. Magari scriveremo altri post a tema 🙂

Ed eccolo, il logo della discordia! 🙂
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