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L’uso della “d” eufonica – Appunti di editing

Il mese scorso, tra i commenti all’ultimo appunto di editing (relativo al complemento di vocazione), la nostra lettrice Rose ci ha chiesto di fare chiarezza anche su un’altra questione: l’uso della “d” eufonica.

D o non D?

Si chiama “d eufonica” quella che viene aggiunta alle congiunzioni semplici “e”, “o” (quest’ultimo caso molto più raro) e alla preposizione propria semplice “a”.

Come suggerisce l’aggettivo “eufonica”, la “d” serve per migliorare il suono: si utilizza infatti quando la parola successiva alla congiunzione o alla preposizione inizia con la medesima vocale. Per farla breve:

Lo spinsi ad accettare il lavoro.

Un film grandioso ed eccellente.

Volete condividere le vostre impressioni od osservazioni?

Si tratta di una questione che attiene, più che all’editing, alla correzione di bozze e alle specifiche scelte redazionali di una casa editrice. Utilizzare la “d” eufonica al di fuori dei casi citati, infatti, non è un errore grammaticale in senso stretto, dato che non esiste una regola formale che ne vieti l’uso quando la parola successiva inizia con una vocale differente (“Essere ed avere”). Addirittura ne esiste un caso specifico, “Ad esempio”, in cui si richiede di inserirla nonostante ciò vada contro quanto detto finora.

In breve, più che una regola è una consuetudine, che comunque è bene rispettare. Proprio perché si chiama “eufonica” va utilizzata per migliorare il suono, e questo accade solo nei casi presi in esame (laddove, quindi, la parola che segue congiunzione/preposizione inizia con la stessa vocale).

Quindi meglio evitare grafie come:

Miro ad essere buono.

Amare ed avere non sono sinonimi.

Dolci, pasticcini od addirittura torte.

Presentare a un editore un manoscritto ripulito dalle “d” eufoniche improprie contribuisce a dargli una veste professionale e più accurata, che impressionerà favorevolmente chi vi legge.

Di contro, nessun buon romanzo è mai stato cestinato perché la consuetudine della “d” eufonica non è stata rispettata: non essendo un vero e proprio errore grammaticale, starà al correttore di bozze risolvere la questione.

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2 Replies to “L’uso della “d” eufonica – Appunti di editing”

  1. Rose ha detto:

    Wow, sono stata citata! 😉
    In realtà questa cosa della “d” eufonica l’avevo letta tempo fa sul web, da parte di qualcuno che consigliava di non usarla nel modo più assoluto (tranne nei casi da voi citati), quando si partecipa a concorsi letterari. Sembra che metta subito in cattiva luce… ma sicuramente, come voi pure affermate, difficilmente uno scritto buono sarà penalizzato da qualche “d” in più.

    E’ vero che anche i puntini di sospensione e le esclamazioni vanno evitate il più possibile? Capisco che un abuso non sia appropriato, ma l’eliminazione completa mi sembra eccessiva.

    Grazie. R 🙂

  2. ElenaS83 ha detto:

    Sì, è vero: non bisogna abusare né dei puntini di sospensione né delle esclamazioni. Si tratta di artifici poco eleganti e andrebbero usati solo se strettamente necessario. Questo naturalmente non significa che vadano eliminati o considerati un errore, ma solo che se ne deve evitare, appunto, l’abuso 🙂

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