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Editoria A Pagamento (EAP): esiste ancora!

Qualche settimana fa, un autore che ho seguito per un progetto di comunicazione online mi ha raccontato della sua ricerca di un editore: Francesco, lo chiamerò così, ha scritto un libro fantastico per l’infanzia, rivolto anche ad adulti in cerca di allegorie e spunti di riflessione.

Francesco, che non si intende di editoria e pubblicazioni, ha cercato online il metodo per pubblicare e come trovare un editore. A una sua richiesta specifica, ha ricevuto una risposta che mi ha davvero meravigliata.

Davvero non pensavo si potesse ancora, anni e anni dopo le tante discussioni e campagne informative fatte (anche da noi), ricevere proposte come quella che un noto marchio (già allora nell’occhio del ciclone) ha mandato a Francesco.

Novemila euro per essere pubblicato.

Questa proposta economica è accompagnata dal solito corredo di promesse: “abbiamo autori famosissimi nel nostro catalogo, siamo in tutte le librerie, facciamo tante fiere, possiamo farti anche una bella promozione (in cambio di ulteriore impegno economico da parte tua)”.

Ahimé, queste sono tutte balle, e ho invitato Francesco ad accertarsene personalmente. Come?
Basta andare in una qualsiasi libreria e domandare dell’editore in questione; basta cercare uno qualsiasi degli altri titoli già pubblicati dall’editore, per accorgersi che promozione e distribuzione sono su carta, e che nella maggior parte dei casi la qualità è la grande assente.

Da editor indipendente, posso anche aggiungere un retroscena: decine e decine di autori e autrici negli anni ci hanno contattate, amaramente pentit* di aver pubblicato libri brutti, privi di qualsiasi cura editoriale, pieni di errori, con copertine tragiche e impaginazioni arraffazzonate. Pubblicazioni che non sono belle tappe, ma macchie in un percorso potenzialmente ben più felice.

Oggi, anno 2020, molte cose sono cambiate.
Quando abbiamo cominciato noi di Studio83, il self publishing non esisteva quasi: non c’era Amazon, YouPrint e tutte le possibilità autonome di adesso… noi nel 2007 usavamo Lulu e aiutavamo autori e autrici a pubblicare bene in autonomia, anche libri che magari non erano spendibili nel mercato editoriale o in libreria, come memorie o atti di eventi specifici.

Ma dato che questa competenza ce l’avevamo praticamente solo noi di Studio83, e la professione di editor indipendente non era conosciuta e anzi era quasi vituperata, era molto facile cadere nelle reti di etichette ed etichettine poco oneste, che dietro la qualifica di “editori” celavano l’attività di semplici (e nemmeno troppo bravi) stampatori.

Oggi cosa è cambiato?

Intanto, alcuni di questi furbi “uscitori di volumi” esistono ancora, si comportano nello stesso modo e a quanto pare ottengono ancora credito… Francesco, come forse molti altri, scrive per passione, non conosce affatto i meccanismi dell’editoria e, nel momento in cui sente il desiderio di cercare una strada espressiva, non sospetta minimamente tutto ciò che c’è dietro, il mondo di possibilità e intoppi che si possono verificare.

Le persone disinformate finiscono per credere che pagare sia l’unico modo per pubblicare qualcosa. Sta qui l’immoralità di parte dell’editoria a pagamento, non nella richiesta di denaro.

Luca Baccari, Documentario sull’editoria a pagamento

Ed ecco che basta un annuncio google e un contrattino pieno di promesse convincenti (ma abilmente eludibili!) per danneggiare una strada altrimenti promettente.

Questo avviene anche per un altro motivo.
Mi sono resa conto, frequentando gruppi di autori/autrici social su Facebook e Wattpad, di una cosa: oggi, nel marasma social e in possesso di informazioni e sollecitazioni sempre più numerose, siamo più ignoranti di ieri, e abbiamo più difficoltà di discernimento.

Oggi, autori e autrici social sono cambiat* rispetto a quando ci si confrontava su forum come il Writer’s Dream degli albori: uno spazio quasi amatoriale, aperto da una ragazza di sedici anni, Linda Rando, che si è messa a fare nomi e cognomi, ha beccato querele, e non ha abbassato la testa, ma anzi ha dato spinta e anima a un movimento importante: il NO EAP. Ne ho parlato in un post di qualche tempo fa, che riepiloga la storia del forum dal 2008 al 2015, anno in cui Linda lo ha venduto: Il Writer’s dream… cambia.

La lotta di Linda e del WD contro le bubbole dell’editoria a pagamento, condivisa in prima persona anche da noi (che non abbiamo avuto querele, ma diffide, telefonate e minacce sì), ha avuto un impatto enorme nell’ambiente di autori e autrici in erba, che in quegli anni hanno trovato sulla loro strada proprio questi forum e proprio le persone che hanno saputo dare le informazioni giuste.
(Poi è arrivato il self publishing ad abbattere i costi e a facilitare la pubblicazione indipendente, levando altro smalto alle promesse dei bufalari: ma questa è un’altra storia.)

Tornando a scrittori e scrittrici attuali, più o meno giovani, sulla base delle mie personali osservazioni mi accorgo che il loro livello di consapevolezza del settore e delle strade possibili si è in media abbassato.
A fronte di persone molto informate e consapevoli, infatti, c’è una massa sempre più ampia di “utenti” che stanno molto sui social, ma sanno molto poco e si scambiano consigli assurdi, senza riuscire a rompere un circolo vizioso di sbagli e controsbagli che peggiorano la loro situazione.

Avviene anche solo per una questione “temporale”: è tutto più a portata di mano, le soluzioni sembrano farsi immediate, ma lo sono anche le fregature.

Mi è sembrato utile, quindi, recuperare un bel video del nostro amico Luca Baccari, webmaster del portale “L’Isola della Poesia” (a oggi il principale e più anziano sito di poesia/community italiano).
In questo video, Luca ci spiega in modo semplice ed efficace cosa significa “pubblicazione a pagamento” e perché evitarla.

Questo mini documentario è un ottimo “bignami” dal quale partire, per autrici e autori che non hanno nessuna idea di come partire: è giusto dare loro degli elementi basic sui quali ragionare, e magari degli spunti per incitarl* a muoversi e cercare informazioni a loro volta.

Quando vidi il video per la prima volta, mi confrontai con Luca relativamente a una sua definizione: “editoria gratuita”.
Usare questa denominazione per l’editoria tradizionale non è preciso, secondo me, perché l’editoria “tradizionale”, quella che pubblica e vende in libreria senza chiedere contributi, è piuttosto EDITORIA PAGANTE.

Funziona così: l’autore o l’autrice fornisce un manoscritto, che viene editato, curato, ilustrato, stampato e venduto dall’editore; e ne riceve in cambio dei proventi, chiamati “diritto d’autore”.
Quindi il “prestatore d’opera” che va pagato è chi scrive, non chi pubblica!

L’espressione “editoria gratuita”, mi pare invece il semplice rovesciamento lessicale di “editoria a pagamento”, che già di per sé è un rovesciamento!

A questa mia perplessità, Luca rispose:

Il video è scritto dal punto di vista dell’aspirante scrittore ed è pensato per tutti coloro che non sanno nulla di editoria, o pensano che pagare sia meglio o, addirittura, obbligatorio.
Per queste persone ho usato la parola GRATUITA perchè per loro, per il livello di informazione di cui dispongono sull’argomento, a mio avviso valgono e sono maggiormente recepibili le equazioni:
editoria gratuita = non si paga per pubblicare
editoria a pagamento = si deve pagare per pubblicare.

Questa spiegazione mi ha convinta, e mi convince ancora.

Prendiamoci quindi qualche minuto per guardare questo video, che ci fornisce informazioni preziose, dalle quali ripartire insieme per la diffusione di una nuova cultura editoriale!

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